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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Province: Siena contro Grosseto

L'approvazione della spending review spinge verso la "grande Siena"

di Lexdc

SIENA. L’approvazione, martedì sera alla Camera, della legge sulla spending review del governo Monti, è definitiva. La votazione, con richiesta di fiducia che ha accelerato l’iter – e distrutto le possibili opzioni su Terni, Matera e Isernia che hanno cercato di smarcarsi dal progettato riordino del sistema delle province – ha avuto esito positivo per il governo: 371 si, 86 no, 22 astensioni.

I requisiti previsti sono stati confermati per numero di abitanti e territorio provinciale. Ciò comporterà l’accorpamento di quelle di Siena e Grosseto in una unica entità amministrativa: ma la decisione definitiva appartiene alla Regione Toscana, che dovrà deliberare in merito. Infatti in un’ottica più grande ci saranno da gestire le difficoltà di accorpamento di Pisa e Livorno, mentre Arezzo sfiora i parametri richiesti e avrà bisogno di un “aiutino” per sopravvivere. Lucca e Massa Carrara dovranno unirsi; la nascita e le dimensioni della città metropolitana di Firenze daranno le indicazioni per il nuovo ente locale, di cui faranno parte Prato, Pistoia ed Empoli. Certamente il capoluogo maremmano forte dei suoi 82.000 abitanti distribuiti in 474,3 kmq di territorio comunale appare preferibile come sede della nuova provincia, rispetto a Siena che ha 55.000 residenti in appena 118 kmq.

Non c’è in città nessuno che veda positivamente questa prospettiva, segno della modernità che avanza e del diverso sviluppo che le due città hanno avuto dal dopoguerra ad oggi. Una soluzione tutta da verificare, per ottenere la sede provinciale a scapito di Grosseto, sarebbe quella di creare la “grande Siena”, accorpando alla città tutti quei nuclei abitati esistenti intorno che presentino esposte, durante i giorni del Palio, bandiere di contrada alle proprie finestre. Sarebbe un rimedio alla pessima politica demografica e abitativa fatta dai nostri governanti negli ultimi venticinque anni, che ha provocato solo diaspora delle famiglie e prezzi alle stelle delle abitazioni.

Verrebbero inglobati i comuni di Monteriggioni e Sovicille, con i loro 19.000 abitanti e i 242 kmq di territorio complessivi e vaste porzioni dei comuni di Castelnuovo Berardenga (Pianella) e Asciano (Arbia) per raggiungere una dimensione paragonabile a quella del comune di Grosseto e spuntarla nella corsa al Capoluogo Provinciale. Aree che comunque gravitano di fatto sulla città e non sulle sedi comunali di riferimento, senza innescare nuovi problemi per le popolazioni interessate. Un obbiettivo che avrebbe bisogno di una classe politica efficiente e unita, e anche questo diventa un handicap per le ambizioni senesi. Troppi si sono cullati in questi mesi sulla conservazione dello status quo confidando nei partiti a Roma e trascurando il problema.

Curioso che nel suo intervento, rivolto al presidente della Regione Rossi, Bezzini stigmatizzi social network e mass media, che al contrario dell’Ente Provincia di Siena sono stati presenti sul tema e che vedono di buon occhio i risparmi di spesa che si potranno raggiungere (per di più senza intaccare la forza lavoro che passerà alle dipendenze di Comuni o Regione). Si potevano spendere meglio i soldi dell’ormai inutile nuova sede provinciale in Viale Sardegna…

Enrico Rossi econ la sua proposta di dividere la Regione in tre aree vaste (Arezzo-Siena-Grosseto, Mare da Livorno a Carrara, Interno fiorentino), sembra voler agire col bilancino elettorale per mantenere – se non addirittura rafforzare – l’attuale predominio del PD, diluendo la storica roccaforte bianca di Lucca nella mega-aggregazione tirrenica e Arezzo (vinta alle ultime elezioni al ballottaggio) nell’altra della Toscana Sud.  Magari non è così: a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

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