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Certosa di Pontignano: una vendita che non deve presentare ombre

Il tempo stringe, e il silenzio aumenta proprio quando ci sarebbe bisogno di dare un'accelerazione

di LEXDC SIENA

SIENA. Chi ha più fretta di vendere la Certosa di Pontignano? L’Università di Siena o la società Antoitalia Networking, il cui mandato a vendere scade il prossimo 9 aprile 2011? Il bando di affidamento alla società di intermediazione immobiliare non prevedeva espressamente cosa si sarebbe dovuto fare se l’asta pubblica fosse andata deserta. Certo che il prezzo di vendita, non inferiore a 68 milioni di euro, con tutti i vincoli, lacci e lacciuoli previsti nel bando e dalla Sopraintendenza e inoltre il diritto di prelazione del derelitto Ministero dei Beni Culturali, non era affascinante per nessuno e che l’asta finisse così era da prevedere: una cosa è il fascino pubblicitario della terra di Siena, un’altra il rendiconto economico che può mettere in ginocchio anche acquirenti danarosi. 

O era già previsto? Il rettore Riccaboni, così relazionò al Senato Accademico: ” la società di intermediazione immobiliare avrà la facoltà di ricorrere a modalità diverse per la vendita della Certosa.” Ma tutto cio’ non è scritto da nessuna parte. Anzi, il Bando del Mandato recita: “La società aggiudicataria dovrà INDEFETTIBILMENTE procedere alla vendita del cespite immobiliare tramite apposita asta pubblica.”  
Indefettibilmente è un termine talmente perentorio, specie se scritto in un documento pubblico, che ci aspettiamo prossimamente di leggere della convocazione della seconda asta senza ribasso e non a procedure di licitazione privata, che sappiamo tutti essere fonte di perdita per il venditore pubblico e di forte sconto per l’acquirente. Privato, visto che il nostro “pubblico”, rappresentato dal Ministero o dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, ritiene, a ragione o torto, di non poter partecipare all’alienazione della Certosa di Pontignano dai cespiti universitari.
Ora, Antoitalia Networking ha ricevuto mandato a vendere il 9 aprile 2010 e ha avuto bisogno di sette mesi per organizzare l’asta andata deserta. Il tempo stringe, e il silenzio aumenta proprio quando ci sarebbe bisogno di dare un’accelerazione. Possibile che la società di intermediazione immobiliare voglia rinunciare alla ricchissima provvigione? La stagione del voto, a Siena, è entrata già nel vivo e non vorremmo che la vicenda Pontignano finisse nel dimenticatoio insieme ai responsabili della situazione gravissima dell’Università di Siena. Salvo poi leggere commenti sulle lacrime dei coccodrilli che, a frittata fatta, pontificheranno sulla svendita del patrimonio pubblico al privato rapace di turno. Specie se fosse uno di quelli bene introdotti nelle vicende senesi.
 
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