Lo studio Archirivolto Design ricorda il fondatore e la sua storia, da protagonista del settore
COLLE DI VAL D’ELSA. Il mondo del design italiano perde uno dei suoi protagonisti più autorevoli. Con la scomparsa di Claudio Dondoli se ne va non soltanto un progettista di straordinario talento, ma un uomo capace di trasformare la creatività in cultura, il lavoro in passione e le idee in oggetti destinati a entrare nella vita quotidiana di milioni di persone.
Fondatore insieme all’amico e collega Marco Pocci dello studio Archirivolto Design, Claudio Dondoli ha dedicato oltre quarant’anni alla ricerca di un design autentico, capace di coniugare innovazione, funzionalità e bellezza senza mai perdere di vista ciò che riteneva davvero importante: le persone.
La sua filosofia progettuale era tanto semplice quanto rivoluzionaria. Credeva che il design non dovesse essere il privilegio di pochi, ma un patrimonio accessibile a tutti. “Il designer ha il dovere di creare bellezza per tutti”, amava ripetere. Ed è proprio questa convinzione ad aver guidato ogni sua creazione, rendendo il Made in Italy non soltanto sinonimo di eccellenza estetica, ma anche di intelligenza progettuale e responsabilità sociale.
La storia di Archirivolto nasce nel 1983 a Colle di Val d’Elsa, dall’incontro tra due giovani studenti di Architettura dell’Università di Firenze, Claudio Dondoli e Marco Pocci. Prima ancora del design condivisero esperienze artistiche e teatrali, un percorso che avrebbe lasciato un’impronta profonda sul loro modo di progettare: creatività, sensibilità, attenzione alle persone e alla realtà. Dall’architettura e dall’interior design approdarono poi all’industrial design, settore nel quale sarebbero diventati un punto di riferimento internazionale.
Nel corso della sua carriera Claudio Dondoli ha firmato centinaia di progetti per alcune delle più importanti aziende italiane e internazionali. Sedute, tavoli, complementi d’arredo e collezioni che oggi arredano case, uffici, alberghi e spazi pubblici in tutto il mondo. Collaborazioni storiche con Fasem, Pedrali, Calligaris, Segis, Bontempi, Lago, Bonaldo, Ligne Roset, Vondom e molti altri marchi hanno contribuito a diffondere una precisa idea di design: innovativo, democratico, elegante e destinato a durare nel tempo.
Eppure sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto attraverso i suoi successi professionali.
Chi ha avuto il privilegio di lavorare al suo fianco ricorderà soprattutto la sua straordinaria umanità. Claudio possedeva quella rara capacità di mettere tutti a proprio agio, di ascoltare prima di parlare, di insegnare senza mai ostentare. Aveva una mente brillante, curiosa, instancabile. Ogni progetto nasceva da una domanda, da un confronto, dalla voglia sincera di capire come migliorare la vita delle persone attraverso un oggetto.
Era un maestro, ma non amava sentirsi tale. Preferiva condividere piuttosto che imporre, incoraggiare piuttosto che giudicare. Credeva nei giovani, nel valore del lavoro di squadra e nella forza delle idee quando nascono dal dialogo. Chi entrava nel suo studio non trovava soltanto un professionista di fama internazionale, ma una persona capace di trasmettere entusiasmo, fiducia e rispetto.
La sua eredità non è fatta solo di premi, brevetti o prodotti diventati icone del design contemporaneo. Vive nelle persone che ha formato, nei collaboratori che hanno imparato da lui un metodo prima ancora che un mestiere, nei valori che ha saputo trasmettere con naturalezza ogni giorno.
Per molti Claudio Dondoli è stato un punto di riferimento professionale. Per chi ha avuto la fortuna di condividere con lui il lavoro quotidiano è stato anche un esempio di equilibrio, generosità e intelligenza. Una presenza capace di lasciare un segno silenzioso ma profondo.
Con la sua scomparsa il design italiano perde uno dei suoi interpreti più lucidi. Ma il suo pensiero continuerà a vivere nelle forme che ha immaginato, negli oggetti che continueranno ad accompagnare la quotidianità di milioni di persone e, soprattutto, nel ricordo di chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.
Perché i grandi designer progettano oggetti destinati a durare. Le persone straordinarie, invece, lasciano qualcosa di ancora più prezioso: un modo diverso di guardare il mondo.




