Perché la differenziata non sale e perché gli inceneritori devono "mangiare" rifiuti
di Lexdc
SIENA. Per ben due anni i cittadini di Siena non hanno pagato la sovrattassa del 20% sulla raccolta differenziata, nel 2010 e nel 2011. La percentuale di raccolta infatti era rispettivamente del 45,23% e 46,82%, appena superiore al limite di legge del 45% della normativa in vigore in quel momento. Una legge che prevedeva il passaggio a una percentuale di raccolta al 65%, perché la comunità europea aveva immaginato che le amministrazioni virtuose, seguendo un percorso di crescita, avrebbero incrementato il servizio. Invece anche in questo settore Siena è andata incontro al declino: 45,65% nel 2012, 45.44% nel 2013, 45% nel 2014, 43,97% nel 2015. Si dirà che sono minime differenze di percentuali, solo che l’obiettivo di un aumento del 20% della raccolta previsto dalla legge non è stato nemmeno cercato. E così in tutti questi ultimi anni, i senesi sono tornati a pagare la sovrattassa del 20% sui rifiuti, mentre i nostri governanti politici pensavano a scannarsi sul Monte, sulla Robur, sulla Mens Sana dei tempi d’oro, il conto l’hanno servito ai cittadini.
Cittadini che pure sono abbastanza diligenti, se andiamo a vedere vicino ai cassonetti. Dove arriva un camion che prende solo quello che si trova nella campana verde, un altro ritira l’umido, un terzo si prende solo il contenuto del cassonetto giallo, carta e cartone. Con questi presupposti il salto di qualità, l’arrivare al 65% sembra fattibile. Dov’è l’inghippo? A qualcuno potrebbe nascere un retropensiero che poi, in sede di discarica, non si approfondisca la disamina del contenuto del cassonetto grigio, la cosiddetta indifferenziata. O addirittura che ci sia un rimescolamento del già separato. A che pro, non è dato sapere, ma è sicuro che Siena è tutt’altro che una città a misura ecologica.
Ci è stato raccontato che Siena è una provincia virtuosa perché possiede il ciclo completo per lo smaltimento, grazie al termovalorizzatore di Poggibonsi. Sienambiente, oggi Sei Toscana, aveva dichiarato a suo tempo che l’impianto ha una capacità di 70.800 tonnellate/anno. E che il Protocollo d’intesa, voluto a salvaguardia dei cittadini di Poggibonsi e San Gimignano, obbligava a che fossero conferiti soltanto rifiuti della Provincia di Siena. Provincia che, nel 2015, dati ARRR (Agenzia Regionale Recupero Risorse) avrebbe prodotto 165.000 tonnellate circa di RU (Rifiuti Urbani Indifferenziati). Con la raccolta differenziata fatta a norma di legge (65%) al termovalorizzatore andrebbero appena 57.750 tonnellate; conferendo invece il 43,97% alla differenziata, le tonnellate disponibili per l’inceneritore salgono a 90.000.
Considerazioni semplicistiche, quelle sopra descritte, non facili da trovare perché i comunicati di Sei Toscana non spiegano nulla in proposito e costringono a un certosino lavoro di ricerca (e di calcolatrice). Quello che non ci meraviglia è che ad Arezzo, se possibile, in questo senso la situazione è ancora peggiore. E siamo sempre nell’ambito di Sei Toscana. Gli aretini la sovrattassa l’hanno sempre pagata e nel 2015 la percentuale di differenziata è stata del 42,44% (in leggero aumento). La città ha un inceneritore in località San Zeno, sul quale si vorrebbe fare un ampliamento da 13.000 tonnellate/anno. Chissà se hanno previsto il quadruplicamento degli arrivi turistici o l’accoglimento di tutti i migranti che sbarcheranno in Sicilia la prossima estate. Certo è che se aumentassero la quantità di differenziato – almeno fino al limite minimo previsto – non ci sarebbe bisogno di spendere soldi pubblici nell’ampliamento, né di pagare soprattasse… oltre che a una quantità di fumi in ambiente minore, che è sempre una gran cosa. Volevate sapere anche i dati del 2016? Se quelli del 2015 sono arrivati a gennaio 2017, avete da aspettare ancora un anno… e intanto la sovrattassa galoppa e non attende.