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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Evasione da capogiro scoperta nelle maglie dell’operazione "Black Games"

SIENA. Nuovi risvolti sono scaturiti dall'operazione "Black games" messa a punto dalla Guardia di Finanza. Una operazione importante, partita nell'aprile 2009, che prese vvio dai controlli effettuati su una società operante nell’aretino il cui “core business” era la gestione di apparecchi a moneta con vincite in denaro. In quella occasione erano state arrestate quattordici persone ed erano state eseguite ben cinquanta perquisizioni compiute per sgominare un’associazione criminale dedita al peculato, alla frode informatica, al gioco d’azzardo con conseguente appropriazione indebita di somme spettanti allo Stato a titolo di PREU (Prelievo Unico Erariale) meglio noto come tassa sui videogiochi, nonché di ulteriori introiti da destinarsi al concessionario di rete ed agli ignari esercenti a cui venivano noleggiati apparecchi da gioco (slot machines) alterati nel funzionamento. el corso delle operazioni di perquisizione, eseguite in Valle d’Aosta, Lombardia, Toscana, Veneto, Liguria, Lazio e Campania i sequestri svolti in quel momento avevano consentito la requisizione di denaro contante, titoli finanziari, immobili, centinaia di macchinette da gioco, opere d’arte e sostanza stupefacente.

La brillante operazione di servizio non è, come anticipato terminata con questi traguardi raggiunti. I finanzieri stanno provvedendo ad analizzare fiscalmente tutti i dati ritenuti d’interesse e, in tale ambito, sta emergendo un’evasione fiscale da capogiro.

La prima società oggetto di verifica ha già consentito di recuperare a tassazione ben dieci milioni di euro individuati attraverso una difficile opera di ricostruzione che ha visto il coinvolgimento anche di altre istituzioni quali l’A.A.M.S. (amministrazione dei monopoli) e per la sola annualità 2008.

Si è quindi proceduto in primis ad individuare la ricchezza accumulata sottratta a tassazione, tenuto conto che alla società verificata, agendo in qualità di “gestore della rete”, spetta per legge un aggio del 11,5% circa in base alle giocate effettuate. Sulla base di tali presupposti è emerso che la società non aveva dichiarato al fisco ricavi per più di quattro milioni di euro, generati nelle due sole annualità in cui è “rimasta in vita”.

Ma il lavoro è andato oltre, in quanto analizzando gli atti sottoposti ad imposta di registro, ci si è soffermati su un’operazione di gestione straordinaria del valore di quasi sei milioni di euro. Infatti, la società verificata in pochi mesi ha acquistato tre rami di altre aziende a poco di più di centomila euro e, successivamente ha provveduto ad una rivendita della stessa società a quasi sei milioni di euro generando una plusvalenza milionaria mai dichiarata al fisco, nonostante le disposizioni che regolano la materia.

Una persona è stata quindi denunciata all’Autorità Giudiziaria per aver commesso reati di natura tributaria. Le soglie di evasione infatti sono decisamente al disopra del minimi previsti dalla legge.

Ma le investigazioni tributarie vanno ancora avanti grazie ad accertamenti bancari condotti a tappeto sull’intero territorio nazionale, analizzando la documentazione degli oltre 100 rapporti finanziari (conti corrente, carte di credito, ecc..) aperti dai vari componenti dell’associazione in diversi istituti di credito. Lo scopo è quello di recuperare anche le somme incassate del tutto in nero utilizzando le circa 600 macchinette da gioco irregolari, cioè scollegate dalla rete dei monopoli di stato ovvero addirittura clonate e diffusamente utilizzate dall’associazione criminale in diverse regioni d’Italia. Si tratta di quantificare altri proventi milionari incassati dall’organizzazione senza versare neanche un euro nelle casse dello stato.

E’ prioritario quindi colpire anche gli incassi illeciti prodotti per diversi anni da queste macchinette fantasma. Per combattere il fenomeno in modo concreto occorre allargare quanto più possibile la maglia dei controlli, colpendo le condotte illecite tanto sul versante penale, denunciando i responsabili di reati, effettuando perquisizioni e sequestri, ma anche sul piano amministrativo, ricostruendo i proventi frutto dei reati economico-finanziari commessi per poi procedere alla loro tassazione. In buona sostanza, per il fisco il criminale è equiparato ad un imprenditore e come tale deve essere trattato, verificando il patrimonio accumulato per poi aggredirlo con i sistemi di verifica e dei controlli ordinari assicurati giornalmente dalla Guardia di Finanza.

Su tale versante il Corpo intende incentivare tale metodologia di lavoro, collegando le risultanze provenienti da diversi filoni investigativi, interrogando le diverse banche dati, avviando accertamenti bancari, incrociando le informazioni complessivamente raccolte per poi indirizzare in modo sempre più selettivo i successivi controlli, diminuendo così i tempi medi necessari per svolgere i relativi interventi ispettivi e consentendo, a parità di risorse disponibili, un loro progressivo incremento.

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