SIENA. Le operazioni annunciate da Monte dei Paschi aprono uno scenario che fino a pochi anni fa sarebbe apparso difficilmente immaginabile: MPS non è più una banca della quale discutere semplicemente la possibile cessione, ma un soggetto in grado di avanzare una propria proposta per ridisegnare una parte importante del sistema finanziario italiano.
Per Patto per il Nord Siena è questo il dato politico ed economico più significativo. Per troppo tempo il dibattito sul futuro del Monte è stato impostato partendo da una domanda: chi comprerà MPS? Oggi quella domanda può essere rovesciata.
Il punto non è più soltanto quale gruppo possa incorporare il Monte, ma quale ruolo MPS possa conquistarsi nel processo di consolidamento del sistema bancario italiano. Ed è una differenza enorme per Siena. La ricchezza di un territorio non si misura soltanto attraverso gli investimenti che riesce ad attrarre. Conta anche la sua capacità di conservare imprese, professionalità e soprattutto centri nei quali vengono prese le decisioni.
Quando una città perde questi centri, perde inevitabilmente peso economico. Prima scompaiono alcune funzioni, poi le professionalità più qualificate, quindi l’indotto e infine una parte della capacità del territorio di determinare il proprio futuro. È una dinamica che Siena non può permettersi.
Per questo abbiamo sempre guardato con diffidenza alle ipotesi nelle quali il destino del Monte sembrava ridursi alla ricerca di un compratore. Non per una difesa nostalgica della senesità della banca, ma per una considerazione molto concreta: una MPS che decide vale per Siena molto più di una MPS sulla quale decidono altri.
Il cambio di prospettiva reso possibile dal risanamento degli ultimi anni deve quindi essere colto fino in fondo. Luigi Lovaglio ha restituito al Monte una capacità di iniziativa che sembrava perduta. Adesso la sfida è trasformare quella capacità in un progetto industriale solido, competitivo e capace di creare valore nel lungo periodo.
Sarà naturalmente necessario verificare condizioni economiche, risposte del mercato e passaggi autorizzativi. Operazioni di queste dimensioni devono essere giudicate sui risultati e non sugli annunci.
Ma Siena ha un interesse preciso: che MPS continui ad avere la forza per scegliere il proprio futuro anziché farselo scegliere.
E c’è un altro elemento che non intendiamo dimenticare.
Se il Monte è tornato nelle condizioni di giocare una partita di questo livello, il merito appartiene anche alle migliaia di dipendenti che hanno lavorato negli anni nei quali parlare di futuro di MPS significava soprattutto parlare di crisi, riduzioni dei costi, riorganizzazioni e sacrifici.
Il capitale umano della banca è stato uno degli elementi che hanno consentito al Monte di attraversare quella stagione e uscirne nuovamente competitivo.
Adesso Siena deve guardare avanti.
Non chiediamo privilegi, protezioni o operazioni costruite per ragioni di campanile. Chiediamo qualcosa di molto più concreto: che la crescita della banca produca e mantenga funzioni, occupazione qualificata e capacità decisionale sul territorio.
Perché questa è la partita che interessa davvero alla città.
Dopo anni trascorsi a discutere di come evitare la scomparsa del Monte, Siena può finalmente discutere di come accompagnarne la crescita.
Ed è un’occasione che non deve essere sprecata.
Patto per il Nord – Siena




