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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Alexandria: la prima volta di Vigni in aula (aggiornamenti)

Testimoniano l'attuale ad Viola ed il segretario Fanti

SIENA. Nuova udienza del processo sul caso Mps relativo alla ristrutturazione di Alexandria. Per la prima volta dall’apertura del dibattimento, in aula c’è anche Antonio Vigni, ex-direttore generale di Mps, indagato con l’ex-presidente Giuseppe Mussari e l’ex capo dell’Area finanza Gianluca Baldassarri, presente anche oggi. Nessuna dichiarazione da parte dell’aex-dg, se non un laconico “Partecipo serenamente al processo”.

L’attuale amministratore delegato del Monte, Fabrizio Viola è tra i testimoni di oggi, che vedono alla sbarra anche due ispettori di Bankitalia e il segretario della banca Valentino Fanti. “Il mandate agreement del contratto di ristrutturazione del derivato Alexandria fu ritrovato il 10 ottobre 2012. Contestualmente, furono avvisate anche le autorità di vigilanza, Banca d’Italia e Consob a cui tale mandate era stato celato”, ha confermato al pm Viola, aggiungendo che la banca avviò subito una verifica con società di revisione, anche indipendenti, riguardo all’impatto sui bilanci della banca. “A seguito del rinvenimento del mandate agreement e sulla base del suo impatto sullo stato patrimoniale banca Mps dovette aumentare da 1,5 a 2 miliardi la richiesta di aumento di capitale per rispondere allo stress test dell’Eba”. Per Viola “lo scandalo”…”ha portato un grave danno reputazionale per l’Istituto”, da cui la banca è “uscita con fatica solo a partire da aprile-maggio 2013” e si è sostanziata in una ”fuoriuscita di raccolta diretta”.

Aggiornamento

Nell’interrogatorio durato circa tre ore Viola ha anche spiegato i motivi per cui un mese dopo il suo arrivo a Siena fu decisa la risoluzione del rapporto di lavoro con Baldassarri, spiegando di aver deciso il suo allontanamento dopo aver scoperto l’esistenza di una “operatività con broker privati, in particolare uno, Enigma, che non rientrava in quei criteri di utilizzo delle controparti che ritenevo opportuni”. Con Baldassarri si arrivò alla risoluzione consensuale del rapporto,con  una buonuscita di 830mila euro: “Valutazioni di natura giuslavoristica non avevano ravvisato la giusta causa, quindi fu preferita la risoluzione consensuale rispetto al licenziamento, in quanto meno traumatica per la banca”.

Valentino Fanti, capo della segreteria della Banca e all’epoca capo della segreteria di Giuseppe Mussari, sentito questa mattina come testimone, ha affermato che ”Sulle questioni di un certo livello Vigni si confrontava sempre con Mussari e non hanno mai avuto screzi”. Ad un avvocato che gli chiedeva se Mussari e il CdA avessero fiducia in Vigni, Fanti si è limitato rispondere: ”Certo”. Fanti ha anche aggiunto che ”Vigni aveva una esperienza di tipo commerciale e non aveva esperienze dirette nell’ambito della finanza”.
Su Baldassarri: ”La lettera di encomio firmata da Mussari su Baldassarri la scrisse lo stesso Baldassarri e Mussari un po’ la edulcorò”, ha detto sempre Fanti.

L’avvocato Pisillo, difensore di Mussari, ha fatto sapere che ad agosto banca Mps ha respinto una richiesta di documenti fatta dalla difesa e ne ha chiesto il motivo a Viola, nel corso della testimonianza del dirigente, il quale ha spiegato che è stata una valutazione dell’ufficio legale della banca.

(Foto Corrado De Serio)

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