L'iniziativa si terrà il 22 ottobre alle ore 17,00. Due pubblicazioni dedicate a differenti ambiti della ricerca zoologica: lo studio e la conservazione delle collezioni museali e l’osservazione delle specie nei loro ambienti naturali
SIENA. Raccogliere, studiare, descrivere e far conoscere: è questo il filo conduttore di “Zoografie. Anfibi, rettili, uccelli: due percorsi di conoscenza”, l’iniziativa organizzata dall’Accademia dei Fisiocritici in collaborazione con il Gruppo Species, il 22 ottobre alle 17. L’incontro potrà essere seguito anche in diretta sul canale YouTube Accademia Fisiocritici Siena. Punto di partenza sono due libri: “Catalogo degli anfibi e rettili del Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici” edito dall’Accademia senese e “Gli uccelli del torrente Arbia. Uno studio ornitologico nel Chianti”, realizzato dal Gruppo Species di Colle Val d’Elsa.
Due pubblicazioni dedicate a differenti ambiti della ricerca zoologica: lo studio e la conservazione delle collezioni museali e l’osservazione delle specie nei loro ambienti naturali.
Intervengono Giuseppe Manganelli, zoologo dell’Università di Siena e Presidente dell’Accademia dei Fisiocritici, Andrea Benocci, Conservatore del Museo di Storia Naturale dei Fisiocritici e Martino Danielli del Gruppo Species di Colle Val d’Elsa (Siena).
Il primo volume presenta la collezione di anfibi e rettili del Museo, un patrimonio di notevole valore scientifico, storico e conservazionistico costituito da oltre 800 campioni, dei quali soltanto 82 esposti al pubblico. Circa l’80 per cento dei reperti è conservato in liquido; la parte restante comprende esemplari tassidermizzati, scheletri, pelli, uova e preparati “pietrificati” mediante una particolare tecnica.
Il catalogo inaugura la nuova collana editoriale dell’Accademia, “Cataloghi”, dedicata alla descrizione e alla valorizzazione del patrimonio museale. La pubblicazione è il risultato di anni di lavoro condotto dagli zoologi Giuseppe Manganelli e Andrea Benocci, dal tassidermista e preparatore zoologico Fabrizio Cancelli e dal fotografo naturalista Giovanni Cappelli. Oltre a descrivere le specie presenti, il volume riporta per ogni reperto tutti i dati conosciuti relativi alla raccolta, alla provenienza, alla storia e allo stato di conservazione. Questa collezione erpetologica ha cominciato a formarsi nell’Ottocento attraverso acquisizioni, donazioni e scambi con altre istituzioni museali. Ancora oggi continua ad arricchirsi a seguito spesso del recupero di esemplari investiti e uccisi dal traffico veicolare e di tartarughe marine rinvenute spiaggiate lungo le coste toscane. Le diverse provenienze dei reperti conferiscono alla raccolta un’ampia rappresentatività geografica. Uno dei pezzi più pregiati è un tuatara, raro rettile della Nuova Zelanda considerato un “fossile vivente” in quanto unico rappresentante ancora esistente di un antichissimo gruppo un tempo molto diffuso: l’esemplare senese fu acquisito negli anni ’80 dell’Ottocento dal Museo Zoologico di Firenze nell’ambito di uno scambio di materiali. Numerosi reperti provengono dall’Africa, in particolare dalla Libia e dall’Eritrea, come il grande pitone di Seba esposto all’inizio della sezione zoologica, o altri, come camaleonti, scinchi, serpenti e rospi in alcool, che rimandano all’esperienza coloniale italiana di inizio ‘900, quando vari campioni raccolti nei possedimenti d’oltremare furono inviati al museo a scopo scientifico. La collezione comprende anche reperti locali di notevole interesse, appartenenti a specie oggi rare o scomparse nei dintorni di Siena. È il caso di alcuni rospi smeraldini prelevati nell’agosto del 1898 alle porte della città, “fuori Porta Tufi”, e un ululone dal ventre giallo rinvenuto nei dintorni di Rosia nel maggio del 1900: reperti che permettono di ricostruire i cambiamenti avvenuti nel tempo nella biodiversità del territorio.
Il secondo volume è invece il risultato di un monitoraggio dell’avifauna che abita i primi 24 chilometri del torrente Arbia vicino Siena, dalle sue sorgenti fino al paese di Pianella attraverso i comuni del Chianti storico: Castellina, Radda, Gaiole. Lo studio è firmato da naturalisti e biologi del Gruppo Species: Martino Danielli, Daniele Cavazzoni, Filippo Ceccolini, Serena Conforte, Taslima Gosani, Isabelle Minder. La ricerca si è svolta in un paesaggio suggestivo e selvaggio, caratterizzato da una limitata presenza umana in cui si sono evidenziati habitat ricchi di biodiversità: è quanto è emerso dai censimenti effettuati sulle rive e sulla fascia riparia entro i 30 metri dal corso d’acqua, sia nella stagione invernale, sia in quella primaverile-estiva per documentare la presenza delle specie stanziali e migratrici nei vari periodi dell’anno.
Superiore alle attese è stato il numero delle specie di uccelli rilevate: ben 77, alcune delle quali anche poco comuni nel territorio senese e di interesse conservazionistico. Accanto alle specie più prettamente acquatiche, come alcuni aironi, il germano reale, il bellissimo martin pescatore o il caratteristico merlo acquaiolo, se ne trovano altre boschive, come tanti piccoli passeriformi, e perfino maestosi rapaci, come l’imponente biancone.
La ricerca evidenzia il grande valore naturalistico degli ambienti attraversati dall’Arbia e richiama la necessità di una tutela più consapevole e condivisa, capace di coinvolgere cittadini e istituzioni nella salvaguardia di un patrimonio da consegnare integro alle generazioni future.
Attraverso le collezioni del Museo e l’osservazione diretta sul campo, i due volumi mostrano così come la ricerca, la documentazione scientifica e la divulgazione possano contribuire alla conoscenza e alla conservazione della biodiversità.
Diretta sul canale YouTube dell’Accademia dei Fisiocritici


