Fanno il punto Campolo, Villa e Guerrini di Futuro Nazionale
SIENA. “Nel risiko bancario che ruota attorno al Monte dei Paschi, i numeri sul lavoro sono ormai il cuore della questione. Ne arrivano due, e nessuno dei due può essere letto in modo distratto. Da un lato Intesa Sanpaolo, nell’offerta pubblica di acquisto e scambio da 30,6 miliardi su Mps,
annuncia 13.100 assunzioni, a fronte di uscite già programmate e di ulteriori uscite legate
all’operazione. Dall’altro emergono i contenuti della risposta di Mps alla Consob sull’aggregazione
con Banco Bpm. Come riportato da Repubblica, si prevedono circa cinquemila uscite tramite
prepensionamenti volontari, per risparmi sul personale fino a 400 milioni. Le uscite riguarderebbero soprattutto le strutture centrali e di coordinamento commerciale, con nuovi ingressi in misura di uno ogni due uscite, cioè circa 2.500. Il saldo è negativo per 2.500 posti.
Le stesse cronache riferiscono anche di una stima tra 57 e 115 sportelli da cedere per rispettare i limiti dell’Antitrust.
Il punto politico è che queste informazioni contenute nel carteggio con l’Autorità, secondo quanto
riportato, non erano state rese note al mercato. Le lavoratrici e i lavoratori, il territorio e la città lo scoprono a cose fatte, dai giornali. Per una banca che Siena e lo Stato hanno tenuto in piedi per anni, non è accettabile – afferma Campolo, consigliere comunale di Siena per FnV -.
Futuro Nazionale ha una posizione chiara e coerente. Non siamo schierati per l’una o l’altra offerta, perché la nostra equidistanza vale anche perché nessuna offerta offre garanzie vincolanti”.
“Abbiamo detto no allo spezzatino e continuiamo a dirlo – precisano Villa e Guerrini -. Chiedendo che le funzioni direzionali restino a Siena, che il marchio Monte dei Paschi sia salvaguardato, che l’occupazione sia tutelata e che non venga ridotto l’accesso al credito nelle aree fragili, dove lo sportello è spesso l’ultimo presidio.
I prepensionamenti volontari e le nuove assunzioni sono strumenti legittimi, ma non sono una
garanzia. “Volontario” non signica indolore per un territorio che vive di indotto, competenze e sede. E un’assunzione ogni due uscite non compensa: sostituisce professionalità consolidate con altre, e sposta il baricentro. Se i tagli colpiscono le strutture centrali, la domanda è inevitabile: quante di queste strutture sono a Siena?
Lo diciamo mentre il Governo prende le distanze, con l’idea che il suo ruolo sul Monte sia esaurito e con il progetto di cedere la quota residua del Mef. Chi si sfila dalla partita non può poi lamentarsi del risultato. In questo vuoto, il tavolo istituzionale convocato dal Comune e dalla
Provincia ha senso solo se produce impegni scritti, vericabili e vincolanti, non comunicati di circostanza.
Chiediamo perciò a entrambi i contendenti, Intesa e Mps, un piano industriale e occupazionale
dettagliato, con numeri per sede, per funzione e per anno. Chiediamo che i sindacati siano informati prima e non dopo. Chiediamo che ogni promessa sulla permanenza a Siena delle
funzioni di direzione sia messa nero su bianco. Siena non è una variabile di costo. È la storia, il presente e, se saremo capaci di difenderla, il futuro di una banca che senza questa città
non esisterebbe”.




