
SIENA. “Quello del taglio degli alberi lungo i fiumi e anche nei tratti boschivi nei quali scorrono i corsi d’acqua è un tema di grande interesse per il Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud. L’azione di difesa delle comunità dal rischio idraulico, in un’ottica di sviluppo sostenibile e di tutela del nostro ambiente, non può che andare di pari passo con tecniche di taglio sempre più in armonia con la natura e la biodiversità”.
Federico Vanni, presidente del Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud, interviene nel dibattito che si è acceso negli ultimi giorni con interventi di associazioni e del Parco della Maremma.
“È giusto ricordare – afferma il presidente di Cb6 – che il dibattito in questione non riguarda interventi effettuati dal nostro ente, ma proposti da privati che dovranno comunque essere autorizzati dagli enti competenti. Può capitare che questo tipo di attività sia svolta anche direttamente dal Consorzio, in questi casi occorre, oltre alla competenza, agire con responsabilità e attenzione, con il supporto di attente valutazioni scientifiche”.
“Il taglio degli alberi e della vegetazione ripariale – ricorda Vanni – è un tema ricorrente anche negli incontri che sto portando avanti con i 56 Sindaci del nostro comprensorio. Soprattutto nelle zone montane le conseguenze di tagli non eseguiti correttamente possono creare gravi problematiche anche di tipo idraulico, si pensi al materiale abbandonato e non correttamente gestito, che, in caso di piogge, può costituire ostruzioni nei corsi d’acqua con conseguenze facilmente immaginabili. Una riflessione che coinvolga più soggetti è quindi auspicabile e per questo, già nella prossima settimana incontrerò il presidente del Parco della Maremma. L’ambiente e la biodiversità, insieme al mantenimento della funzionalità idraulica sono e saranno la cornice di tutti i nostri interventi”.
“Già dal 2019 – ricorda il direttore generale Fabio Zappalorti – abbiamo in atto una collaborazione scientifica, proprio su questo tema, con le tre università toscane. La finalità alla base degli studi richiesti agli atenei era chiara: come possiamo intervenire per rendere più sicuri i corsi d’acqua riducendo al minimo l’impatto sull’ambiente? Quando è opportuno tagliare? Quanto e come?”.
“Il lavoro delle università – prosegue Zappalorti – ha creato un nuovo modello di intervento, che ci piace definire manutenzione gentile, e che rispetta le indicazioni scaturite dal confronto con il mondo accademico. Oggi tutti i nostri interventi in ambito fluviale non soltanto tengono conto della necessità di ridurre il rischio idraulico, ma anche di garantire il rispetto della biodiversità e della qualità dei nostri corsi d’acqua. Così la manutenzione gentile è diventata un modello nazionale e, dopo un primo periodo di scetticismo, siamo felici di vedere che questa nuova impronta nei nostri interventi è riconosciuta anche dalle associazioni ambientaliste”.
“Ovviamente – conclude il presidente Vanni – rilancio il messaggio manifestato direttamente ai sindaci che ho già incontrato. Siamo un ente al servizio del territorio, disponibile a confrontarsi e a supportare le istituzioni in tutto ciò che ci viene chiesto. Forti di una squadra di professionisti validi ed esperti, che lavorano ogni giorno per il territorio e con tutti i soggetti che lo vivono, abbiamo riattivato la discussione sul contratto di fiume dell’Ombrone sia nel tratto senese che grossetano. Parliamo di uno strumento fondamentale per affrontare correttamente e insieme una discussione sul nostro fiume”.