La dialettica (!) politica al tempo dei social
di Augusto Mattioli
SIENA. Che il social Facebook sia uno sfogatoio per chi abbia qualcosa da dire, magari anche con molte offese, su vari temi, politica compresa, è purtroppo una realtà. Una deriva figlia dell’arroganza e spesso dell’ignoranza (ogni tanto ci sarebbe, invece, bisogno di un buon manuale di storia e di una grammatica italiana) fa sì che – anziché avvalersi della propria dialettica e preparazione sui temi che si affrontano – ci si senta autorizzati a tracimare nella tracotanza e nell’offesa.
Un esempio arriva da un consigliere di un Comune della provincia, che in vari post attacca la sinistra con una particolare attenzione ad un consigliere avversario con concetti, si fa per dire, espressi in una maniera che neanche nei bar di Caracas. Augurandosi che l’antifascismo venga bandito dal Paese, senza pietà per quelle che definisce con raffinatezza “lerce carogne”, spera che il Governo intervenga “facendo la sua parte”. Ordina, poi, con buona dose di arroganza, all’avversario politico di condannare i “criminali antifascisti” e dileggia i partigiani definendoli “rubagalline” scappati in montagna. E mi fermo qui.
Chissà cosa ne pensano di queste uscite i vertici regionali di FdI di questo anonimo consiglierino comunale piccolo piccolo, evidentemente poco avvezzo agli equilibri politici – e dimentico del fatto che, se gli è consentito di esprimere il proprio pensiero (!), lo deve anche ai “rubagalline” – che sporca l’immagine del partito, la cui anima profonda sembra ancora legata al ventennio.



