"Le risposte pervenute lasciano aperte alcune domande a cui è importante dare chiara risposta"
SIENA. E’ pervenuta ieri, in tempi abbastanza celeri, la risposta del Difensore Civico della Toscana -1233142842 alla nostra richiesta di chiarimenti relativa all’inquinamento da gasolio delle Fonti di Pescaia, basata su quanto abbiamo appreso dall’ARPAT a seguito del loro intervento.
Pur ringraziando il Difensore Civico per il suo intervento, le risposte pervenute lasciano aperte alcune domande a cui crediamo importante riuscire a dare chiara risposta.
Si dice, ad esempio, che il 30 ottobre si è verificata una perdita di 20.000 litri di gasolio “a seguito dei lavori per l’adeguamento antincendio delle cisterne interrate” e che l’impresa incaricata della manutenzione ha iniziato subito “l’aspirazione mediante autospurgo delle acque in uscita dalla fonte di Pescaia”.
Ma al Comune risulterebbe, come dichiarato dall’assessore, che il primo indizio della perdita di gasolio sia arrivato dai dipendenti comunali che, nel corso della consueta ispezione all’interno della fonte e relativo bottino, hanno avvertito l’odore dell’idrocarburo. Quindi lo sversamento era iniziato senza che la ditta se ne fosse accorta?
Si dice che il “soggetto responsabile” ha provveduto a “verificare e sottoporre a prova di tenuta le cisterne con esito positivo”. Ma quindi da dove è uscito il gasolio? E le cisterne, allo stato attuale, sono ancora vuote o nuovamente operative?
La prima parte dell’acqua inquinata sembra sia stata correttamente conferita come rifiuto “speciale”, ma adesso la ditta avrebbe richiesto di poter procedere sul posto all’immissione nella fognatura nera, dopo aver sottoposto le acque a idoneo trattamento anti-inquinante. Raccomandiamo alla Regione, cui compete autorizzare tutto questo, la massima sorveglianza, per non compromettere il funzionamento del depuratore di Isola d’Arbia nel quale confluisce la fognatura nera. Tuttavia, quelle che sono fuoriuscite prima della scoperta dello sversamento dove sono finite? Ci sono stati controlli sull’inquinamento del fosso che scorre verso la Tressa e sui terreni circostanti? Ci sono rischi per eventuali pozzi artesiani o altre fonti di captazione anche solo per uso irriguo?
A un certo punto il Difensore Civico conferma che “gli interventi eseguiti hanno avuto buon esito […] senza tuttavia riportare i valori di concentrazione dell’inquinante al di sotto dei limiti di accettabilità per le matrici ambientali interessate”.
Se ne deduce che l’inquinante è al di sopra dei limiti consentiti, confermando quindi l’inquinamento delle matrici ambientali interessate: come intendono procedere per bonificare l’area inquinata?
Non nascondiamo poi sincera preoccupazione per il gasolio che è penetrato fin nei condotti dei bottini scavati nell’arenaria.
Concludendo, da cittadini riteniamo discutibile il comportamento delle istituzioni pubbliche che hanno dapprima scelto il silenzio per poi cercare, in modo che ci è sembrato piuttosto maldestro, di minimizzare l’accaduto a fronte delle giuste e comprensibili richieste di chiarimento dei cittadini. Abbiamo un enorme e prezioso patrimonio storico-artistico che deve essere tutelato, prima di tutto da parte del suo legittimo proprietario, il Comune di Siena. Crediamo che il rapporto fiduciario tra Amministrazione Comunale e cittadinanza debba essere improntato alla massima trasparenza e collaborazione, anche davanti a fatti come questi.
IL COMITATO SPONTANEO AMICI DEI BOTTINI E DELLE FONTI STORICHE




