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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Attivisti in protesta davanti al mattatoio di Colle di Val d’Elsa

“Le alternative a tutta questa sofferenza esistono: un'alimentazione vegetale rispetta la vita animale, migliora la salute delle persone ed ha un minor impatto sull'ambiente e sul cambiamento climatico"

COLLE DI VAL D’ELSA. Ventiquattro attivisti antispecisti in difesa di tutti gli animali, hanno messo in atto oggi una forte protesta davanti al mattatoio di Sienamat nel comune di Colle Val d’Elsa (SI), contro un sistema che ogni anno uccide miliardi di animali nei mattatoi di tutto il mondo, contro la violenza sistematica e industrializzata che nega il diritto alla vita e alla libertà agli animali che sono esseri senzienti ma che vengono considerati come oggetti da sfruttare e poi infine uccidere. 
 
“Nei mattatoi gli animali entrano per non uscirne mai più. Vengono spinti nelle camere della morte dove sono uccisi nei modi più disumani. – hanno detto gli attivisti – Non c’è infatti un modo etico per togliere la vita a chi vorrebbe continuare a vivere”.
 
Durante il presidio, é stato fatto entrare al macello un furgone non a norma per il trasporto degli animali vivi. Nel furgone c’erano degli agnellini con la loro mamma che piangevano disperati.
Questo evento ha suscitato ulteriore indignazione tra gli attivisti del presidio.
Successivamente, il furgone é stato fatto uscire dal macello, dagli stessi operatori, senza far scendere gli animali. Il conducente é stato segnalato alle forze dell’ordine presenti sul luogo,
dagli attivisti. 
 
“I comportamenti che abbiamo, si sono sempre evoluti ed adattati ai tempi. Quello che poteva essere accettabile secoli fa, adesso non lo é più. La maggior sensibilità delle persone verso gli animali, impone una doverosa riflessione ed un passo di crescita morale, su quello che stiamo facendo. Il classico “si é sempre fatto così”, non può giustificare proprio niente. La civiltà e la cultura di un popolo, si misurano anche dal modo in cui vengono trattati gli animali.” – hanno detto gli attivisti-.
 
“La maggior parte degli animali vengono uccisi attraverso lo sgozzamento e il successivo dissanguamento – hanno spiegato gli attivisti -. La legge impone una prima fase di stordimento. Ecco le pratiche brutal: Lo stordimento avviene tramite corrente elettrica (elettronarcosi), generalmente con l’utilizzo di grosse pinze, che vengono posizionate sulle tempie dell’animale rilasciando una terribile scarica elettrica. Invece, per animali più grandi, come cavalli e mucche, si utilizza lo stordimento tramite pistola a proiettile captivo, che consiste in una punta metallica che sfonda il cranio dell’animale, provocandogli un forte shock. In entrambi i casi, l’animale collassa a terra, mentre l’operatore del macello provvede allo sgozzamento, causandone la morte”.
 
“Le alternative a tutta questa sofferenza esistono: un’alimentazione vegetale rispetta la vita animale, migliora la salute delle persone ed ha un minor impatto sull’ambiente e sul cambiamento climatico”. 
 
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