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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Appello a Meloni per uno sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili

L'iniziativa nazionale è promossa da TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione

TOSCANA. Cresce anche in Toscana il fronte di amministratori locali, studiosi, rappresentanti di associazioni e comitati territoriali che chiedono al Governo una pianificazione nazionale delle energie rinnovabili capace di coniugare la transizione energetica con la tutela del paesaggio, dell’agricoltura e del patrimonio storico e culturale.

All’appello nazionale promosso da TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione, indirizzato alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, hanno aderito numerosi rappresentanti della Toscana, tra cui i sindaci Andrea Pieragnoli (Casole d’Elsa)Giuseppe Gugliotti (Sovicille)Barbara Belcari (Sorano)Jessica Pasquini (Suvereto)Mirco Morini (Manciano)Anna Trassi (Lamporecchio)Emanuele Piani (San Godenzo), insieme ad assessori, vicesindaci e consiglieri comunali provenienti da diverse province della regione.

Tra i firmatari figurano inoltre personalità del mondo accademico e culturale quali la cantautrice Nada Malanima, David Fanfani, docente di Urbanistica dell’Università di Firenze, Massimo Rovai, docente dell’Università di Pisa e presidente di Slow Food Toscana, Paolo Agnelli del Museo di Storia Naturale dell’Università di Firenze, Daniela Poli, professoressa ordinaria di Urbanistica, Francesco Pratesi, presidente di Italia Nostra ToscanaTiziana Vigni,  presidente di Atto Primo Salute Ambiente e Cultura, oltre a rappresentanti di Italia Nostra FirenzeItalia Nostra Siena, del mondo agricolo e di numerose associazioni e comitati impegnati nella tutela del territorio, tra cui Crinali LiberiComitato Ambiente SienaAmici della Terra VersiliaAssociazione Regionale ADiC Toscana APSCER SienaenergiePubblica Assistenza Montagnola SeneseMiriam Pizzi dell’Associazione Culturale Serpe Regolo di SovicilleGiovanni Tricca de I Cammini di Francesco in ToscanaSimonetta Pepi dell’Associazione Ampugnano per la Salvaguardia del Territorio Crinali Bene ComuneComitato Salviamo Biancarda e Poggio Tre VescoviComitato Cittadini di Piano di MommioComitato Crinali Liberi LondaComitato AmpugnaNOComitato Pro MontautoComitato Terre Val di Cornia, Comitato Tutela Oasi I PogginiComitato Acqua Pubblica Arezzo e numerose altre realtà territoriali.

L’appello non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma denuncia l’assenza di una pianificazione nazionale efficace che indirizzi gli impianti verso aree già compromesse o industrializzate, evitando la progressiva industrializzazione di campagne, crinali e paesaggi di elevato valore ambientale e storico.

Secondo i promotori, gli investimenti dovrebbero privilegiare tetti, aree produttive dismesse, parcheggi, cave esaurite, autoconsumo e comunità energetiche, salvaguardando il suolo agricolo e quei paesaggi che costituiscono una delle principali ricchezze economiche della Toscana e dell’Italia.

L’iniziativa nasce dalla convinzione che la transizione energetica debba essere governata con criteri di equilibrio e di interesse pubblico, evitando che l’assenza di una regia nazionale favorisca fenomeni speculativi e trasformazioni irreversibili del territorio.

L’appello completo è stato inviato alla Presidente del Consiglio il 4 luglio scorso ed è sottoscritto da centinaia di amministratori locali, studiosi, rappresentanti di associazioni, comitati e cittadini provenienti da tutta Italia.

L’appello completo è stato inviato alla presidente del Consiglio il 4 luglio scorso ed è sottoscritto da centinaia di amministratori locali, studiosi, rappresentanti di associazioni, comitati e cittadini provenienti da tutta Italia.

Ecco l’appello 
Gentile presidente Giorgia Meloni,
nel recente intervento all’assemblea di Confagricoltura, Lei ha ricordato che gli agricoltori sono custodi
dell’ambiente e del paesaggio e che il territorio ricevuto in eredità deve essere consegnato integro alle
generazioni future.
Sono parole che condividiamo profondamente. Perché l’agricoltura non produce soltanto cibo: custodisce il territorio, modella il paesaggio e conserva una parte essenziale dell’identità italiana.
È proprio partendo da quelle parole che Le scriviamo.
La transizione energetica è necessaria. Rafforzare la sicurezza energetica e ridurre la dipendenza
dall’estero è un obiettivo condivisibile. Ma una cosa è la transizione energetica, un’altra è trasformare l’Italia in una piattaforma industriale energetica diffusa, senza una regia nazionale capace di distinguere tra ciò che è compatibile e ciò che non lo è.

Oggi migliaia di progetti eolici e fotovoltaici interessano campagne, crinali, montagne e paesaggi rurali
di altissimo valore ambientale e culturale, con distese di ettari di pannelli e pale eoliche alte oltre 200
metri, come i più alti grattacieli d’Italia. Interventi spesso promossi da società nate da poco, prive di una
reale storia industriale e talvolta riconducibili a grandi fondi finanziari e operatori esteri, che non hanno
alcun legame con i territori coinvolti e ai quali poco importa del patrimonio agricolo, paesaggistico e
culturale italiano.
Il problema non è soltanto il numero degli impianti. È l’assenza di una pianificazione credibile. Le aree idonee avrebbero dovuto indirizzare gli investimenti verso luoghi già compromessi o compatibili, ma oggi non rappresentano un vincolo realmente efficace. Le norme nazionali si sovrappongono a quelle regionali, si moltiplicano ricorsi e controricorsi, i tribunali amministrativi diventano arbitri della trasformazione del territorio, mentre i progetti continuano ad avanzare anche in aree di elevatissimo pregio paesaggistico e ambientale.

Una trasformazione di questa portata non può essere governata dal contenzioso amministrativo. Serve
una strategia nazionale chiara, stabile e vincolante, che individui dove gli impianti possono essere realizzati e dove invece devono essere esclusi.

Esiste poi una questione che tocca direttamente il principio di sovranità territoriale. Molti impianti vengono dichiarati opere di pubblica utilità, aprendo la strada a procedure espropriative nei confronti di 
proprietari agricoli e comunità locali. È difficile spiegare agli italiani perché il principio della pubblica utilità debba essere utilizzato per favorire operazioni che producono profitti privati e impatti permanenti sul paesaggio.

Occorre inoltre aprire una riflessione seria sulla sostenibilità economica di questo modello. Negli ultimi quindici anni alle fonti rinnovabili sono stati destinati circa 170 miliardi di euro attraverso incentivi che, in larga parte, sono stati trasferiti sulle bollette di famiglie e imprese, mentre ulteriori decine di miliardi sono stati recentemente messi a disposizione dall’Unione Europea sotto forma di nuovo debito autorizzato a carico dei contribuenti per sostenere questo modello di sviluppo. Si tratta di risorse enormi che dovrebbero essere orientate prioritariamente verso l’autoconsumo, le comunità energetiche, l’efficienza energetica, i tetti di abitazioni e capannoni industriali, sostenendo famiglie e imprese italiane, anziché alimentare le rendite finanziarie di grandi gruppi che spesso operano lontano dai territori sui quali investono.

Difendere il paesaggio non significa essere contro le energie rinnovabili. Significa pretendere che la
transizione sia governata con equilibrio e buon senso. Significa utilizzare tetti, aree industriali dismesse, parcheggi, cave esaurite e superfici già artificializzate, evitando di consumare suolo agricolo e
compromettere paesaggi che rappresentano una risorsa economica oltre che ambientale.

L’Italia ha già pagato un prezzo elevato alla globalizzazione e a scelte industriali spesso miopi. Abbiamo
visto ridursi il peso della manifattura, perdere competitività interi comparti produttivi e indebolirsi
progressivamente il settore dell’automotive. Oggi rischiamo di compromettere altre due grandi
ricchezze nazionali: il turismo e l’agroalimentare. Milioni di persone scelgono l’Italia non per le sue infrastrutture industriali, ma per la bellezza dei suoi paesaggi, dei suoi borghi, delle sue campagne e dei suoi territori. Allo stesso modo il valore del Made in Italy agroalimentare deriva anche dall’unicità dei luoghi in cui nasce. Distruggere o banalizzare quel
patrimonio significa indebolire due dei principali motori economici del Paese.

Gentile presidente, Lei ha sempre parlato di radici, comunità e identità nazionale. La patria, di fatto, non è un concetto astratto: è il territorio, sono le campagne che producono il cibo italiano, sono i paesaggi che raccontano la nostra storia.
Per questo molti cittadini confidano che proprio questo Governo, che più di ogni altro richiama il valore dell’identità nazionale, sappia farsi garante della tutela del paesaggio italiano, patrimonio insostituibile della nostra cultura, preservandolo da trasformazioni profonde e irreversibili alimentate da incentivi pubblici miliardari pagati dagli italiani.

La storia giudica i governi per ciò che costruiscono, ma anche per ciò che lasciano distruggere. E sarebbe un paradosso che proprio sotto il Governo, che ha fatto della difesa dell’identità italiana una delle sue bandiere, si consumasse una trasformazione capace di alterare profondamente il volto dell’Italia e di compromettere quel patrimonio storico, culturale e paesaggistico che la Costituzione riconosce come valore fondante della Repubblica.
Perché l’energia si può produrre, e si potrà produrre, in molti modi. La bellezza del nostro Paese, invece, una volta distrutta, non potrà essere restituita alle generazioni future. 

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