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“Amiata: andare oltre quello che vogliono fare apparire”

Le riflessioni di Cinzia Mammolotti sul convegno del 19 settembre

PIANCASTAGNAIO. Sabato 19 settembre si è tenuto a Piancastagnaio un convegno a dir poco surreale dal titolo “Non solo
terra da prestare per avere in cambio compensazioni, ma luogo dove scrivere il futuro”, così alterando la
massima di saggezza “Noi prendiamo in prestito la terra dai nostri figli“, ma per prendercene cura.

Al tavolo il presidente Giani, il sindaco Capocchi, il presidente della Leonardo Macrì, l’amministratore
delegato di Enel Rossini, Dionisi per piccola industria e Confindustria.

Il futuro dell’Amiata, del territorio e dei suoi abitanti che guarda caso non hanno avuto neanche la possibilità di intervenire è già delineato: Amiata Distretto Geotermico Ampliato a tutti i Comuni del comprensorio. Ecco che allora prende forma il grande accordo storico, il Modello Amiata proiettato verso un Risorgimento industriale: nuove centrali, 2 in arrivo per 60 MW (Piancastagnaio e Santa Fiora), a cui vanno aggiunti altri 140 MW, in pratica ulteriori 6 centrali, delle quali non si conosce l’ubicazione (Atti secretati). A queste nuove 8 centrali si aggiungerà un Data Center.

Come dichiara il presidente della Leonardo Macrì sull’Amiata c’e tutto: energia e acqua, risorse fondamentali per far funzionare un data center, fortemente energivoro e con consumi esorbitanti di acqua.

I grandi assenti sono i temi che riguardano i rischi per il territorio: l’agenda della giornata non li
prevede. Eppure le criticità della geotermia flash di Enel le conosciamo bene. Le 5 centrali già esistenti ne
sono una prova: inquinamento, rischi per la salute, per le acque potabili e termali, fenomeni di subsidenza, paesaggio aggredito. Con i data center si moltiplicheranno enormemente i costi ambientali. 
Insomma, al momento l’Amiata ha tutto, è la gallina dalle uova d’oro, da sfruttare, dissanguare, devastare;
poi, come succede da sempre, terminate le risorse, tolgono il disturbo e lasciano dietro di sé solo rovine.
Una terra in prestito che non prevede restituzione, altro che rispetto delle generazioni future ! Vero, presidente Giani? Si ricorda quando il Piano Regionale Energetico affermava che la geotermia in Amiata per essere sostenibile non doveva superare i 100 MW?

Fateci capire, ma l’acquifero del M.Amiata è esclusiva di Enel, dei sindaci, della Leonardo oppure è un Bene Comune? L’acquifero dell’Amiata, che disseta circa
700mila persone, si è notevolmente ridotto, non solo per la crisi climatica, ma anche a causa dello sfruttamento geotermico. Continuando con questo sfruttamento illimitato cosa rimarrà per il consumo umano?

Al tavolo di cotanti luminari (chi fa plusvalenze con gli extraprofitti, chi con le armi) nessuno ne fa
cenno, in compenso abbondano sproloqui e paroloni: sostenibilità, grandi benefici per il territorio, nuove
opportunità occupazionali, lotta allo spopolamento, viabilità, qualità della vita assicurata da ambienti
bellissimi. Ricorrono insomma le parole magiche per sdoganare progetti devastanti.

Le 5 centrali esistenti sarebbero più che sufficienti a garantire calore alle aziende e alle case private per il teleriscaldamento, ridurre i costi energetici, dare agevolazioni. Il limite della produzione nel 2015 era di una produzione di 100 MW, siamo a 121, con l’accordo storico si può arrivare a 300MW.

L’Amiata è pronta per diventare una
terra di conquista e di devastazione. Ci sono realtà che costruiscono economia nella bellezza, sulla
valorizzazione del territorio. A noi non è data questa possibilità. E’ una terra fragile anche culturalmente, 
dove interessi e poteri forti trovano da sempre un terreno fertile: Il presidente Giani, sempre presente in
Amiata, ha saputo lavorare bene i sindaci, anche quelli più restii. Il miraggio dei soldi, potere, gratificazione, sta funzionando. Tutto è pronto e ben congegnato per trasformare tanta bellezza naturale e ricchezza in un ennesimo territorio devastato. Ciò avviene quando la nuova tecnologia consente di fare geotermia ovunque senza la necessità di un’area vulcanica. Non hanno nemmeno il coraggio della verità, vogliono sdoganare ancora la vecchia geotermia impattante ed inquinante. Altro che nuova industrializzazione. Tale disegno si realizzerà nel silenzio e nella accettazione delle Comunità dell’Amiata? Staremo a vedere!

Cinzia Mammolotti

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