Ironica descrizione di Siena Pirata
SIENA. Da Siena Pirata riceviamo e pubblichiamo.
“L’Istruzione Pubblica comunica ufficialmente che, in occasione dell’imminente ripresa delle lezioni, l’intero corpo docente, i dirigenti scolastici e il Ministero medesimo si dichiarano formalmente subordinati al volere insindacabile delle chat di classe dei genitori.
È ormai evidente che la didattica, la pedagogia e i programmi ministeriali costituiscono un mero contorno rispetto al vero cuore pulsante dell’istruzione moderna: la discussione chilometrica nella chat di classe su WhatsApp. Pertanto, la scuola prende atto del fatto che la propria autorità è superata dalle seguenti deliberazioni materne:
Ingegneria dei Materiali: Le direttive sul numero di pagine dei quaderni a quadretti non sono più di competenza degli insegnanti, ma oggetto di contenzioso tra mamme fino a tarda notte, con perizie tecniche sullo spessore della grammatura.
Standardizzazione Cromatica: I pennarelli non verranno più scelti in base al colore fondamentale, bensì tramite verifica del codice RAL esatto, approvato a maggioranza qualificata mediante sondaggio con emoticon.
Fisica Applicata: La scelta delle gomme da cancellare richiedera l’analisi del peso specifico e della densità della gomma pane per evitare micro-traumi al banco di lavoro dell’alunno.
La scuola intende evidenziare l’assoluta deriva surreale di questi strumenti di comunicazione istantanea. Le chat dei genitori, nate teoricamente per uno scambio rapido di informazioni, si sono trasformate in un’arena di micro-gestione ossessiva e paralizzante, capace di azzerare la responsabilità dei ragazzi e trasformare ogni dettaglio insignificante in una crisi diplomatica.
Di fronte a tale esuberanza, l’istituzione scolastica rivolge un accorato appello alla cittadinanza parentale: si rende urgente e improcrastinabile porre un freno all’iper-presenza digitale. La scuola chiede con fermezza il ripristino di un confine sano tra il ruolo educativo dei docenti e la cura familiare, invitando i genitori a silenziare le notifiche, riporre lo smartphone e restituire agli studenti il diritto di dimenticare, da soli, il righello a casa.
…chiaramente, si scherza (ma neanche troppo)!”.




