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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Enzo Martinelli: divagazioni agostane

Fabio Napoleone, il pm di Garlasco

di Enzo Martinelli

SIENA. Fabio Napoleone, il Pubblico Ministero che ha riaperto l’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, è il primo magistrato con il quale ho avuto a che fare a Milano nelle mie funzioni di Provveditore agli studi. Era stato assegnato alla Procura meneghina qualche mese prima del mio arrivo (aprile 1989) nella capitale lombarda. Dei 40 Sostituti Procuratori in servizio, tre erano dedicati al perseguimento dei reati contro la Pubblica Amministrazione. Uno dei tre era lui. Un altro, Antonio Di Pietro, che conobbi più tardi. Coordinava il gruppo Ilda Bocassini. La Procura faceva capo a Francesco Saverio Borrelli, che avevo già salutato nelle rituali visite di cortesia alla Procura del capoluogo, alla Procura Generale (Beria D’Argentine) e alla presidenza della Corte d’Appello.

Durante le operazioni di apertura dell’anno scolastico 1989/1990 i funzionari che conferivano agli insegnanti incarichi di supplenze annuali nei posti vacanti, si resero conto che per alcuni nominativi iscritti nelle graduatorie degli aspiranti al posto, non risultavano giacenti le domande d’incarico. Inoltre alcuni docenti precari avevano segnalato rilevanti cambi di punteggio per alcuni nominativi tra le graduatorie provvisorie e quelle definitive. Da un primo riesame e verifica dei documenti i sospetti risultarono fondati. Segnalai subito i fatti alla Procura come ipotesi di reato. La denuncia fu assegnata al dr. Napoleone che dopo qualche giorno decise di sequestrare gli armadi che contenevano tutte le istanze di supplenza e mi nominò “custode giudiziario” del materiale e dei documenti sequestrati. Un vero pandemonio!

Le domande di supplenza presentate al Provveditorato milanese nel febbraio 1989 erano circa 70.000. Purtroppo non erano state protocollate. L’enorme mole delle domande e la carenza di personale negli organici dell’ufficio erano i motivi addotti dai sindacati interni per giustificare la mancata protocollazione, concordata con il mio predecessore. I posti da ricoprire tra quelli del personale docente e quelli dei dipendenti amministrativi tecnici e ausiliari erano circa 12.000. Senza la copertura di quei posti sarebbe stato compromesso il regolare avvio delle attività didattiche negli istituti e scuole di tutta la provincia. Il provvedimento di sequestro della Procura aveva però di fatto bloccato le operazioni di nomina. Per convocare gli aventi diritto alla nomina occorreva consultare l’indirizzo riportato nelle domande di supplenze che non erano accessibili perché sequestrate. Chiesi allora al dr Napoleone il dissequestro per poter riprendere le operazioni di nomina. Dopo lunghi chiarimenti il magistrato accettò la mia richiesta; pose la condizione di rivedere i punteggi dei candidati di tutte le graduatorie. Era impossibile ricontrollare circa 300.000 posizioni atteso che ogni docente, per i titoli di studio posseduti, era iscritto in 4-5-6 diverse graduatorie. Alla fine convenimmo di riesaminare il punteggio ai supplenti già nominati e a quelli che di volta in volta sarebbero stati convocati e assunti. L’anno scolastico con un po’ di ritardo riuscì a partire. Furono revocate un centinaio di nomine già fatte senza avere.. ricorsi. Era la prova provata delle anomalie riscontrate! Le indagini della Procura riuscirono ad accertare successivamente la documentata infedeltà solo di un dipendente “distaccato” presso l’Ufficio scolastico provinciale che, dal centro trasmissione dati, immetteva i punteggi dei candidati nel sistema informatico allora funzionante a Monte Porzio Catone. Ma il giro corruttivo era sicuramente molto più ampio. Riguardava anche funzionari interni che, secondo radio gavetta, per 500.000 lire (€.250), alterando nella valutazione i punteggi, garantivano la nomina inserendo il nominativo del corruttore in una posizione ottimale per conseguire l’incarico. Dopo un paio d’anni, quando scoppiò “mani pulite” Antonio Di Pietro dirà che siffatti comportamenti si potevano configurare come “una dazione ambientale” praticata in via generale a Milano agli inizi degli anni’90 non solo nella Pubblica Amministrazione. Quel primo segnale anticipò di un paio d’anni “Mani Pulite”.

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