Appuntamento mercoledì 29 luglio alle ore 19 con una visita guidata dal professor Marco Cavalieri
SAN GIMIGNANO. Un Open Day con visita guidata alla Villa romana di Aiano, nel territorio di San Gimignano, per conoscere da vicino gli scavi archeologici e scoprire il legame con la produzione e la commercializzazione di vino in epoca tardo-antica. L’appuntamento è fissato per mercoledì 29 luglio alle ore 19 con la visita guidata dal professor Marco Cavalieri, direttore scientifico degli scavi per l’Università di Lovanio (Belgio), istituzione che da anni sta portando avanti la ricerca con un progetto internazionale sostenuto anche dal Comune di San Gimignano. Al termine dell’iniziativa è previsto un cocktail offerto dall’amministrazione comunale.
L’Open Day vedrà protagonisti gli ultimi rinvenimenti e la cella vinaria e sarà l’occasione per fare il punto sull’andamento delle ricerche nell’area, che stanno restituendo nuovi e importanti elementi su diversi filoni di ricerca a conferma del valore della Villa romana di Aiano non soltanto come sito produttivo, ma anche come testimonianza del ruolo svolto dalla Valdelsa nei grandi flussi economici e commerciali dell’Italia tardo-antica.
Nel corso delle ricerche, attraverso le analisi archeobotaniche, sono stati ritrovati una trentina di vinaccioli, elemento che rafforza ulteriormente l’ipotesi della vocazione vinicola del sito. Lo studio dei residui chimici e organici presenti sulle pareti interne dei circa 30 grandi contenitori in terracotta individuati nella villa e in gran parte riportati alla luce, i dolia, permetterà di comprendere con maggiore precisione quali prodotti vi fossero conservati. Gli stessi dolia sono al centro di studio per la loro origine e tecnica di fabbricazione, dal momento che si presentano come manufatti complessi realizzati con competenze tecniche elevate. Su due esemplari sono stati rinvenuti anche dei bolli laterizi con il nome del produttore, Lucius Laesna, di chiara ascendenza etrusca. Allo stato attuale delle conoscenze, questo rappresenterebbe un caso raro nel panorama archeologico e le analisi petrografiche potranno chiarire se questi grandi contenitori siano stati realizzati nel territorio della Valdelsa oppure importati da altre aree, recuperati o riutilizzati.
La cella vinaria, inoltre, testimonia una produzione su larga scala ben superiore alle necessità di consumo locale, con una capacità complessiva di stoccaggio tra i 30 mila e i 50 mila litri di vino quando tutti i dolia erano contemporaneamente in funzione. Una delle ipotesi allo studio è che parte della produzione fosse destinata all’approvvigionamento di Roma, dove il vino sarebbe potuto arrivare con una rete di trasporto fluviale e marittimo seguendo il percorso Fosci-Elsa-Arno per raggiungere il Tirreno e poi Ostia.
“Il Comune di San Gimignano – affermano il sindaco Andrea Marrucci e il vicesindaco Niccolò Guicciardini – è molto soddisfatto del lavoro di ricerca archeologica e storica in corso sul sito di Aiano, diretto magistralmente dal professor Marco Cavalieri e che sta ricevendo attenzione internazionale per le scoperte sulla produzione di vino nel sito stesso. Conoscere i processi di vinificazione e la produzione vinicola locale di così tanti secoli fa è un’opportunità anche per valorizzare il nostro territorio dove, oggi come ben oltre mille anni fa, si lavora per produrre vino e, in particolare, un’eccellenza come la Vernaccia, ambasciatrice di San Gimignano nel mondo”.
Lo scavo archeologico. Il sito di Aiano, di proprietà del Comune di San Gimignano, è uno dei complessi archeologici più importanti a livello regionale: una villa romana di età tardo-antica, databile tra il IV e il VII secolo d.C., oggetto di campagne di studio e scavo fin dal 2005 sotto la direzione scientifica del professor Marco Cavalieri. L’obiettivo del progetto è approfondire la conoscenza della villa, proseguendo gli scavi nella parte residenziale e ampliando le indagini per comprendere l’estensione e l’organizzazione del complesso. Accanto alle attività di scavo, sono previste anche analisi geofisiche per ricostruire il contesto paesaggistico antico e individuare le produzioni agricole, in particolare quelle legate alla viticoltura, che caratterizzavano l’area in epoca romana. Il progetto mantiene anche una forte attenzione alla conservazione e alla valorizzazione del sito, con interventi dedicati al restauro delle strutture e dei materiali rinvenuti e alla messa in sicurezza dell’area al termine delle campagne di scavo. Il Comune di San Gimignano ha rinnovato nei mesi scorsi la concessione per le attività di scavo archeologico per gli anni 2026 e 2027, confermando la collaborazione con l’Università di Lovanio e dando continuità a un progetto di ricerca di rilevanza internazionale basato sulla valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio sangimignanese.







