I casi di studenti e docenti semiti
Nel 1938 il “Bandini” applica – come tutte le istituzioni – le leggi razziali. Il ministro dell’Educazione nazionale, Giuseppe Bottai, addirittura anticipa di qualche settimana quelle disposizioni generali che obbligheranno alunni e insegnanti ebrei a lasciare le scuole del Regno. Possiamo confermarlo, andando a leggere il Registro del protocollo del “Bandini”, che testimonia come dall’agosto al dicembre 1938 arrivino decine di circolari che impartiscono ordini vari per “ripulire” la scuola italiana dagli ebrei. Una circolare del provveditorato, datata 29 agosto (l’8 settembre ne seguirà un’altra, sempre sul medesimo argomento), dispone il cosiddetto “censimento del personale di razza ebraica”. Giunge poi, il 14 settembre, un’ulteriore lettera sulle disposizioni per la difesa della razza in ambito scolastico. Interessante è segnalare come al “Bandini”, il 20 settembre, arrivi una circolare del provveditorato che chiede di sapere se un professore in servizio presso l’Istituto sia o meno ebreo. Lo stesso giorno la scuola risponde negativamente. Con una nuova comunicazione del 27 settembre, il provveditore torna sul divieto di iscrizione anche agli alunni stranieri ebrei. Il 6 ottobre giunge al “Bandini” un’ulteriore nota in merito ai “libri di testo di autori di razza ebraica” (il 7 ottobre i quotidiani riportano la lista di 114 scrittori ebrei, le cui opere sono proibite nelle scuole). Undici giorni dopo viene protocollata la circolare del provveditorato di Siena (datata 14 ottobre) che informa del divieto di iscrizione degli alunni ebrei. L’Istituto invia una lettera al provveditore agli Studi il 21 ottobre 1938, riportante l’elenco dei libri di testo “ora adottati in sostituzione dei testi di autori ebrei”. Sempre su questo fronte, il “Bandini” invia una lettera il 22 ottobre 1938 al Sindacato fascista commercianti del libro, presso l’Unione commercianti di Siena, per ottenere alcuni libri in sostituzione di quelli proibiti di scrittori ebrei. Come vediamo, in poche settimane, spinto da varie circolari, il preside del “Bandini” compie una vergognosa opera di “bonifica”, che toccherà l’apice con l’espulsione di uno studente. C’è massima attenzione sugli insegnanti, come testimonia una lettera dell’8 novembre 1938, inviata al “Bandini” dall’Istituto Tecnico di Viareggio, che chiede la scheda razziale di un docente che da Siena si è trasferito in quella scuola in Versilia. Dalle carte esaminate, non risulta nessun ebreo dipendente di ruolo in servizio al “Bandini”. Tuttavia, possiamo soffermarci sul caso di Mario Geremia Castelnuovo, ex studente del “Bandini” che nell’anno scolastico 1937-1938 presta servizio come assistente di segreteria. Diplomatosi ragioniere, in attesa di conseguire la laurea in economia e commercio a Firenze, Castelnuovo lavora infatti per alcuni mesi all’Istituto. Nel 1938 impartisce anche alcune lezioni di ragioneria al corso commerciale. Dall’anno scolastico 1938-1939 cessa di collaborare con la scuola. L’ultimo mandato di pagamento in suo favore, dell’importo di 439,65 lire, è datato 25 novembre 1938. Da quel mese il suo nome non figura più tra il personale incaricato in servizio al “Bandini”. Di carte ufficiali che dimostrino il suo allontanamento perché ebreo non sono state trovate. Soffermandoci però sulla data dell’ultimo pagamento – lo stesso mese in cui il re firma le leggi razziali – possiamo comunque ipotizzare che Castelnuovo abbia cessato di collaborare con la scuola perché ebreo. Non essendo un dipendente di ruolo, è probabile che la sua espulsione dall’Istituto sia avvenuta semplicemente con il non rinnovo del contratto.



