Successo per l’iniziativa del Quartiere Travaglio con il patrocinio del Comune di Montalcino
MONTALCINO. La poesia di Alceste Angelini continua ad affascinare per la sua originalità. Questo almeno è quanto testimonia il successo dell’evento di presentazione sabato scorso al Teatro degli Astrusi di Montalcino del volume “Alceste Angelini. Poesie e traduzioni dal greco”, edito da Edizioni San Marco dei Giustiniani, che raccoglie per la prima volta, a oltre trent’anni dalla scomparsa, l’intera produzione poetica e il lavoro di traduzione dai lirici greci di Alceste Angelini.
L’iniziativa, promossa dal Quartiere Travaglio con il patrocinio del Comune di Montalcino, ha rappresentato un appuntamento di alto profilo culturale, molto partecipato, che ha visto la presenza di studiosi, critici, rappresentanti di tutti i quartieri cittadini, amici, familiari e numerosi appassionati.
Dopo i saluti della Presidente del Quartiere Travaglio Irene Machetti, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Montalcino Maddalena Sanfilippo e del figlio del poeta, il professor Alessandro Angelini, sono intervenuti Luca Lenzini, curatore del volume e docente all’Università di Siena; Moreno Lifodi, Presidente dell’Associazione Italiana di Cultura Classica di Siena; Antonio Prete, critico letterario e docente universitario, cui Angelini dedicò una traduzione sul tema della nostalgia; Alberto Olivetti, docente di Estetica all’Università di Siena e studioso dell’opera angeliniana. Tutti i relatori hanno conosciuto personalmente il poeta, offrendo contributi di grande profondità critica e umana.
Nel corso degli interventi è emersa la figura di Alceste Angelini come autore appartato ma centrale nel panorama letterario del Novecento: poeta “fuori stagione”, capace di esordire nel 1946, nell’immediato dopoguerra, con una scelta controcorrente – la traduzione dei lirici greci – interpretata, come ricordato da Alessandro Fo, come “una sfida gentile all’asprezza dei tempi”. Amico di Montale, Luzi, Sbarbaro e Gadda, Angelini seppe fondere in modo originale poesia e traduzione, facendo di quest’ultima un nutrimento essenziale della propria voce poetica.
L’incontro è stato moderato dalla professoressa Sabrina Pirri, già dirigente scolastica dei licei Piccolomini di Siena e Lambruschini di Montalcino. Alcuni studenti del Liceo Linguistico Lambruschini, guidati dal professor Michelangelo Lorenzoni, hanno dato voce a poesie e traduzioni di Angelini, offrendo un momento di particolare intensità e coinvolgimento.
La presentazione ha restituito attenzione e spazio a un autore schivo ma fondamentale, confermando ancora una volta la vitalità del tessuto culturale montalcinese e la sua capacità di promuovere progetti di alto valore letterario e scientifico, profondamente radicati nella storia e nell’identità del territorio
Come ha evidenziato Irene Machetti, Presidente del Quartiere Travaglio: “Vogliamo mantenere vivo il legame tra la comunità e uno dei suoi figli più illustri”. “La voce di Alceste continua a risuonare in Via Donnoli, dove lui stesso ha vissuto. Riportare alla luce la sua opera è un invito a riscoprirlo non solo come autore, ma come presenza viva, radicata nella storia del nostro territorio”.
L’assessore alla cultura del Comune di Montalcino Maddalena Sanfilippo afferma: “È un onore e una gioia per il Comune di Montalcino aver potuto sostenere un progetto di alto profilo scientifico come la pubblicazione delle Poesie e traduzioni dal greco di Alceste Angelini, studioso cresciuto nella nostra Città, cui è stato sempre profondamente legato. Proposto dal Quartiere Travaglio, il libro è un segno tangibile e concreto del potenziale culturale che i quartieri sono in grado di esprimere per rendere viva l’anima di Montalcino”.
NOTA BIOGRAFICA: DA MONTALCINO ALLA GRANDE CULTURA ITALIANA – Nato a Bibbiano nel 1920, cresciuto a Montalcino dove il padre faceva il calzolaio, Alceste Angelini conobbe presto il dolore: la madre morì quando aveva appena quattro anni. Dalle lunghe serate invernali in solitudine nell’appartamento di via Donnoli nacque forse quella sensibilità alla precarietà dell’esistenza che attraversa tutta la sua opera. Dopo gli studi nel seminario di San Francesco a Siena e il liceo classico, si laureò a Firenze con una tesi sul lessico montalcinese (pubblicata dal Travaglio nel 2000), frequentando maestri come Giuseppe De Robertis, Giorgio Pasquali e Bruno Migliorini, e stringendo amicizie con Montale, Luzi, Gadda, Sbarbaro al celebre caffè delle Giubbe Rosse. Durante la Repubblica di Salò si rifugiò presso un parroco nel senese, per poi tornare a Montalcino. Divenne insegnante e preside, sempre affiancando alla professione la passione per la poesia e la traduzione, pubblicando per Einaudi le sue versioni di Euripide (Eracle, 1965), Asclepiade (Epigrammi, 1970) e Callimaco (Epigrammi, 1990).
UN POETA “FUORI STAGIONE”
Esordire nel 1946, nell’immediato dopoguerra, con una raccolta di liriche e traduzioni dal greco era un gesto ardito, “quasi una sfida, di natura gentile e delicata, all’asprezza dei tempi”. Così Alessandro Fo definisce la sortita letteraria di Angelini, giovane poeta ventiseienne che scelse di proporre armonia classica in un’epoca di macerie. Esordio controcorrente che risponde con lirismo classico in un’epoca difficile con un atteggiamento di understatement e riserbo elegante. Amico di Montale, Luzi, Sbarbaro, Gadda, supera la semplice giustapposizione tra poesia originale e traduzione, utilizzando quest’ultima come nutrimento della propria musa poetica.
Ciò che rende Angelini un caso unico nella poesia italiana è il suo rapporto con la traduzione: non semplice esercizio accademico affiancato alla creazione originale, ma “un’unica, unitaria prospettiva” in cui antico e moderno dialogano e si fondono. Le sue versioni dai lirici greci – Saffo, Archiloco, Ibico, Mimnermo – e dai poeti ellenistici come Asclepiade e Callimaco non sono semplici trasposizioni, ma vere “riappropriazioni creative”.
Alceste Angelini. Classe 1920 Alceste, dopo un’infanzia e una giovinezza trascorse a Montalcino, frequentò l’università a Firenze laureandosi in linguistica con la tesi “Saggio di lessico montalcinese” – che sempre il quartiere Travaglio nel 2000 ha ripreso e ristampato come prezioso documento del vernacolo montalcinese tipico della prima metà del secolo. – Successivamente, da raffinato letterato e affermato grecista, ha tradotto per Einaudi Callimaco, Asclepiade, Euripide. All’attività di traduttore ha affiancato quella di poeta, con rare e meditatissime edizioni, in volumetti editi in un arco di tempo che va dal 1946 al 1993.
Come sottolineato nella prefazione al libro da Alessandro Fo “Lavorando su frammenti greci spesso lacunosi e frammentari, Angelini opera una sorta di “ritaglio rielaborativo”: isola un tratto saliente del testo antico e lo trasforma in una gemma compiuta, che punta dritta al cuore del messaggio poetico. Il risultato è frutto di una “collaborazione particolarmente intensa fra la voce di partenza e quella che la consegna alla lingua d’arrivo”. “Perfettamente risolte nel genio e nelle forme della nostra lingua poetica”, così Angelini stesso definiva le traduzioni riuscite. Il suo lavoro si caratterizza per una “massima economia di mezzi espressivi” che raggiunge la “massima valorizzazione” attraverso scelte lessicali calibratissime e un’organizzazione musicale del verso che fa delle sue versioni veri e propri classici della nostra letteratura.
Per quanto riguarda la parte poetica, come sottolinea il curatore del libro Luca Lenzini «La poesia di Alceste Angelini nasce da una postura morale rara: un rigore “ascetico” che rifiuta ogni presenzialismo e fa coincidere l’etica con la poetica. La sua voce, appartata e “clandestina”, distilla in pochi versi un mondo densissimo, refrattario ai giochi verbali e fedele a una classicità naturale e non esibita. Dentro immagini folgoranti e una metrica implacabile, si riflette una visione esistenziale che non indulge al sublime, ma indaga il reale con lucidità e pietas. La sua è una musica “non alienabile”, profonda e radicata nella lingua, capace di rinnovare la tradizione senza mode né rumore.»





