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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Gaiole: le aziende vinicole presentano il conto

Danni milionari causati dalla fauna selvatica

Negli stessi luoghi nei quali il Barone Bettino Ricasoli, nel 1872, creò “la formula del Chianti” dopo tre decenni di studi e sperimentazioni, alla ricerca del “vino sublime”, sta diventando sempre più complicato e difficile coltivare la vite.

Negli ultimi cinque anni l’aspetto paesaggistico e territoriale chiantigiano ha subito dei drastici mutamenti per l’innalzamento – per la protezione delle coltivazioni – di recinzioni sempre più alte e spesse, per impedire alla fauna selvatica (cervidi e cinghiali) di danneggiare i germogli primaverili (che compromettono la produttività della vite) e l’uva, divorata da quando inizia a maturare.

Nonostante tali protezioni i danni aumentano costantemente di anno in anno e l’uva mangiata dagli animali comporta una mancata produzione di bottiglie di vino pregiato che danneggia le aziende del territorio chiantigiano per milioni di euro, mettendo a rischio tanti posti di lavoro.

De “I danni della fauna selvatica nel Chianti” si parlerà nella conferenza stampa in programma al Castello di Brolio – Gaiole in Chianti giovedi 5 novembre 2015 alle ore 11
e convocata dai rappresentanti delle aziende

Badia a Coltibuono – Roberto Stucchi; Barone Ricasoli – Francesco Ricasoli; Castello di Meleto – Guido Guardigli e Rocca di Castagnoli – Rolando Bernacchini.

Ricordiamo che queste aziende producono il loro vino su un’area complessiva di 540 ettari nel cuore del Chianti.

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