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Come la Fondazione Mps vuole vendere la sua quota

Antonella Mansi, intervistata da Bloomberg, annuncia di essere in contatto con investitori esteri

SIENA. La Fondazione Mps è in contatto con potenziali investitori esteri interessati ad acquistare la quota posseduta all’interno del Monte dei Paschi, circa il 33%. Ad affermarlo è il presidente dell’ente, Antonella Mansi, in un’intervista a Bloomberg. Mansi ha anche precisato che “non ci sono trattative in corso con altre fondazioni bancarie italiane” e che la Fondazione ha intenzione di vendere entro Maggio, per recuperare i mezzi necessari al rimborso del debito verso le banche creditrici. Antonella Mansi ha inoltre precisato che preferirebbe vendere la partecipazione ad un investitore strategico, anche se non esclude altri potenziali pretendenti. Quanto alle indiscrezioni che indicano una trattativa con altre fondazioni bancarie pronte a sostenere l’ente, Mansi ha detto: ”Non c’è mai stata e non ce n’è nessuna neanche oggi”. Non conferma, infatti, che le fondazioni Cariverona e Cariplo siano interessate ad un accordo condiviso.

Rocca Salimbeni continua la propria operazione per il nuovo consorzio di garanzia in vista dell’aumento di capitale: saranno della partita Mediobanca e Ubs, ma non sono ancora certi gli altri compnnenti del pool, poiché in questi mesi sono in procinto di ricapitalizzare altre abnche, come Carige, Bpm, Banco Popolare…

Il riferimento del presidente è alle indiscrezioni degli ultimi mesi secondo cui le fondazioni Cariplo e Cariverona potrebbero valutare un equity swap con le loro quote in Intesa Sanpolo e UniCredit. Scenario che però sarebbe tramontato già sul nascere (lo scorso dicembre). Intanto, all’interno della banca il tandem composto dal presidente Alessandro Profumo e Fabrizio Viola sono impegnati nel predisporre un nuovo consorzio di garanzia a sostegno dell’aumento di capitale che dovrà decollare tra metà maggio e inizio giugno. A capitanare l’operazione dovrebbero esserci ancora Ubs e Mediobanca che già ricoprivano il ruolo di global coordinator dell’operazione. Non si esclude però che possa esserci un rimescolamento delle seconde linee, visto che la fila di banche in procinto di ricapitalizzarsi si va allungando. Entro l’estate sono attesi infatti gli aumenti di capitale del Banco Popolare, Bpm e Carige e potrebbero aggiungersene degli altri.

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