di Pierluigi Piccini
PIANCASTAGNAIO. L’Università di Firenze sarà presente a Piancastagnaio lunedì e martedì per avviare la campagna di rilievo fotografico e metrico del centro storico, nell’ambito del progetto di digitalizzazione del tessuto urbano avviato in collaborazione con il Comune. Due operatori del dipartimento effettueranno acquisizioni di immagini ad alta risoluzione e raccolta dati per la restituzione tridimensionale degli spazi urbani, degli elementi architettonici e del sistema viario. L’obiettivo finale è la costruzione di un archivio digitale dettagliato del centro storico, patrimonio artistico e monumentale di grande valore.
Perché questo lavoro è davvero importante
Un rilievo di questo tipo non è un esercizio accademico: è infrastruttura. Avere una base tridimensionale precisa del centro storico significa disporre finalmente di uno strumento scientifico su cui fondare ogni decisione futura di intervento — dal recupero di un edificio privato alla progettazione di una rete di sottoservizi, dalla gestione delle emergenze alla pianificazione urbanistica.
Nel caso specifico di Piancastagnaio, con il suo Borgo medievale, le emergenze architettoniche della Rocca Aldobrandesca, la complessità del sottosuolo (di cui si sa ancora poco), e la pressione crescente legata a fondi come il PAC o al PNRR, avere un catasto digitale del costruito è il presupposto per candidarsi a qualsiasi progetto di qualità. Senza dati, si naviga a vista.
C’è poi una dimensione meno tecnica ma altrettanto concreta: la tutela. Un patrimonio che non è stato misurato, fotografato, georeferenziato è un patrimonio indifeso. Se un elemento architettonico viene danneggiato — da un evento sismico, da un intervento maldestro, dal tempo — senza documentazione non esiste nemmeno la possibilità di un ripristino filologicamente fondato.
Il fatto che questa collaborazione parta dall’Università di Firenze, e non da una società privata di rilievo, aggiunge un valore ulteriore: la ricerca universitaria porta con sé metodo, pubblicazioni, studenti, e potenzialmente la possibilità di inserire Piancastagnaio in una rete di studi sul patrimonio minore toscano che è, paradossalmente, spesso più interessante e meno esplorato di quello delle grandi città.




