"Buone condizioni con percorsi di studio, ma con sovraffollamento, carenza di agenti e isolamento"
SAN GIMIGNANO. Lunedì 12 ottobre siamo entrati, come Giovani Democratici della Toscana, nella Casa di Reclusione di San Gimignano, dodicesima tappa della nostra campagna “Dimenticat3”. Ad accoglierci è stata la comandante della Polizia Penitenziaria Alessia Di Sisto, che ci ha accompagnati nella visita con grande disponibilità.
Alla visita hanno partecipato: Bernardo Taddei, segretario regionale dei GD Toscana; Tommaso Landi, della segreteria regionale dei GD Toscana; Giulio Guazzini, presidente dei GD Siena; Daniela Morbis, assessora del Comune di San Gimignano; Serenella Pallecchi, dell’ARCI; Stefano Cipriani, della Camera Penale di Siena e Montepulciano.
Abbiamo trovato una struttura in buone condizioni, nella quale vengono portate avanti numerose attività rivolte alla popolazione detenuta. Particolarmente importanti sono i percorsi di studio, anche universitari, sviluppati con l’Università di Siena e l’Università per Stranieri: una strada preziosa, che dimostra come anche dentro un istituto di pena sia possibile costruire occasioni concrete di crescita e di riscatto.
A San Gimignano, però, abbiamo ritrovato il problema che accomuna tutte le carceri visitate finora: il sovraffollamento. Oggi nell’istituto sono presenti 325 detenuti, a fronte di spazi detentivi pensati per 240. Un divario che non si ferma alle celle ma si riversa su tutti gli spazi interni, sempre più ristretti e meno adatti a ospitare attività e percorsi trattamentali.
A questo si somma la grave carenza di personale della Polizia Penitenziaria, che conta quasi sessanta unità in meno rispetto a quelle previste. Una mancanza che ha ricadute dirette sulla possibilità di offrire ai detenuti un trattamento adeguato e che costringe le donne e gli uomini in servizio a sforzi straordinari per sopperire alle carenze. La tenuta del sistema non può reggersi sull’abnegazione dei singoli: servono assunzioni e investimenti.
Un ulteriore elemento di forte criticità è la collocazione dell’istituto, molto isolato rispetto al centro abitato e al tessuto cittadino. Se a Siena, solo pochi giorni fa, avevamo visto nella centralità del carcere il suo principale punto di forza, a San Gimignano ci troviamo davanti al caso opposto: la distanza fisica diventa distanza sociale, con conseguenze su ogni aspetto della vita dell’istituto.
Il principio rieducativo della pena si regge infatti sul rapporto tra il dentro e il fuori. Un carcere lontano e difficile da raggiungere rende più complicato il lavoro di volontari, associazioni, insegnanti e operatori culturali, e più faticoso il mantenimento dei legami familiari, tra i fattori più importanti per il reinserimento: ogni colloquio diventa un viaggio, spesso a carico di famiglie già fragili. L’isolamento pesa anche su chi lavora nell’istituto, rendendo meno attrattiva la destinazione per i nuovi agenti e aggravando una carenza di organico già drammatica.
C’è infine una questione di visibilità, centrale per la nostra campagna: un carcere lontano dallo sguardo della comunità rischia di diventare un luogo rimosso, di cui si smette di parlare e a cui si smette di pensare. Per questo è fondamentale che istituzioni e territorio rafforzino i legami con l’istituto, a partire da collegamenti adeguati. Ringraziamo l’assessora Daniela Morbis, l’ARCI di Siena e la Camera Penale, che con la loro presenza dimostrano quanto il territorio possa e voglia fare la propria parte.
Questa visita si inserisce nel percorso che stiamo portando avanti come Giovani Democratici della Toscana negli istituti penitenziari della regione, con l’obiettivo di ascoltare chi vive e lavora quotidianamente nel sistema carcerario e di raccogliere criticità e proposte per costruire una politica penitenziaria capace di coniugare dignità, sicurezza, lavoro e reinserimento sociale.
Bernardo Taddei, segretario regionale dei GD Toscana; Tommaso Landi della segreteria regionale dei GD Toscana; Giulio Guazzini, presidente dei GD Siena




