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Siena accoglie la terza edizione del progetto Xenos

Venerdì 13 e sabato 14 novembre il Festival di performance ideato da Cristiano Leone

di Giulia Tacchetti

SIENA. Nella sala Italo Calvino del Santa Maria della Scala il presidente Cristiano Leone ha presentato la terza edizione di Xenos, progetto da lui ideato, dedicato ai linguaggi della performance contemporanea con la direzione artistica di Anna Lea Antolini (il 13 e 14 novembre )negli spazi del complesso museale senese.

Cristiano Leone chiarisce che “La parola Xenos designa qualcuno che arriva e qualcuno che apre la porta. In greco una sola parola indica entrambi, lo straniero che giunge e l’ospite che lo riceve, come se l’incontro li rendesse una cosa sola”-.

Il Santa Maria della Scala è nato così, offrendo riparo ai pellegrini della via Francigena, ai poveri, la cura ai malati ed ai “gettatelli”. Anna Lea Antolini parla di “relazione” tra chi attraversa questo luogo e la sua materia viva – le sale, i passaggi, le altezze, i vuoti, le memorie. Il festival nasce proprio da questa capacità del Santa Maria della Scala di accogliere e nello stesso tempo di trasformare chi viene accolto. Gli artisti invitati sono chiamati a compiere un viaggio interiore e, quindi, molto personale dentro il museo. Vivere un’esperienza performativa con il corpo in relazione allo spazio del Santa Maria della Scala significa generare legami, connessioni, ascolti.

Una pluralità di esperienze, di sguardi e di presenze, che fanno della performance uno strumento per cogliere la complessità e la profondità dell’umano. I danzatori si avvicinano al pubblico fin quasi a sfiorarlo e nel Pellegrinaio, dove per secoli sono stati curati i malati, Marcos Morau conduce gli spettatori fino alla soglia della morte.

In Testamento, l’artista, coreografo e regista tra i più importanti del panorama internazionale, porta in scena con la compagnia La Veronal una riflessione intensa sul rapporto tra vita e morte, fragilità e spiritualità. Questa azione site specific non a caso è stata pensata per il Pellegrinaio, dove hanno convissuto per centinaia di anni vita e morte (14 novembre ore 20, Il Pellegrinaio-IV piano).

La terza edizione si focalizza sul tema tra corpo e spazio, artista e spettatore, tra ciò che un luogo custodisce e ciò che continua a generare nel presente. Ospita per la prima volta il Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto, unico centro coreografico nazionale, con due progetti Dansite, una selezione di esperienze in realtà virtuale dedicate al rapporto tra danza, tecnologia e patrimonio culturale; Microdanze, un percorso itinerante affidato a coreografi di primo piano come Francesca Lattuada, Antonella Bertoni, Diego Tortelli e Philippe Kratz (13 e 14 novembre).

Per Xenos Marco D’Agostin presenta una versione itinerante e cite specific di Catalogo, progetto creato per Marta Ciappina e costruito attorno ad una decisione definitiva: una danzatrice comunica al pubblico di volere smettere di danzare. Da qui una serie di danze d’addio. Catalogo si diffonde negli spazi del museo. Tre diversi atti coreografici, si disseminati nell’arco di una giornata, rimettono al centro il rapporto tra interprete e autore attraverso le firme di Emio Greco e Pieter C. Scholten, Sotterraneo, Francesca Pennini/CollettivO CineticO. Ritorna il tema della relazione creativa e del corpo come luogo di trasmissione.

Xenos coinvolge anche alcuni talenti senesi in ambito performativo con Simone Cristofori, Irene Stracciati, Francesca Duranti e la Compagnia Motus con le coreografie di Simona Cieri (la Corticella-III piano, 14 novembre dalle ore 11.00 alle ore 18.00). Il museo si trasforma in una testimonianza di ricordi, gesti, presenze.

L’installazione cite specific di Jacob Hashimoto Path to te Sky, ideata per la Corticella, non si trova più qui, ma è stata portata al SFMOMA di S. Francisco. Ci dispiace comunicarlo, perché si presentava come una metafora di questo spazio piccolo, di transito e di accoglienza, quasi come percorso della nostra vita, dalla cura al cielo. Creava una sorta di ponte illusorio verticale per spingere lo sguardo dal piccolo cortile verso l’alto.

Possiamo concludere che Xenos conferma una nuova visione del Santa Maria della Scala, da spazio di cura, attraversamento di pellegrini, accoglienza, a corpo-luogo vivo e sensibile, che non si limita a custodire il passato, ma si propone come luogo d’esperienza, visione, ascolto, che solo la “relazione” può suscitare.

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