Doppia serata il 31 luglio al Chigiana International Festival: a Palazzo Chigi Saracini "Un altro mondo", con Patrick Gallois. A Sant'Agostino "Amicizia!", seconda coproduzione con il Cantiere Internazionale d'Arte di Montepulciano
Patrick Gallois SIENA. Venerdì 31 luglio il Chigiana International Festival dedica a Hans Werner Henze, nel centenario della nascita, una doppia serata di grande intensità: due concerti a poche ore di distanza, in due luoghi emblematici della città – il Salone dei Concerti di Palazzo Chigi Saracini (ore 19.00) e la Chiesa di Sant’Agostino (ore 21.15) – che insieme compongono un percorso attraverso il Novecento e la musica del nostro tempo.
I due appuntamenti nascono da un legame che è esso stesso una storia di amicizia: la seconda coproduzione tra il Chigiana International Festival e il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, l’istituzione fondata da Henze nel 1976 e ancora oggi punto di riferimento per la creazione e la produzione di nuova musica. Coprodurre nel centenario del Maestro, e per giunta un concerto intitolato Amicizia!, significa per il Cantiere celebrare il proprio fondatore: un cerchio che si chiude con rara coerenza. La collaborazione tra le due istituzioni aveva già dato frutti memorabili all’inizio del Festival, con l’esecuzione dei due capolavori del teatro immaginario henzeano – la Cantata della fiaba estrema su testo di Elsa Morante e Le miracle de la rose ispirato a Jean Genet; ora quel sodalizio si rinnova, all’insegna dell’amicizia in musica.
ORE 19.00 – PALAZZO CHIGI SARACINI – UN ALTRO MONDO
Il primo concerto, intitolato programmaticamente Un altro mondo, attraversa alcune delle pagine più significative della letteratura cameristica per flauto del secondo Novecento, affidandole a un ensemble di solisti di primo piano. Protagonista è il flautista Patrick Gallois – figura di riferimento internazionale nel repertorio solistico e cameristico, già primo flauto dell’Orchestre de Paris e collaboratore di direttori quali Herbert von Karajan e Georg Solti, oggi impegnato anche in un’intensa attività direttoriale – affiancato da Benedetta Bucci alla viola, Matteo Lelii al glockenspiel e Luigi Pecchia al pianoforte.
Il programma attraversa ottant’anni di musica da camera, a partire dal secondo dopoguerra, quando la dimensione cameristica si conferma – come scriveva Henze nel 1964 – «luogo capace di accedere agli elementi più intimi, arrivando al contempo a toccare anche i confini del dicibile». Sei composizioni, sei linguaggi, sei modi diversi di concepire il suono e il gesto musicale, accomunati dalla voce del flauto, strumento capace come pochi altri di attraversare epoche, poetiche e mondi sonori lontanissimi tra loro.
Ad aprire è la Sonatine per flauto e pianoforte di Hans Werner Henze, composta nel 1947, quando il compositore aveva appena ventun anni. Scritta in un momento di radicale ricerca formale e di ispirazione neoclassica – che guarda alla anticonvenzionale frequentazione della classicità propria di Igor Stravinskij – la Sonatine rivela già la cifra di un linguaggio in bilico tra l’eredità della tradizione e la spinta verso nuove sintesi espressive: Henze vi elabora materiali dodecafonici con una libertà e una cantabilità che anticipano la sua futura posizione di compositore refrattario a qualsiasi ortodossia.
Segue Franco Evangelisti con Proporzioni. Strutture per flauto solo, pagina del 1958 che rappresenta uno dei contributi italiani più originali alla stagione dell’avanguardia postbellica. Evangelisti – figura centrale del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza e tra le voci critiche più lucide del dibattito musicale europeo – costruisce un percorso di rigorosa esplorazione timbrica e strutturale, in cui il flauto indaga le proprie possibilità sonore al limite dell’udibile, in una tensione continua tra silenzio e suono. La partitura è organizzata in blocchi di strutture, ciascuno con quattro varianti contrassegnate da colori diversi: all’interprete è affidata non solo la scelta della variante, ma anche l’ordine di successione delle sequenze, che gli conferisce una cospicua porzione di autorialità.
Al centro del programma, Δορκὰς (Dorkás) – Un altro mondo op. 55 per flauto e viola di Lorenzo Conte, presentato questa sera nella sua prima esecuzione assoluta. Composta nell’autunno del 2025, l’opera è una suite in cinque movimenti che, nelle parole dello stesso compositore, «nasce dall’idea di ricercare in musica, a partire dal nome di una donna, un altrove sonoro, simbolico e affettivo, lontano dal mondo del presente». L’intera composizione è costruita su temi derivati dalle lettere del nome della protagonista, trasposte in musica secondo la notazione tedesco-anglosassone: «una sorta di impronta musicale della protagonista», spiega Conte, «continuamente trasformata e intrecciata nel tessuto contrappuntistico dell’opera». I cinque movimenti corrispondono a cinque fasi di un percorso simbolico ispirato alla mitologia greca: il gioco, l’amore, la scoperta della propria identità, il confronto con l’invisibile e infine la salvezza.
Dorkás fa parte di un più ampio progetto ideato dallo stesso compositore, in cui musica, danza e intelligenza artificiale si affiancheranno in un prodotto audiovisivo finale. «L’idea è di filmare dei ballerini che danzano sulla mia musica», ha spiegato Conte, «per poi utilizzare l’intelligenza artificiale per trasformarli in animali o creature mitologiche, mantenendo però i loro movimenti». Il repertorio flautistico, qui accostato alla viola, diviene così un mezzo per mettere in comunicazione l’antico con il contemporaneo, il mito con le nuove frontiere della tecnologia.
Con Aulis Sallinen e il suo Mistral Music per flauto e pianoforte (2008) il programma si sposta verso il Nord Europa. Compositore finlandese tra i più eseguiti della sua generazione, Sallinen ha costruito un linguaggio personale che coniuga rigore formale e immediatezza comunicativa, lontano tanto dall’avanguardia più radicale quanto dal neotonalismo di maniera. Mistral Music nasce dalla fascinazione per il vento di maestrale e ne restituisce il moto attraverso una serie di figurazioni – note ribattute, scale veloci, arpeggi – esposte dai due strumenti in un dialogo continuo: una pagina di brillante invenzione timbrica, in cui il flauto disegna linee di volta in volta liriche e virtuosistiche su un tessuto pianistico di grande raffinatezza.
Morton Feldman porta nel programma la sua inconfondibile poetica del suono come evento isolato, sospeso nel tempo. Why Patterns? per flauto, glockenspiel e pianoforte (1978) è una delle opere più rappresentative della sua maturità e un autentico capolavoro del secondo Novecento: una meditazione di straordinaria durata e concentrazione, in cui i tre strumenti – ciascuno con la propria identità timbrica – dialogano per accumulazione e sottrazione, costruendo una trama sonora che sfida la percezione del tempo e dell’attenzione. Il titolo stesso pone una domanda – «perché gli schemi?» – con cui Feldman mette in discussione la necessità che la struttura ritmica segua un disegno condiviso tra gli strumenti: una riflessione sulla memoria e sull’oblio, sulla ripetizione che non è mai identica a se stessa.
In un’intervista del 1948 Olivier Messiaen aveva dichiarato con ironia che i principali «maestri» ad aver influenzato il suo lavoro erano stati gli uccelli, capaci di «produrre continuamente undici o dodici versi differenti, nei quali ritornano frasi musicali identiche». A chiudere la serata è dunque Le merle noir, composta nel 1952 come pezzo d’obbligo per il Conservatorio di Parigi. Messiaen – ornitologo appassionato oltre che compositore visionario – trascrive con fedeltà stupefacente il canto del merlo nero, intrecciandolo con materiali modali e ritmici di sua invenzione: una delle pagine più affascinanti e tecnicamente impegnative del repertorio flautistico novecentesco, in cui natura e artificio si fondono in un’unica, luminosa voce.
ORE 21.15 – CHIESA DI SANT’AGOSTINO – AMICIZIA!
Il secondo concerto della serata è insieme omaggio e manifesto. E’ il anche il secondo concerto realizzato in coproduzione tra l’Accademia Chigiana di Siena e il Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano presentato all’interno dell’imponente Focus che il Chigiana International Festival & Summer Academy dedica al grande compositire tedesco in occasione del centenario della nascita, con l’esecuzione di 42 sue composizioni. Amicizia! riprende il titolo del celebre quintetto di Hans Werner Henze, posto al centro del programma: composto nel 1976 per il Melos Ensemble e intriso di una vitalità comunicativa che non esclude la complessità, è una delle opere più amate del catalogo henzeano – cinque movimenti nei quali la musica si fa gesto di relazione e di reciprocità, tra voci strumentali che si cercano, si inseguono e si sostengono.
A eseguirlo è un ensemble all-star del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, riunito attorno alla pianista Mariangela Vacatello – interprete di riferimento nel repertorio del Novecento e del nostro tempo, nonché Direttrice artistica del Cantiere – e al violoncellista Enrico Bronzi, già membro del Trio di Parma e solista di carriera internazionale. Con loro, Ettore Biagi al clarinetto, Hansjörg Profanter al trombone e Simone Beneventi alle percussioni.
Il titolo della serata non è soltanto un omaggio a Henze, ma il filo conduttore di un programma che si arricchisce di tre prime esecuzioni assolute, commissionate dal Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano e presentate in collaborazione con il Chigiana International Festival. Le firmano tre compositori tedeschi della generazione successiva a Henze, che gli furono amici e in alcuni casi allievi: un modo per far continuare, nel presente, quel dialogo tra generazioni che è il cuore stesso dell’idea di amicizia in musica.
Stefan Hakenberg – attivo tra Europa e Stati Uniti, noto per un linguaggio che intreccia tradizione cameristica e apertura verso sonorità extraeuropee – presenta Drei fabelhafte Freundschaften (Tre amicizie favolose), pagina che il titolo stesso colloca sotto il segno dell’invenzione narrativa e del gioco tra caratteri strumentali distinti.
Jan Müller-Wieland, compositore amburghese di solida formazione e ampia produzione operistica e cameristica, presenta Ciao: un titolo volutamente colloquiale e affettuoso, che evoca il saluto, l’incontro, la comunicazione diretta tra musica e ascoltatore.
Chiude il trittico di prime assolute Moritz Eggert con Marino. Tra le figure più vivaci e polemicamente impegnate della scena musicale tedesca contemporanea – compositore, pianista e saggista, noto anche per il blog Bad Blog of Musick in cui affronta con ironia e acume le contraddizioni del mondo musicale odierno – Eggert porta una pagina che, già dal titolo evocativo, promette di aggiungere una voce originale e inattesa al dialogo aperto da Henze.




