AMIATA. Ormai è evidente che quello con l’Assessore Piccini è un dialogo inconcludente soprattutto ora che afferma: “porto i documenti” . La ragione risiede nel fatto che i riferimenti normativi e le rilevazioni ambientali vengono privati della loro portata effettiva e se ne offre una lettura parziale nascondendo le criticità reali che la geotermia arreca all’equilibrio ambientale della montagna.
NON E’ VERO innanzitutto che il limite di 100 MW non è più il metro con cui si giudica una centrale sull’Amiata. La verità che quando viene fissato il limite di 100 MW per la potenza delle centrali geotermoelettriche flash in Amiata (ora siamo a 120 e lo eravamo anche prima della Legge regionale 7/2019), il PAER individua il riferimento rispetto alla “vocazione socio economica dei territori”, concetto molto più ampio del limite sulle emissioni.
La Legge consente la realizzazione di nuovi impianti solo a condizione che il quadro emissivo non peggiori rispetto alla situazione precedente e vorremmo sapere come fa a non peggiorare se, con la previsione del raddoppio degli AMIS, si ha sì un contenimento delle emissioni di mercurio ed idrogeno solforato, ma tutti gli altri inquinanti (arsenico, boro, radon, CO2, metano etc.) vengono rilasciati in quantità direttamente proporzionali alla potenza installata e quindi aumentano inesorabilmente con questa.
Il Piano Ambientale ed Energetico Regionale (P.A.E.R.) non è superato dalla Legge Regionale 7/2019, che altrimenti lo avrebbe esplicitamente dichiarato, e rimarrà in vigore fino all’elaborazione del nuovo Piano Regionale per la Transizione Ecologica (P.R.T.E.) istituito con la Legge Regionale n. 35/2022 e non ancora approvato, quindi le sue indicazioni sono pienamente valide.
Quanto al piezometro David Lazzaretti, citato nel precedente documento, è quello più immediato anche perché è l’unico di cui disponiamo dei dati, basta andare sul sito www.sir.toscana.it; gli altri piezometri, come riportato anche nello Studio di Impatto Ambientale di ENEL per PC6, presentano andamenti perfettamente sovrapponibili, ad eccezione di due piezometri che evidentemente sono ubicati su falde sospese avulse dal contesto dell’acquifero generale.
I grafici dell’andamento della concentrazione di Arsenico misurati da ARPAT nelle acque delle sorgenti di Santa Fiora mostrano chiaramente il trend di crescita di questa sostanza, che ha raggiunto e qualche volta anche superato il valore limite per la potabilità di 10 microgrammi per litro; i tecnici dell’Acquedotto del Fiora, nel contributo istruttorio per la Valutazione di Impatto Ambientale della centrale Bagnore 4, dichiaravano la loro preoccupazione per questa crescita, da loro attribuita alle ricadute dell’Arsenico emesso dalle centrali sulle aree di ricarica delle sorgenti.

Quanto alle concentrazioni dei metalli pesanti nel sangue e nell’urina dei partecipanti allo Studio InVETTA, ci dovrebbero spiegare la causa degli eccessi rilevati (in particolare del tallio ma anche di altre sostanze emesse dalle centrali) anche in soggetti privi di qualsiasi legame alimentare con orti o altre attività agricole svolte in Amiata e, soprattutto, con i risultati relativi agli addetti ENEL, che mostrano concentrazioni ancora più elevate degli altri soggetti indagati, come chiaramente riportato nello Studio.
Il territorio dell’ Amiata sta subendo l’ennesimo assalto e, come ovvio, viene preceduto da chi, come l’assessore Piccini, vuole mascherare gli effetti che il notevole incremento delle centrali geotermoelettriche comporta. Assessore Piccini, perché si ostina a guardare il dito anziché la luna.
Cinzia Mammolotti
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