Il vero snodo di sistema che riguarda i (cospicui) risparmi degli italiani
di Red
SIENA. C’è un momento, nei mercati, in cui le operazioni smettono di essere semplici incastri societari e diventano snodi di sistema. L’ipotesi Intesa–MPS, così come ricostruita dagli economisti e filtrata nelle ultimissime settimane, appartiene a questa categoria: non è una fusione, non è un salvataggio, non è un’OPA. È un ridisegno degli equilibri che tengono insieme banche, assicurazioni, risparmio gestito e – inevitabilmente – politica economica. E c’è un filo sottile che collega tutti i soggetti coinvolti nell’operazione, di cui nessuno sembra accorgersi, nonostante si tratti della più importante istituzione finanziaria del mondo.
Il punto di partenza è semplice: MPS verrebbe spacchettata, la rete commerciale finirebbe a BPER, che è sotto il controllo di Unipol, mentre Intesa acquisirebbe Mediobanca e gli asset che oggi garantiscono circa l’80% degli utili aziendali, con essa, il suo storico pacchetto del 13% di Generali. Un passaggio che, da solo, basta a spiegare perché questa operazione sia considerata “sistemica”.
Il ruolo del governo: stabilizzare il perimetro strategico
Il governo osserva con attenzione. Non tanto per la parte bancaria – dove Intesa è già il soggetto più solido del Paese – quanto per il perimetro assicurativo. Generali, come ricordano gli economisti, è il vero snodo: gestisce una quota enorme del risparmio italiano, compra BTP, stabilizza il debito pubblico, influenza la percezione del rischio‑Paese. Un aspetto, quest’ultimo, da tenere bene a mente, se il lettore ricorderà come una percezione negativa del rischio-Paese causò nel 2011 la caduta del governo Berlusconi e le elezioni che portarono alla nomina di Mario Monti, uno dei massimi esponenti del capitalismo all’americana dell’Italia, e al suo decreto Salva-Italia che portò la pressione fiscale a un aumento di quasi il 2% (dal 42,6 al 44%), in presenza di un picco negativo del debito pubblico (120% all’epoca che salì velocemente al 127%. Per contro la situazione è anche aggravata al 145% attuale). Chi furono gli attori che provocarono la caduta di Berlusconi? I downgrade delle agenzie di rating che fecero esplodere lo spread, sotto la regia delle istituzioni finanziarie che li controllavano e li controllano oggi.
Avere un azionista forte, stabile e “non ostile” è un obiettivo politico prima ancora che finanziario. In questo senso, l’ingresso di Intesa al posto di MPS nella catena Mediobanca–Generali rappresenta un salto di qualità nella governance, non una semplice sostituzione. MPS, nell’ultimo anno si è rivelato un azionista fragile: capitale pubblico, governance litigiosa, equilibri instabili tra Delfin, Caltagirone e Mediobanca.
Intesa, al contrario, porta:
- solidità patrimoniale
- capacità di presidio
- assenza di conflitti interni
- una reputazione prudente e istituzionale
Per questo l’operazione non è un travaso, ma un upgrade strutturale del sistema. Ma queste sono tutte considerazioni che NON erano state fatte a fine 2024, quando aveva preso corpo l’operazione MPS-Mediobanca. A gennaio 2025, come scriveva allora Il Sole 24 Ore, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva benedetto la nascita del terzo polo bancario: “Da una parte dobbiamo essere orgogliosi del fatto che Mps, per anni vista dai cittadini e dalla politica solo come un problema da risolvere, oggi è una banca perfettamente risanata che anzi avvia operazioni ambiziose – ha sottolineato la premier Meloni -. Questo deve renderci tutti orgogliosi per il lavoro fatto. Se l’operazione dovesse andare in porto parliamo della nascita del terzo polo bancario che potrà avere un ruolo importante per la messa in sicurezza dei risparmi degli italiani». (Meloni: «L’operazione di Mps su Mediobanca è un’operazione di mercato» – Il Sole 24 ORE). Adesso il governo deve dire ai mercati e agli italiani se quello del “terzo polo bancario” era uno specchietto per le allodole, e quindi spiegare “cui prodest” a distanza di pochi mesi questo attacco di Intesa, che difficilmente può essere nato a caso e senza una benedizione politica, o stoppare l’iniziativa con ogni mezzo, ritenendo vitale per l’interesse nazionale l’esistenza di un terzo competitor bancario. In fondo la concorrenza fa bene al mercato e ne possono guadagnare i cittadini, i consumatori, lo stato stesso.
L’altra metà dell’operazione riguarda BPER, che acquisirebbe la rete MPS. Una scelta che farebbe felice l’altra metà dell’emiciclo politico nazionale, il centro-sinistra. Per la banca emiliana – che ricordiamo è parte della galassia Unipol – sarebbe un salto dimensionale senza precedenti: più sportelli, più raccolta, più peso politico. La stessa Unipol diventerebbe così uno dei poli più influenti del credito retail italiano. Un contentino su cui ci piacerebbe ascoltare una presa di posizione dei politici di opposizione: si parla di un cambiamento nella governance di Generali doppiamente epocale nel giro di un anno, e si deve comprendere chi vuole mettere le mani su una fetta importante del risparmio degli italiani.
Abbiamo detto che, a partire da Piazza Salimbeni, c’è un filo sottile, quasi invisibile, che collega tutti i protagonisti di questo racconto. Quasi invisibile almeno fino a quando un governo non vada a secretare la composizione delle società quotate, e allora non sapremo più nulla. Il colosso statunitense BlackRock non appare mai nei retroscena bancari, né in quelli politici, non siede ai tavoli, non guida operazioni. Eppure è l’unico investitore presente in tutti i soggetti coinvolti: Intesa, MPS, BPER, Mediobanca, Generali, Unipol. Un gigantesco conflitto di interesse che, come ricordiamo per l’ennesima volta, in Italia è normato in modo che ognuno possa fare tranquillamente i cavoli suoi. In fondo questa operazione di risiko bancario potrebbe essere il sequel del “Gattopardo” ambientato ai nostri giorni: cambiare tutto per non cambiare nulla. Cosa guadagnerà BlackRock da una vittoria Intesa?
Il suo rafforzamento non nasce da una mossa diretta, ma da un effetto di sistema:
- Intesa diventa ancora più dominante
- Mediobanca entra in un perimetro più stabile
- Generali si ritrova con un azionista forte e istituzionale
- BPER cresce e si consolida
- MPS viene valorizzata e stabilizzata prima della cessione
Per un investitore globale che vive di stabilità, governance e prevedibilità, questo è il miglior scenario possibile. Non è una sostituzione tra MPS e Intesa: è il passaggio da un azionista debole a un azionista fortissimo, con un impatto positivo su tutto il perimetro in cui BlackRock è già presente. La vittoria di Intesa aumenta la presa dell’istituto finanziario USA sul risparmio italiano, grazie a quel 13% oggi posseduto da MPS-Mediobanca, per cui è indubbio che cercherà di dirottare quanto più è possibile verso il mercato di Wall Street che verso l’acquisto di quei BOT che tengono in piedi la struttura finanziaria del nostro Stato grazie a Generali. E se non dovesse riuscire ha capitali, uomini anche italiani all’interno del sistema-Paese, ingegno finanziario per escogitare ulteriori operazioni e raggiungere il suo obiettivo. Ci rimane così superfluo fare l’elenco dei tanti interventi che negli ultimi mesi paventavano la fuga del risparmio italiano verso le piazze finanziarie straniere.
Per ultimo, vogliamo ricordare come le vicende di MPS e della città di Siena, almeno dal 1995 a oggi, sono lo specchio delle vicende italiane. Se da Monte Paschi sparirà Siena, come paventato dai documenti di Intesa, la strada di Generali sarà già stata tracciata.




