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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mammolotti: “A proposito del punto per punto dell’assessore Piccini”

AMIATA. Da Cinzia Mammolotti riceviamo e pubblichiamo.

“Con un lungo documento pubblicato sul suo post personale e ripreso da Il Cittadino on-line, l’assessore Piccini del Comune di Piancastagnaio ribatte alle mie considerazioni sul convegno
svoltosi sabato 19 settembre scorso alla presenza del presidente Giani, del sindaco Capocchi, del presidente della Leonardo Macrì, dell’amministratore delegato di Enel Rossini, del dottor Dionisi per la piccola industria e Confindustria e del dottor Cavallini, ESG.

Era stata evidenziata l’assoluta mancanza di trasparenza del Piano, in particolare la scelta di non
consentire un dibattito pubblico sui temi all’ordine del giorno così da nascondere le enormi criticità legate allo sfruttamento geotermico in atto, che sarà incrementato con ulteriori due nuove centrali in Amiata per complessive 60 MW. Senza considerare, poi, che nella Delibera della Giunta regionale n. 167 del 17/02/2025, con la quale è stato approvato il Piano, sono previsti altri 140 MW, ma ai cittadini non è dato sapere dove saranno collocate le centrali.

L’assessore Piccini afferma di voler ribattere punto per punto alle questioni da me sollevate, ma fa
tutt’altro, inserendo altri elementi che evidentemente sono di suo particolare interesse: a partire dal mistero che ha avvolto la trattativa sviluppata dal presidente Giani con ENEL Green Power e che ha portato all’approvazione del Piano. A tale proposito ricordiamo che il presidente Giani ha partecipato ad un solo incontro con i cittadini, nonostante le numerose sollecitazioni, la sera di giovedì 13 febbraio 2025 ed il lunedì successivo. Noncurante delle richieste di chiarimenti avanzate dall’assemblea e rimaste prive di risposta, proponeva alla Giunta l’approvazione del Piano.

L’assessore Piccini, nel suo sforzo di ribattere punto per punto, dichiara “che non esiste alcun atto
segreto, perché la delibera è pubblica e chiunque può leggerla“. Vero, la delibera è pubblica e la conosciamo bene: due nuove centrali, PC6 a Piancastagnaio e Bagnore 5 a Santa Fiora per un totale di 60 MW, insieme a ulteriori 140 MW. Peccato però che gli atti allegati alla delibera sono
secretati. Cosa vi è scritto? E’ per questo motivo che i Comitati, insieme ad associazioni e imprenditori agricoli, si sono rivolti al TAR per rivendicare il loro diritto alla trasparenza e alla partecipazione come prevede la stessa Convenzione di Aahrus. Perché, quindi, non renderli pubblici?

Si sappia, poi, come l’assessore Piccini stesso riconosce, che il Piano Ambientale ed Energetico Regionale (PAER), approvato nel 2015 e tuttora in vigore, indica in 100 MW il “limite nell’equilibrio fra lo sfruttamento della risorsa con le tecnologie oggi impiegate e la vocazione socio economica del territorio”.

Siamo, già oggi, a 121 MW e c’è da chiedersi cosa sia cambiato in questi 12 anni. Lei giustifica tale incremento con il fatto che verranno utilizzate nuove tecnologie. Non risulta proprio
dal momento che gli impianti proposti utilizzano sempre la stessa tecnologia flash di allora, con
emissioni in atmosfera, forse un po’ contenute con il raddoppio degli impianti AMIS sulle nuove centrali, ma solo per quanto riguarda mercurio ed idrogeno solforato, mentre aumentano proporzionalmente alla potenza le emissioni di tutti gli altri inquinanti (arsenico, boro, radon, ammoniaca, CO2, metano etc.).

In realtà il PAER è una valutazione di ampio respiro in quanto coinvolge aspetti che vanno al di là delle questioni strettamente ambientali e che riguardano la “vocazione socio economica” del territorio. Sappiamo che la ricchezza del Monte Amiata è legata alla sua vocazione naturalistico- ambientale, storica, sulla quale ha costruito identità, cultura e negli anni una economia legata al turismo, destinata ad aumentare con la crescente richiesta di luoghi naturali, anche per la crisi climatica in atto.

C’è sempre un limite alla tollerabilità di un territorio ed è lo stesso PAER ad indicarci che questo limite per l’Amiata è già stato superato. Non è con le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale impianto per impianto, come vorrebbe l’assessore Piccini, che si può comprendere l’effetto di queste centrali sul territorio: solo un’analisi complessiva può consentire di evidenziare la possibilità di effetti cumulativi importanti in un’area ristretta.

Circa la questione dell’acqua, poi, l’assessore Piccini dovrebbe tenere presente che l’acquifero del Monte Amiata è il corpo idrico più importante della Toscana, area di ricarica delle falde, che forniscono acqua ad un’utenza di circa 700mila persone. E se oggi la crisi è energetica, a breve si porrà quella dell’acqua. Le riserve idriche si sono notevolmente ridotte ed ho specificato nella mia
comunicazione “non solo a causa della crisi climatica, ma anche per lo sfruttamento geotermico“, il che non viene riportato correttamente da Piccini.

Corre inoltre l’obbligo di segnalare una vera e propria vergogna che si protrae da oltre 25 anni: risale al 2001 l’impegno della Regione per la
formazione del bilancio idrico dell’acquifero del Monte Amiata, ma ancora oggi gli Enti attualmente
preposti (le Autorità di Bacino dell’Appennino Settentrionale e dell’Appennino Centrale) sembrano
non avere alcuna intenzione di portare a compimento questo studio, dal quale si potrebbe avere un quadro concreto e attendibile sulle ipotesi di interferenza fra la falda idrica superficiale ed i serbatoi geotermici.

Alcune considerazioni di carattere tecnico, che fanno parte del materiale raccolto dai Comitati negli anni, si rendono necessarie. Lo studio dell’Università di Siena del 2008 sanciva la separazione completa fra i serbatoi, senza dare alcun peso alla presenza delle faglie e dei camini, che
attraversano l’intero corpo vulcanico fino alla camera magmatica e che quindi costituiscono una via per mettere in comunicazione i due serbatoi. Ciò basandosi sul fatto che i prelievi “misurabili” dal bacino idropotabile risultavano già superiori agli apporti, non tenendo conto degli eventuali surplus prodotti dallo sfruttamento geotermico.

L’Università di Firenze con Eumechanos nel 2011, con lo studio “Adattamento e implementazione del modello idrologico MOBIDIC per il bilancio dei bacini idrografici e dell’acquifero del Monte Amiata”, concludeva che “…se da un lato il modello riproduce in maniera accurata, soprattutto per gli ultimi 15 anni, la sequenza temporale dei valori massimi e minimi in risposta alle fluttuazioni climatiche ritardate dai processi di ricarica su strati di
spessore consistenti, l’ampiezza delle oscillazioni riprodotte risulta sottostimata. Ciò tende a suggerire
che la variabilità climatica possa non essere l’unico fattore di controllo di tali oscillazioni ma che possa
potenzialmente giocare un ruolo anche una fluttuazione della pressione inferiore attualmente non
quantificabile, tenuto conto del particolare contesto geologico del Monte Amiata…”. E la variazione di
pressione inferiore non può che essere associata all’attività geotermica. Ma una prova riteniamo
determinante per mettere in luce l’influenza dello sfruttamento geotermico sull’acquifero idropotabile si può ricavare dallo studio dell’altezza della falda misurata dal piezometro regionale David Lazzaretti, in relazione all’andamento delle precipitazioni. I grafici che mostrano i dati delle due serie di valori evidenziano, oltre allo sfasamento di circa 18 mesi fra le precipitazioni e l’altezza della falda, il fatto che, con l’entrata in funzione della centrale Bagnore 4 (all’inizio del 2015), che ha aumentato l’estrazione di vapore dal campo geotermico amiatino da 520 t/h a 780 t/h (da quello di Bagnore,più vicino al piezometro, da 130 t/h a 390 t/h), la falda ha continuato a seguire l’andamento delle precipitazioni ma, nonostante i grandi apporti idrici degli anni 2019 e 2020, non ha più raggiunto i livelli toccati negli anni precedenti. Ciò a dimostrazione del fatto che i dati del piezometro David
Lazzaretti sembrano riflettere una risposta combinata: se nel breve periodo l’acquifero risente  dell’andamento meteorico stagionale (descritto fedelmente dalla media mobile a 12 mesi), sul lungo periodo (post-2015) la linea di tendenza mostra i chiari segni di un deficit strutturale di bilancio idrico. E’ altamente probabile che il forte incremento dell’estrazione di vapore profondo abbia agito come un fattore di stress antropico costante, intensificando gli effetti della crisi
climatica e limitando le capacità di ricarica naturale dell’acquifero idropotabile superficiale.

E veniamo alla questione teleriscaldamento che, nel Comune di Piancastagnaio con la sostituzione
delle caldaie a gasolio e GPL, consentirebbe di risparmiare annualmente 1.537 tonnellate di
petrolio e, con esse, l’emissione di 4.000 tonnellate di CO2. Qui ci si scontra con un altro enorme equivoco secondo il quale la geotermia non produrrebbe un aumento dell’emissione di CO2 che si ha sul territorio che la ospita in quanto esso stesso dà luogo ad emissioni naturali che si avrebbero comunque. Anzi, c’è qualcuno che afferma che dove c’è sfruttamento della geotermia le emissioni complessive risulterebbero inferiori a quelle naturali. In realtà le cose vanno diversamente: attraverso i pozzi che alimentano gli impianti vengono velocissimamente portati in superficie ed emessi in atmosfera gas (130 t/h per una centrale da 20 MW, di cui circa 9-10 t/h di CO2) che
altrimenti impiegherebbero decenni, se non secoli, a raggiungere naturalmente la superficie del terreno dalla profondità di 3.500-4.000 m. Come sostiene anche il professor Riccardo Basosi queste emissioni si sommano a quelle tipiche dei territori geotermici, tant’è che diverse autorizzazioni rilasciate all’epoca dal Ministero dell’Industria (come quella per Bagnore 3 del 1996) stabilivano un valore limite per l’emissione di CO2 di 8.800 kg/h. Nelle nuove autorizzazioni regionali tale limite non è più preso in considerazione (forse per la difficoltà ad essere rispettato?), ma non per questo le emissioni di gas climalteranti, oltre alla CO2 occorre considerare anche il metano, enormemente più dannoso, sono sparite. Ritenere, pertanto, che attraverso lo sfruttamento della geotermia si risparmino tonnellate di “petrolio equivalente” non corrisponde alla verità . In questo senso il teleriscaldamento potrebbe rappresentare un sistema per ridurre effettivamente l’emissione di gas
nocivi per l’ambiente solo se separato dallo sfruttamento geotermico, magari alimentato da impianti destinati solo a tale scopo, che reiniettano tutto il fluido estratto dopo il passaggio attraverso lo scambiatore.
Vanno riconosciuti i benefici dovuti al teleriscaldamento del quale usufruiscono case private e aziende, ma le attuali centrali sono più che sufficienti a soddisfare la richiesta, non servono altre 2, 6, 8 centrali.

Trasformare il Monte Amiata in un Distretto Industriale Geotermico apre una irreversibile conflittualità con le risorse e la vocazione naturalistico-ambientale.

Il breve cenno al tema della salute riporta motivi di preoccupazione derivati dalle indagini epidemiologiche eseguite, ma che hanno immancabilmente escluso correlazioni con lo sfruttamento geotermico. Appare in ogni caso singolare che i redattori dell’indagine InVETTA ritengano che il precedente studio della Fondazione Monasterio del 2010, evidenziasse “un quadro
piuttosto sfavorevole per numerosi indicatori epidemiologici, sia di mortalità che di morbosità, in particolare nei comuni dell’area dell’Amiata”. Uno studio, invece, della fine degli anni ’90, subito dopo la chiusura delle miniere , condotto dal dottor Zapponi per conto dell’Istituto Superiore di Sanità, certificava condizioni sanitarie migliori della media nazionale e regionale. L’ unica novità intervenuta nel frattempo è rappresentata proprio dallo sfruttamento geotermico. Per cui ben
vengano gli ulteriori sviluppi dei controlli, magari sulla stessa corte di individui interessati dieci anni fa dallo studio InVETTA, ma nel frattempo fermiamoci, non proseguiamo su questa china, che ci
conduce su una via di non ritorno.

E’ ben chiaro a tutti che il presidente Giani vuol fare dell’Amiata una nuova Larderello e da qui la sua assidua presenza; ancor più preoccupante che ci siano rappresentanti delle istituzioni locali che assecondano tale progetto”.

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