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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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PCI Valdichiana: “Il reparto di Radiologia di Nottola ed altro…”

Invito ai cittadini a contattare i referenti politici per segnalare le criticità del nosocomio

VALDICHIANA. La carenza di personale per la mancata sostituzione di medici si associa alla richiesta di coprire i turni del presidio dell’Amiata. La chiusura di servizi fondamentali, con il sottoutilizzo di apparecchiature diagnostiche come la RMN, non è giustificata e merita un approfondimento sulla scelte gestionali attuate.

Le condizioni di lavoro sono sempre più difficili in un territorio vasto complesso e disagiato come il nostro dove gli uomini e le donne del Sistema devono fare i conti con le perduranti gravissime carenze di personale. 

Liste d’attesa infinite costringono chi può a cercare appuntamenti nel settore sanitario privato. Per pochi e non per tutti. 
I servizi della radiologia si stanno lentamente cancellando applicando le linee della politica regionale, ove si preferisce spostare risorse nell’area fiorentina e metropolitana, oppure sugli ospedali che necessariamente non possono essere svuotati dai principali servizi e non serve inaugurare il sottopasso dell’ospedale delle Scotte per magnificare gli onterventi della Regione Toscana: erano lavori necessari di manutenzione e basta. 
 
Pochi i macchinari nel reparto di Radiologia di Nottola per i bisogni del popolo, pochi in quello di Oncologia, ove la carenza di personale è ALLARMANTE! 
 
La segreteria della Radiologia è sparita, ingolfando ancora di più il Cup che si trova a gestire servizi non suoi. Il pensionamento del personale e la mancata sostituzione, genera e genererà malfunzionamento del sistema e dove andremo? A cercare i soldi nel portafoglio per pagarsi un diritto che tale non è più….
 
Invitiamo i lavoratori a lottare per le condizioni di lavoro, magari settimane di sciopero e non poche ore. I sindacati possono pretendere cambiamenti, i politici locali potrebbero intervenire. Noi come consiglieri comunali andiamo spesso presso la direzione sanitaria dell’ospedale, confrontandoci con i lavoratori presenti, perché che siano dirigenti o medici o infermieri, sempre lavoratori sono e come tali si devono considerare. Notiamo però la mancata presenza della politica locale, a parte noi. Le porte sono aperte, varcare le, affrontare il popolo a viso aperto è una prerogativa della nostra funzione.
 
Le retribuzioni medie rimangono in Toscana tra le più basse d’Italia, a fronte di una addizionale IRPEF che in tempi recenti ha eroso quasi completamente i precedenti incrementi contrattuali dei professionisti.
 
Il welfare, che dovrebbe rappresentare un importante strumento di attrattività professionale soprattutto nelle aree territoriali particolarmente disagiate, è poco più che un’ipotesi in un quadro complessivo in cui ci sono pochissimi asili nido aziendali, nessun progetto di convenzioni per il sostegno della genitorialità, per non parlare di mobilità o supporto residenziale in aree in cui il reclutamento di personale è reso difficile da distanze e orografia. 
 
Per non parlare della formazione professionale, elemento questo ritenuto fondamentale per la scelta della sede di lavoro dall’80% dei giovani laureati (fonte Almalaurea). Nel 2024 le aziende territoriali toscane hanno utilizzato solo il 15% delle risorse messe a disposizione dal Ccnl per la formazione mentre l’orario previsto per l’aggiornamento è ormai routinariamente utilizzato nel 70-80% in attività assistenziale. 
 
L’errore, basilare, però qual e’? L’aver trasformato le Unità Sanitarie Locali, perfetta simbiosi tra la partecipazione attiva dei lavoratori, le dinamiche dei bisogni sanitari territoriali e la funzione attiva della politica in senso sociale e non di profitto, in delle AZIENDE e come tali ragionano. Non si persegue la linea del bisogno ma quella del profitto e della spesa. 
 
Oggi invece assistiamo aIla privatizzazione della sanità pubblica ed alla trasformazione del paziente in utente, dato non da poco. In più i lavoratori e le lavoratrici sono mere macchine che servono solo per sopperire alle mancanze degli investimenti in sanità e di conseguenza vengono spremuti fino all’osso, si crea la lotta tra poveri, qualunquismo e disaffezione alla al sistema sanitario pubblico. 
 
In questo quadro, come pensiamo possa essere attrattivo il SSR toscano per quel 40% di laureati che nel 2024 si dichiaravano disposti a cambiare regione pur di trovare condizioni di lavoro più favorevoli in tema di professionalizzazione ed equilibrio tra lavoro e vita privata?
 
Anche tale dato va letto per bene.
Perché un lavoratore è costretto a spostarsi dal luogo di residenza originale, quindi perdendo quelle conoscenze relative alla particolarità e specificità del proprio territorio? Perché il sistema non funziona in relazione ai bisogni del popolo ma bensì in relazione ai bisogni della cassa!
 
Torniamo al concetto di azienda privata. Tanti sono coloro che devono lasciare la propria terra e trasferirsi o fare del pendolarismo la base della sussistenza economica. Non sarebbe meglio coalizzarsi e combattere per i propri diritti come lavoratori, beneficiando di ciò anche la popolazione in senso sanitario?
 
PAZIENTI E NON UTENTI!
 
PCI Valdichiana Senese
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