Sienaenergie prende posizione contro gli ostacoli opposti alle Comunità energetiche rinnovabili
SIENA. Dopo quasi quattro anni di attività della nostra Comunità Energetica Rinnovabile (CER), Sienaenergie, è giunto il momento di tracciare un bilancio e denunciare i problemi reali che soffocano una rivoluzione energetica dal basso.
Oggi la transizione energetica in Italia è a un bivio: da una parte un modello diffuso, democratico e sostenibile; dall’altra un sistema farraginoso, che sembra disegnato apposta per difendere le posizioni di rendita dei vecchi e nuovi giganti dell’energia.
Il primo scoglio insormontabile è la gestione dei rapporti con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). Nonostante le norme prevedano un esame delle istanze di attivazione entro tre mesi, la realtà parla di almeno sei o otto mesi di attesa solo per ricevere una prima risposta. Modificare la composizione della comunità — inserendo o rimuovendo associati — è un’odissea bloccata fino a quando il GSE non completa la lavorazione delle pratiche precedenti.
Ancora più assurdo è il momento di riscuotere gli incentivi: i bonifici arrivano dopo oltre un anno, accompagnati da dati grezzi e illeggibili che costringono i gestori a complesse ricostruzioni contabili per redistribuire le somme spettanti ai singoli cittadini.
Non si tratta solo di inefficienza organizzativa. La farraginosità del sistema GSE-CER rivela un preciso disegno di fondo: ritardare e ostacolare l’avvio della condivisione locale dell’energia per tutelare gli interessi dei grandi gruppi energetici. Più le CER faticano a decollare, più a lungo i grandi oligopoli mantengono il controllo della produzione, della vendita e della speculazione sui prezzi dei combustibili fossili e dei mega-impianti.
Mentre in Italia il piccolo produttore privato viene imbrigliato in adempimenti ridicoli e ritardi cronici, il confronto con il resto d’Europa fa emergere un’asimmetria sempre meno accettabile.
Nelle principali democrazie europee, la normativa consente ai produttori privati e alle CER di commercializzare direttamente sul mercato l’energia prodotta, senza dover sottostare all’intermediazione forzata e farraginosa degli enti statali o dei grandi gestori di rete. L’energia prodotta dal tetto di una casa o di un’azienda può essere venduta liberamente ai vicini o sul mercato libero locale.
In Italia, al contrario, la democrazia energetica viene soffocata: il produttore o consumatore locale è costretto a rimanere un soggetto passivo, succube dei ritardi del GSE e dei prezzi imposti dalle borse elettriche controllate dai big dell’energia.
Sfruttando il fatto che quasi tutti i finanziamenti per impianti da Fonti Energetiche Rinnovabili (FER) richiedono l’adesione a una CER, molte aziende venditrici offrono pacchetti “tutto compreso”: pannelli, inverter, batterie e l’iscrizione a una propria comunità energetica.
Si tratta spesso di un’illusione truffaldina, favorita dal nostro impianto legislativo. Con questo meccanismo infatti non matura alcun incentivo reale. Aderire a una CER che non ha neppure un consumatore connesso alla propria cabina primaria di riferimento è una mera finzione giurisdizionale. Senza prossimità e presenza capillare sul territorio, l’incentivo non scatta e la CER non esiste.
Non solo! Così origina una grave sottrazione delle risorse fisiche. Spesso questi venditori si fanno delegare la vendita dell’energia immessa in rete per cederla al miglior offerente tra i grandi player del mercato, sottraendo alla comunità locale il reale beneficio dell’energia prodotta a chilometro zero.
Quando un produttore domestico (prosumer) prova a uscire da questi pacchetti capestro per entrare in una CER vera e territoriale, inizia un vero e proprio calvario burocratico.
Il GSE richiede una mole di documentazione maniacale e spesso retroattiva che gli installatori improvvisati non hanno mai fornito:
- Se manca la foto della targhetta del singolo pannello scattata durante il montaggio, occorre salire sul tetto, smontare il modulo, fotografarlo e rimontarlo. Una richiesta grottesca, considerando che il GSE dispone già dei numeri di serie ufficiali di tutti i moduli installati.
- Un minimo scostamento tra il voltaggio effettivo e quello indicato sul progetto iniziale è sufficiente al GSE per rigettare l’intera richiesta di incentivo.
Il risultato? Il 50% dei cittadini che hanno installato impianti in buona fede si ritrova bloccato in contenziosi legali con gli installatori, incapace di accedere a incentivi ventennali a cui avrebbe diritto per legge.
Così in Italia va in scena un nuovo duro scontro: democrazia energetica vs speculazione dei mega-impianti, ovvero, cittadini vs grandi gruppi energetici.
Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono nate con uno scopo nobile, sancito dalle direttive europee: creare un modello di democrazia energetica decentralizzato, che produca e consumi energia pulita sul posto, riducendo le perdite di rete, il consumo di suolo e la dipendenza dai combustibili fossili.
Non a caso, gli impianti delle CER hanno un limite di potenza a 1 MWp e vengono realizzati quasi esclusivamente su tetti e superfici già impermeabilizzate, senza sottrarre un solo metro quadro al paesaggio e alla natura.
Al contrario, i mega-impianti industriali spinti da fondi di investimento e multinazionali dell’energia non hanno nulla a che vedere con le CER. Essi devastano il territorio, consumano suolo agricolo e servono unicamente a concentrare i profitti nelle mani di pochi finanziatori, riproducendo la stessa logica estrattiva e speculativa dei combustibili fossili o del nucleare.
Difendere le CER e pretenderne la semplificazione immediata significa lottare per la libertà energetica dei cittadini contro i monopoli di mercato e la burocrazia di Stato.
Alessandro Vigni – Presidente Sienanergie




