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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Il vino non conquista più: “È ora di far innamorare una nuova generazione”

Lo dice Federico Minghi presidente di My Italy Experiences promotore del Manifesto per Siena

SIENA. «Il vino non si vende più solo con il cavatappi: si vende con la testa e con il cuore». È da questa consapevolezza che Federico Minghi, senese, presidente di My Italy Experiences e promotore del Manifesto per Siena, interviene nel dibattito nel settore del vino citando i dati dell’OIV e dell’American Association of Wine Economists.
 
Il punto di partenza è un cambiamento profondo nelle abitudini di consumo.
 
Minghi ricorda che il consumo mondiale di vino ha raggiunto livelli tra i più bassi degli ultimi settant’anni. Nell’ultimo anno preso in considerazione la contrazione globale è stata di 570 milioni di litri. In Italia il calo indicato è del 9,4%, pari a 210 milioni di litri in meno; negli Stati Uniti del 4,2%, in Germania del 4,3% e in Cina del 13%. Minghi ha inoltre richiamato un dato significativo sulle nuove generazioni: oltre il 60% dei giovani, secondo quanto citato nel suo discorso, sceglie la moderazione.
 
«Questa non è una crisi di qualità, è una rivoluzione culturale dello stile di vita», ha sottolineato. Una trasformazione che, secondo Minghi, richiede al settore di superare le tradizionali logiche commerciali e di costruire un rapporto nuovo con il pubblico, soprattutto con chi oggi cerca nel vino significati, esperienze e valori.
 

La prima strada è lo storytelling autentico. «Smettiamo di vendere liquido e iniziamo a vendere valori»: per Minghi, ogni bottiglia deve poter raccontare una storia fatta di persone, famiglie, sostenibilità e territorio.

 
Il valore del prodotto non risiede soltanto nelle sue caratteristiche, ma anche nell’identità e nel lavoro che rappresenta. «I giovani non comprano né gradi alcolici né tannini: comprano il perché facciamo quel vino», osserva.
 
La seconda sfida riguarda il linguaggio. Una comunicazione troppo tecnica e autoreferenziale rischia di creare una distanza tra il mondo del vino e le persone che vorrebbero scoprirlo. Per questo Minghi propone parole più fresche, comprensibili ed emozionali, capaci di coinvolgere senza rinunciare alla competenza. La sua sintesi è netta: «Meno cattedra e più emozione».
 
La terza direttrice è l’enoturismo d’eccellenza, indicato nel discorso come un comparto in crescita del 12% annuo. «Chi compra una bottiglia vuole calpestare la terra da cui nasce», afferma Minghi. Visitare una cantina, incontrare i produttori, conoscere le storie delle famiglie e scoprire i paesaggi d’origine significa trasformare il vino in un’esperienza che lascia un ricordo e rafforza il legame con il territorio. La cantina diventa così non soltanto un luogo di produzione, ma uno spazio di accoglienza, cultura e racconto.
 
È una prospettiva che si intreccia con la visione portata avanti da Minghi attraverso My Italy Experiences e il Manifesto per Siena: valorizzare le eccellenze locali, rafforzare l’identità cittadina e creare nuove connessioni tra cultura, turismo, imprese e comunità. In un territorio in cui storia, paesaggio e tradizione vitivinicola si incontrano, il vino può diventare uno strumento per promuovere esperienze autentiche e contribuire a nuove opportunità di sviluppo.
 
«Il futuro del vino non è far bere di più, ma far innamorare di più», conclude Minghi. Perché la sfida non è inseguire soltanto i consumi, ma far riscoprire il valore di ciò che si trova dietro ogni bottiglia: le persone, le storie e i territori che rendono il vino parte della nostra cultura.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Federico Minghi è esperto di marketing territoriale e Brand Ambassador di Food&Wine Italia e Travel+Leisure Italia. Attraverso My Italy Experiences coordina la selezione delle migliori aziende per l’edizione di ValleyLife Siena, Val d’Orcia e Amiata. Firma storica di Panorama, collabora inoltre con importanti progetti editoriali dedicati al turismo e all’enogastronomia e cura il “Borsino delle Eccellenze Toscane” pubblicato da Toscana Today.
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