Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

Distacchi dell’acqua per morosità: la mozione non passa

Le motivazioni del sindaco sul ripristino e sulle tariffe

SIENA. La disponibilità e l’accesso all’acqua potabile per il soddisfacimento dei bisogni individuali e collettivi, costituiscono diritti inviolabili e inalienabili della persona umana, diritti universali non assoggettabili a ragioni di mercato. Partiva da qui  la mozione presentata ieri dai gruppi Sinistra per Siena, Gruppo Misto, Sel,  Siena 5 Stelle e Cittadini di Siena, ma bocciata con 15 voti contrari e 13 favorevoli. Come ha infatti ricordato Ernesto Campanini (Sinistra per Siena, RC, SsM), per antica tradizione, prima con i bottini sotterranei e da un secolo con l’acquedotto del Vivo, il Comune garantisce l’approvvigionamento dell’acqua e tutela il diritto di ciascun individuo al minimo vitale giornaliero. “Dopo l’affidamento alla società Acquedotto del Fiora nella tariffa idrica è stata ricompresa la quota per la depurazione delle acque, in certi casi anche laddove questo servizio non è effettivamente assicurato”. Al sindaco, responsabile dell’igiene e della salute pubblica, oltre che garante per la corretta applicazione delle tariffe, il consigliere  ha chiesto “l’emissione di ordinanze per l’immediato ripristino dell’acqua potabile, nel caso la società disponga, per il mancato pagamento della quota, distacchi dalla rete, e senza alcun onere finanziario per la riattivazione”. Una richiesta – come ha evidenziato  Campanini – motivata dalle “notizie ricevute dal Comitato senese acqua bene comune, sul distacco dell’erogazione di acqua ai cittadini che hanno aderito alla campagna di obbedienza civile promossa dal Forum nazionale movimenti per l’acqua, che hanno decurtato (o decurtano) la remunerazione del capitale investito in ossequio ai risultati del referendum del 2011; così come diversi utenti che nelle loro bollette trovano la quota di depurazione pur non usufruendone”. Richiesto, pertanto, l’accertamento al Fiora sugli utenti a cui è stata imposta questa tariffa e, eventualmente, “chiedere il ripristino della legalità”.

“Tre o quattro anni fa – ha ricordato il sindaco Bruno Valentini – l’ATO Siena-Grosseto prima che si decidesse l’Autorità idrica toscana, decise, per primo in Italia, di attenersi a quanto disposto dalla sentenza sull’illegittimità del pagamento del canone di depurazione a chi non ne usufruiva, imponendo un onere a carico della società Acquedotto del Fiora (l’ATO decide le tariffe e le regole e l’Acquedotto le gestisce),  tre/quattro milioni di euro che sono stati pagati da altri cittadini.  In quel momento non ero molto convinto che questo fosse giusto perché avevamo trasferito l’onere del servizio da quelli che non hanno la depurazione e, quindi, non hanno compartecipato a farsi la struttura, a quelli che ce l’hanno, attivando il principio che “chi più inquina meno paga” perché non ha il canone di depurazione”. “In applicazione a questa sentenza abbiamo, però, stabilito – ha evidenziato – che quando si faranno gli investimenti per portare la depurazione anche a chi non l’ha questi la pagheranno. Quindi chi non ne usufruisce non la paga. Nessuna maggiorazione della tariffa. Pagano meno. Per quanto concerne il calcolo della tariffa – ha proseguito il primo cittadino – questa viene determinata dall’AEEG  e non comprende più la remunerazione del capitale privato. Per quanto attiene all’Acquedotto del Fiora, che prima non faceva utili e adesso sì, questi non sono distribuibili tra i soci, né alla parte pubblica, né a quella privata. La remunerazione del capitale privato non c’è mai stata, né prima, né dopo il referendum. Nel benchmark di riferimento della nostra società il costo del finanziamento  per dipendente, o per utente, è al di sotto della media nazionale, quindi tra i migliori delle società che svolgono questo servizio”.

I firmatari della mozione nel replicare “la violazione del risultato referendario sulla pubblicizzazione dell’acqua”, hanno rimarcato “la necessità di non speculare su questo indispensabile bene”.

[banner_mobile]