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Rosanna Zari: “Lupi: intervenire ora si può e si deve”

Le parole dell'agronoma, per dieci anni vice presidente nazionale del Conaf. Di recente ha moderato un convegno proprio dedicato ai lupi, in provincia di Siena, in val d’Orcia

SIENA.  Sono ovunque, lo sappiamo, soprattutto tra Toscana e Emilia. Dopo l’allarme arrivato in Umbria un paio di settimane fa, con una bimba di 4 anni aggredita, ora i media ci dicono che si sono avvicinati alle case anche in Casentino, in provincia di Arezzo, dove un intero paese è ostaggio dei lupi che terrorizzano gli abitanti e fanno anche razzia dei loro gatti. Così viene riportato dai media. E così il tema torna all’attenzione di tutti, non solo delle aziende che quotidianamente fanno i conti con il dilagare di questo animale che aggredisce le greggi. “Le norme europee permettono di intervenire, ora è necessario farlo e anche intervenire per favorire strumenti di dissuasione oltre che aiuti alle imprese. Controlli, catture e abbattimenti controllati, informazione al cittadino, modifica dei rimborsi che avvengono solo se ci sono recinzioni o altri strumenti di dissuasione. Sono queste le strade”.

A dirlo Rosanna Zari, agronoma, per dieci anni vice presidente nazionale del Conaf, Consiglio Ordine Nazionale Dottori Agronomi e Dottori Forestali. Di recente ha moderato un convegno proprio dedicato ai lupi, in provincia di Siena, in val d’Orcia.

Partiamo dai dati di questo fenomeno. “Le zone più colpite sono i territori dell’Appenino tosco emiliano. La popolazione dei lupi dal 2014 è cresciuta in 3 anni del 35%. Uno studio parlava di 1600 capi nella zona dell’Appennino nel 2014 e i 1860 nel 2017. In questo momento la densità più alta riguarda la Toscana, con 6,8 lupi ogni 100 metri, quadri e l’Emila, con 10 ogni 100 metri quadri”, spiega Zari.

Il perché dell’aumento è facile da capire: la disponibilità di cibo. “Quando il lupo ha a disposizione un gregge per lui è più facile procurarsi il cibo. Ed è qui che diventa più aggressivo con il fenomeno dell’over killing, che vuole dire che l’animale preda e uccide più individui del gregge oltre le proprie necessità alimentari”.

La caccia del lupo provoca danni diretti e indiretti. Il ritorno del lupo arriva da progetti di reintroduzione dei grandi carnivori, progetti europei, ma la disponibilità di cibo, soprattutto di greggi ovini ma anche bovini, porta questi animali alle porte delle città. “Come sta accadendo in Casentino”. Il fenomeno provoca danni “diretti” perché una pecora può costare fino a 300 euro, invece i rimborsi stanno attorno a 180 euro, e “indiretti” perché gli animali vanno in stress, rimangono letteralmente terrorizzati, le femmine possono abortire, perdere il latte. Non solo, gli animali possono disperdersi, possono fuggire per paura. “E questi ultimi non vengono rimborsati –  aggiunge Zari – per questo ai danni indiretti va aggiunto il fenomeno della dispersione. E non è finita. Immaginatevi le spese per il veterinario e lo smaltimento degli animali morti”.

Cosa fare allora. “L’unione Europea ha declassato il lupo da specie particolarmente protetta a specie protetta –  fa notare Zari –  quindi adesso possiamo procedere a fare selezione, a fare catture e anche abbattere gli animali a rischio. In questo momento in Italia possiamo procedere su 160 animali”. Poi ci sono gli strumenti di dissuasione nelle aziende. “Ma occorrono anche interventi di finanziamento per rafforzarli, renderli più efficaci. Reti e cani che attualmente vengono impiegati non sono così utili e hanno costi altissimi per le aziende. Rimborsi e finanziamenti sono attributi alle Regione, come i piani di cattura. E’ urgente agire. Anche perché i rischi, oltre che per le aziende e l’uomo in modo diretto, come si è visto, si spostano anche sulle produzioni agricole e la qualità”.

Del resto le aziende potrebbero infatti spostare le greggi dal pascolo alle stalle. “Esattamente, in strutture chiuse. Con consumi di energia che salgono, cambiamenti delle caratteristiche del prodotto, perché è diversa l’alimentazione dell’animale, e anche perdite in termini ambientali stretti, per le funzioni che il gregge svolge sull’ambiente.  Ultimo ma non ultimo, la comunicazione al cittadino, è fondamentale”, aggiunge Zari, e infine un monito: “Il lupo è un animale selvatico, non si può addomesticare, questo tutti lo devono tenere presente. Per questo controlli e informazioni sono centrali”.

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