Al via dal 17 settembre la sesta edizione del festival “Voci Migranti - percorsi d’arte in movimento”
SIENA. Il Festival “Voci Migranti” giunge alla sua sesta edizione con un ricco programma di eventi, che si terranno dal 17 al 20 settembre a Siena, con un’anteprima il 16 settembre e una coda il 21 settembre. Il
Centro Culture Contemporanee Corte dei Miracoli, in Via Roma 56, sarà lo spazio principale del Festival, ma le due mostre saranno esposte presso i locali dell’Università per Stranieri (che ha anche dato
il patrocinio al Festival).
Il Festival, organizzato VersoLab APS con la collaborazione e il supporto di Spazio Livi APS, è nato dall’impegno che da anni gli organizzatori investono nel supporto ai cittadini di origine straniera
attraverso lo Sportello dei Diritti (che offre supporto legale e amministrativo gratuito ai suoi utenti) e dal lavoro che conducono con loro anche in ambito artistico e creativo.
L’idea alla base del Festival è di creare uno spazio di condivisone, in cui quelle voci che non si fanno contenere da un solo luogo, una sola storia, una sola traiettoria, una sola identità, possano trovare dimora
ed esprimersi in libertà e sicurezza, mettendo in discussione le narrazioni dominanti su cosa sia proprio e appropriato.
Voci Migranti accoglie tutte le forme artistiche, dall’arte al teatro, dalla fotografia al cinema, dalla musica alla letteratura, passando per il cibo e la sua narrazione e, quest’anno, anche per la parruccheria.
Il tema di quest’anno è il corpo: ciò che noi siamo, quindi la materia stessa della nostra libertà e autonomia, ma allo stesso tempo anche ciò su cui fa presa ogni forma di potere. Il corpo è l’oggetto/soggetto politico per eccellenza, in cui un mondo prende forma, si iscrive e si confronta con gli altri. È il luogo in cui si incontrano identità e differenze, desideri e vulnerabilità, libertà e controllo. È attraverso i corpi che attraversiamo le frontiere, che lavoriamo, che ci prendiamo cura, che protestiamo e che rivendichiamo il diritto a esistere e a essere riconosciuti. Parlare del corpo significa quindi anche interrogarsi su chi può disporre del proprio corpo, chi può attraversare lo spazio, chi può essere visibile e chi invece viene escluso, disciplinato o reso invisibile. Parlare di corpo vuol dire parlare di processi di razzializzazione, esclusione, controllo e reclusione. La frase che abbiamo scelto come suggestione per le riflessioni e conversazioni che abiteranno il festival è un verso di una canzone dei Subsonica (“Corpo a corpo”) “Il mondo è un corpo coperto di lividi”, che sposta ulteriormente lo sguardo sul corpo sofferente del mondo, sulla cui superficie le ingiustizie del sistema globale producono lividi e ferite che coinvolgono esseri umani e non umani allo stesso modo.
Si inizia, in anteprima, mercoledì 16 settembre alle ore 18.00 all’Università per Stranieri di Siena, in Piazza Rosselli 27/28, con l’apertura delle mostre “L’ordito del corpo”, di Andrea Searle, e “What the
body carries” di Fatena Mohanna.
Nata in Cile nel 1974, Searle vive in Italia e da anni realizza progetti partecipativi con comunità, scuole e persone migranti. L’ordito del corpo intreccia memoria, migrazione e identità attraverso tessuti, ricami e
materiali raccolti lungo il percorso dell’artista tra Cile, Messico e Italia.
Le sue opere trasformano frammenti di memoria in nuove narrazioni, dove il tessuto diventa metafora di relazioni, appartenenze e vissuti.
Fatena Mohanna, fotografa e visual storyteller di Gaza, usa la fotografia come estensione della memoria e forma di resistenza all’oblio. What the body carries è una mostra fotografica che racconta ciò che il
corpo porta con sé: memoria, perdita, attesa, paura e resistenza.
Attraverso immagini di corpi e luoghi segnati dal genocidio, la fotografa palestinese trasforma la fotografia in testimonianza e forma di resistenza.
Mohanna, che ha ricevuto il Premio giornalistico “Colombe d’oro per la pace”, studia all’Università per Stranieri di Siena con una borsa del progetto IUPALS ed è arrivata a Siena lo scorso dicembre.
L’inaugurazione del Festival avverrà quindi giovedì 17 settembre alle ore 18.00 presso la Corte dei Miracoli, in Via Roma 56, con la presentazione dell’istallazione di Earrational Measures “39 Alpha,
39 Bravo – The sound of detention’s economies”, un progetto di sonificazione dei dati che racconta un giorno della vita in un centro per migranti in UK, tra profitto e sfruttamento.
Alle ore 18.30, sempre alla Corte dei Miracoli, si continuerà con la presentazione del libro “La ragazza d’aria” (Rizzoli, 2026), con l’autrice Andreea Simionel, un romanzo che racconta il peso dell’identità e
il rapporto feroce tra corpo e sguardo, ma che dentro la ferita scava anche la luce.
Venerdì 18 settembre, alle ore 18.30, alla Corte dei Miracoli, Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez presenterà il suo libro “Occhi Foresta” (Capovolte, 2026). Dopo dieci anni in Italia, Lilibell torna in
Perù e ritrova la nonna Adela, custode di storie e memorie, in un romanzo sulla memoria, la sorellanza e la bellezza che resiste.
Alla sera si continua, alle 21.00, sempre alla Corte dei Miracoli, con lo spettacolo teatrale “Ceci ne pas Omar”, di Omar Giorgio Makhloufi e Diana Dardi. Lo spettacolo è un’indagine fisica e ironica
sull’identità. Un ragazzo italiano di origini algerine e arbereshe affronta una storia familiare fatta di migrazioni, legami mancati, colonialismo e desiderio di autodeterminazione.
Sabato 19 settembre giornata lunga e densissima di eventi, tutti alla Corte dei Miracoli. Si inizia la mattina alle ore 11,00 con il laboratorio di disegno “Autoritratto di bambin*”, con Cleo Bissong,
dedicato ai bambin* dai 5 anni in su e su prenotazione.
Alle 15.30, tavola rotonda “Migrazione e criminalizzazione della solidarietà”, in cui vari esperti e attivisti (Anna Brambilla, Richard Braude, Bakary Cham, Tommaso Fabbri, Cassandra Rofi, Tommaso
Sbriccoli) discuteranno dei crescenti processi di esclusione e criminalizzazione non solo delle persone di origine straniera, ma di tutti coloro che in qualche modo sostengono i loro diritti.
Alle ore 18.30, presentazione del libro “Ma siamo ancora qui a parlarne” (Coconino press, 2025) di Cleo Bissong con l’autrice e talk con Angela Haisha Adamou e Nadeesha Uyangoda.
Nella sua graphic novel Cleo Bissong esplora il rapporto con il corpo e il desiderio femminile, tra vergogna, pressioni estetiche e difficoltà nel comunicare i propri bisogni. Un viaggio ironico nella sessualità contemporanea.
A seguire, si finisce con una grande serata. Alle ore 20.00 ci sarà una epica cena dal mondo, con piatti da Palestina/Libano, Kosovo, Maghreb, Pakistan, Afghanistan e Inghilterra. Ogni piatto è preparato
da persone coinvolte con il lavoro dello Sportello dei Diritti e, oltre ad offrire un’esperienza sensoriale, racconta una storia e parla di identità e memoria: la cucina e i sapori come spazi in cui si può abitare e
sentirsi a casa.
Alle ore 22.30 concerto con la musica dei Kabila. Nati ad Arezzo, i Kabila, dalla parola araba per “tribù”, portano sul palco un sound che unisce radici mediterranee, mediorientali e occidentali tra world music,
rock progressivo, elettronica, ambiente trip hop.
Domenica 20 settembre, alle ore 11.00 presso il negozio di parrucchiera di Gabriela Gonzales, in Via dell’Oliviera 12, il laboratorio “A come Afro” con la coach Angela Haisha Adamou (NaturAngi) che propone una masterclass sui fondamenti della cura sulle buone pratiche del capello più riccio che ci sia.
Il Festival si chiude lunedì 21 settembre, alle ore 16.00, all’Università per Stranieri di Siena, con l’inaugurazione ufficiale delle mostre del festival, alla presenza delle artiste Andrea Searle e Fatena Mohanna, e con l’intervento del Rettore Tomaso Montanari.
Durante gli eventi alla Corte dei Miracoli, sarà presente il banchetto della sartoria migrante Ecofilo.
Il Festival è realizzato anche grazie al contributo dell’8×1000 della Chiesa Valdese, che da anni sostiene lo Sportello dei Diritti, e alla sponsorizzazione di San Giovanni Terme Rapolano.
Le mostre, gli eventi di presentazione e i laboratori sono gratuiti.
Per i laboratori è necessaria la prenotazione.
Lo spettacolo teatrale costa 8 euro (5 euro riduzione studenti).
Il concerto è gratuito per chi partecipa alla cena, e prevede un contributo di 5 euro per gli altri.
Per la cena del 19 settembre il costo è di 25 euro ed è necessaria la prenotazione,
Per le prenotazioni:
festivalvocimigranti@gmail.com




