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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Melanoma con metastasi cerebrali: primo studio a dimostrare una sopravvivenza superiore al 30% a 10 anni

Presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) i risultati finali dello studio NIBIT-M2, realizzato dall’UOC Immunoterapia Oncologica dell’AOUS e promosso da Fondazione NIBIT

SIENA. Presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, i risultati finali dello studio NIBIT-M2, realizzato dall’UOC Immunoterapia Oncologica dell’Aou Senese, diretta dal professor Michele Maio, ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Siena e presidente della Fondazione NIBIT, che ha promosso lo studio. Si tratta del follow-up più lungo disponibile al mondo in pazienti con melanoma e metastasi cerebrali asintomatiche ed è il primo studio al mondo a dimostrare una sopravvivenza superiore al 30% a 10 anni nei pazienti trattati con la doppia immunoterapia ipilimumab e nivolumab. Un risultato di particolare rilievo per una condizione storicamente associata a una prognosi del tutto sfavorevole. A dimostrarlo sono i risultati finali dello studio NIBIT-M2, selezionati per una presentazione orale al congresso dell’ASCO da parte di Anna Maria Di Giacomo, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e responsabile del programma di sperimentazioni cliniche di Fase I/II del CIO, Centro di Immuno-Oncologia dell’AOUS.

LA SFIDA DELLE METASTASI CEREBRALI – Il melanoma è stato uno dei tumori in cui l’immunoterapia ha cambiato più profondamente le prospettive di cura. La presenza di metastasi cerebrali, tuttavia, ha rappresentato a lungo una delle principali criticità. «Le metastasi cerebrali da melanoma sono associate a una prognosi particolarmente sfavorevole e a una gestione clinica molto complessa. Per molti anni questi pazienti non hanno avuto opzioni terapeutiche efficaci ed una sopravvivenza di pochi mesi», spiega la professoressa Anna Maria Di Giacomo.

LO STUDIO NIBIT-M2 – NIBIT-M2 è uno studio di fase III, multicentrico e randomizzato, che ha coinvolto pazienti con melanoma metastatico e metastasi cerebrali attive, non trattate e asintomatiche, arruolati in 9 Centri Italiani. I pazienti non avevano ricevuto precedenti terapie sistemiche per la malattia avanzata. Lo studio ha confrontato tre strategie: la chemioterapia con fotemustina, la combinazione di ipilimumab e fotemustina, e la doppia immunoterapia con ipilimumab e nivolumab. L’obiettivo principale era valutare la sopravvivenza globale. Gli obiettivi secondari includevano la sopravvivenza libera da progressione di malattia, sia sistemica che intracranica, e la sicurezza del trattamento. Dopo un follow-up mediano di 125 mesi, i risultati confermano il beneficio duraturo della doppia immunoterapia. Nel gruppo trattato con ipilimumab e nivolumab, la sopravvivenza globale a 10 anni è risultata pari al 32% mentre la sopravvivenza specifica per melanoma ha raggiunto il 36%. Anche il controllo della malattia a livello cerebrale si mantiene nel tempo: la sopravvivenza libera da progressione intracranica a 10 anni è infatti pari al 29%.
«Questi dati dimostrano che una quota significativa di pazienti con melanoma e metastasi cerebrali può ottenere un beneficio molto prolungato nel tempo dalla doppia immunoterapia», sottolinea la Di Giacomo. «Non parliamo solo di un prolungamento della sopravvivenza, ma della possibilità concreta, per molti pazienti, di mantenere il controllo della malattia a lungo termine».
Un elemento clinicamente importante riguarda anche il trattamento nel lungo periodo. Tra i pazienti vivi a 10 anni trattati con ipilimumab e nivolumab, infatti, il 70% non ha ricevuto più alcuna terapia antitumorale. Un dato che rafforza l’idea di un controllo persistente della malattia anche dopo la sospensione del trattamento immunoterapico.

UN RISULTATO CLINICO DI LUNGO PERIODO – «NIBIT-M2 mostra che l’immunoterapia può essere efficace anche in presenza di metastasi cerebrali asintomatiche e che il beneficio può mantenersi nel lunghissimo periodo», commenta il professor Michele Maio. «Il dato a 10 anni è importante perché sposta la prospettiva di vita dei pazienti: in una malattia storicamente associata a una prognosi molto severa, oggi possiamo osservare pazienti vivi a lungo termine e, in molti casi, senza necessità di continuare le cure». Accanto ai dati clinici, lo studio ha valutato anche alcuni marcatori biologici ottenuti attraverso la biopsia liquida, cioè l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue, nell’ambito del Programma AIRC “5 per mille” EPICA, coordinato dal professor Michele Maio. I risultati suggeriscono che il profilo di metilazione del DNA aiuta ad identificare i pazienti destinati a beneficiare più a lungo dell’immunoterapia, monitorandone la risposta in modo non invasivo.

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