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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Far rinascere la Francigena: un impegno per la Provincia

Nel progetto sono previste quindici varianti

SIENA. La Via Francigena si scrollerà di dosso la polvere dei libri di storia e presto tornerà alla sua originaria funzione: essere percorsa dai pellegrini, sia pure del ventunesimo secolo. Cinque cantieri sono già aperti ed è in fase molto avanzata il progetto della Provincia di Siena varato nel 2006 dal vicepresidente Alessandro Pinciani e mirato al recupero del percorso, alla sua messa in sicurezza, all’offerta di ospitalità “povera” e alla valorizzazione del patrimonio storico presente lungo i 120 chilometri del tratto senese, ventidue comune attraversati, da San Gimignano fino all’alto Lazio. Sono coinvolti, oltre all’Amministrazione Provinciale, gli enti locali, le diocesi, soggetti privati. Una mission per niente facile, nella quale è impegnato da oltre tre anni un gruppo di lavoro guidato dall’architetto Paola d’Orsi, dal dirigente dell’ufficio cultura Antonio De Martinis e dal dirigente dell’ufficio trasporti Alessandro Ferrari con il supporto di alcuni esperti. Una cabina di regia che, dopo la definizione ufficiale del percorso nel 2009 con la firma congiunta dei ministri dei beni culturali e delle politiche agricole, si è trovato a dover tener conto dei tracciati stradali contemporanei, di strade a traffico veicolare, di guadi, di attraversamenti ferroviari. E si è imbattuto in una spesa preventivata enorme, circa dieci milioni di euro, insostenibile causa le ristrettezze della finanza pubblica. Ma lo scoglio finanziario è stato aggirato grazie alla progettazione di quindici varianti al tracciato ministeriale approvate l’anno scorso dal comitato scientifico presieduto dal professor Paolucci, correzioni che hanno permesso un abbattimento dei costi per oltre due terzi. Varianti, afferma l’architetto d’Orsi, studiate sulle carte archeologiche e sul catasto leopoldino e suffragate da prove storiche che attestano il passaggio della Francigena anche da questi tratti. Il contesto ambientale ben conservato ha permesso interventi filologicamente ineccepibili, suggeriti anche da Renato Stopani, uno dei massimi studiosi della materia, il quale sostiene che la via Francigena non va intesa come un’unica strada ma come un fascio di vie. Così sono stati inclusi nel percorso sentieri e strade bianche che, difese dagli amministratori pubblici contro l’invadenza dell’asfalto, costituiscono un patrimonio culturale precipuo di questa parte della Toscana.

“La via Francigena – ha dichiarato il vicepresidente Pinciani al periodico Toscana Oggi – non è un infrastruttura turistica come tante, una strada dell’olio o un percorso di trekking, ma una via di pellegrinaggio che ha una propria identità spirituale e devozionale, caratteristica che il nostro progetto intende evidenziare ”. Questo valore aggiunto sarà sottolineato in effetti da una speciale segnaletica, da numerosi punti di accoglienza, dall’incontro lungo il percorso con pievi, chiese, monumenti e capolavori d’arte. Un’esperienza unica per i “romei” contemporanei. Questa operazione, che si dovrebbe concludere entro tre, quattro anni, negli auspici di tutti dovrà attirare tanti turisti e risvegliare l’interesse di chi risiede nelle vicinanze, regalando nuovi posti di lavoro. Una grazia non da poco, paragonabile a quelle che i fedeli, ottocento anni fa, passando da queste parti andavano a chiedere al soglio di Pietro.

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