Il presidente Ferrandi tende la mano all'AOUS per fare fronte comune ai problemi
SIENA. L’arrivo di circa 70 nuovi infermieri presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese (AOUS) è una notizia che l’Ordine accoglie con sincera soddisfazione. Si tratta di un segnale concreto che testimonia il grande impegno profuso dalla Direzione Aziendale nel potenziare gli organici e garantire la sicurezza delle cure. Tuttavia, accanto al plauso per questo passo avanti, l’Ordine sente il dovere di farsi portavoce del profondo malessere e delle preoccupazioni che ancora manifestano anche gli altri professionisti sanitari.
Oltre gli infermieri: le “colonne invisibili” del sistema
Se l’assistenza infermieristica è il cuore pulsante dei reparti, l’equilibrio del “sistema salute” poggia sulla sinergia tra tutti i professionisti. I tecnici sanitari, i professionisti della riabilitazione e della prevenzione (afferenti all’Ordine TSRM e PSTRP) rappresentano tasselli indispensabili senza i quali la macchina diagnostica e riabilitativa del policlinico semplicemente non starebbe in piedi.
Proprio in alcuni di questi settori la situazione è diventata drammatica. Per garantire la continuità dei servizi essenziali, il ricorso sistematico alla “produttività aggiuntiva” e al lavoro straordinario è diventato la norma. Una dedizione da parte dei professionisti che l’Ordine guarda con ammirazione ma anche con viva preoccupazione: il rinvio dei riposi, dei permessi e delle ferie – anche al di fuori dei periodi di picco – mette a dura prova la resistenza di chi ogni giorno assicura l’eccellenza delle cure.
Il paradosso delle graduatorie e la crisi vocazionale
Ad aggravare il quadro contribuiscono dinamiche strutturali che limitano i margini di manovra. Si registra spesso il “paradosso delle graduatorie”: la mancanza di liste di idonei a cui attingere per ruoli cruciali, come i tecnici di laboratorio, di radiologia ed altri, obbliga l’Azienda a percorsi di reclutamento più complessi o precari. A monte, preoccupa la “crisi vocazionale”: il calo di iscritti in alcuni percorsi di laurea delle professioni sanitarie mette seriamente a rischio il necessario ricambio generazionale, minando le basi future del sistema.
La sfida della “retention” e la concorrenza del mercato
Una delle sfide più complesse per l’AOUS non è solo attrarre nuovi professionisti, ma riuscire a trattenere quelli già in organico (retention). Si registra infatti una pressione crescente da parte del settore privato che, anch’esso alla ricerca disperata di personale qualificato, riesce spesso a offrire condizioni generali ed economiche più allettanti, con orari più flessibili e carichi di lavoro meno gravosi. A questo si aggiunge l’ombra della fuga all’estero: paesi europei e anche extraeuropei offrono salari molto più elevati e pacchetti di welfare che rischiano di trasformare l’Italia in un “vivaio” per i sistemi sanitari stranieri.
Il Benessere Organizzativo e la sicurezza delle cure
In vista dell’imminente stagione estiva, il tema del benessere lavorativo diventa prioritario per evitare il burnout. In tal senso, l’Ordine sottolinea la necessità di attuare e valorizzare piani aziendali specifici, come il “Piano sul Benessere Organizzativo 2025-2027” dell’AOUS, per prevenire l’abbandono della professione. Garantire le “sacrosante” ferie non è solo un obbligo contrattuale, ma una necessità biologica per mantenere alta la qualità dell’assistenza e la sicurezza del paziente.
Una crisi sistemica che richiede unità
È bene precisare che tale complessa situazione non è imputabile a una mancanza di volontà locale: l’AOUS si trova a fronteggiare una congiuntura storica di carenza di personale che sta colpendo l’intera sanità nazionale. Non si tratta di cercare colpevoli, ma di unire le forze per trovare soluzioni sostenibili.
“Siamo fiduciosi nella volontà dell’Azienda di affrontare queste criticità con determinazione – dichiara il Presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP Massimo Ferrandi, rimarcando la posizione dell’istituzione – Siamo pienamente coscienti che la difficile situazione attuale non sia dovuta a una scarsa volontà delle Aziende Sanitarie, ma rifletta un momento storico di insufficiente disponibilità di personale che sta soffrendo tutto il settore salute italiano. Tuttavia, non possiamo ignorare le criticità che colpiscono i nostri iscritti, chiamati a sacrifici personali non più sostenibili nel lungo periodo”.
“Come Ordine – prosegue Ferrandi – confermiamo la nostra disponibilità alla massima collaborazione con la Direzione Aziendale, qualora ce ne fosse bisogno e pur nei limiti delle nostre possibilità ordinistiche. Il nostro obiettivo resta comune: agire come facilitatori per trovare soluzioni che possano coniugare il benessere dei professionisti con i bisogni di salute, sacrosanti e primari, della cittadinanza. Rimaniamo pronti a disposizione – conclude Ferrandi – fiduciosi che solo attraverso la valorizzazione anche economica e di possibilità di eventuale sviluppo di carriera di ogni singola figura sanitaria si possa frenare l’emorragia di talenti e garantire un futuro solido alla nostra sanità pubblica”.




