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“Sex and the climate”: conferenza spettacolo sul clima che cambia

Ne parliamo con Stefano Caserini (Unipr) a Siena per una serata fuori dagli schemi

di Letizia Pini 

SIENA. Il prossimo 22 giugno, l’Alleanza territoriale carbon neutrality: Siena proporrà una ConversAzione un po’ fuori dagli schemi: non solo musica, non solo proiezioni, non solo revival… ma qualcosa di accattivante che con il suo titolo strizza l’occhio a una serie e un movie che ha fatto la storia del superfluo e del fashionable, uno stile di vita che non ci appartiene più, messo che a qualcuno, eccetto le protagoniste a NY, sia mai appartenuto.

Nella Corte del Palazzo del Capitano a Siena, alle ore 21,00, ci attende Stefano Caserini, docente di cambiamenti climatici, con la sua conferenza-spettacolo “Sex & the Climate”. Musica sì, relazioni pure, ma niente Carrie, Samantha, Charlotte né Miranda. Forse un Mr. Big sotto le sembianze di una profonda crisi climatica. Qualche nota di pianoforte a legare il tutto in un vero e proprio spettacolo, leggero ma non superficiale, capace di incuriosire, far sorridere e, allo stesso tempo, stimolare riflessioni nuove su un tema che ci riguarda tutti. La moda del momento? Non solo una moda, quella del ‘clima’, a dire il vero, ma una necessità che viene da lontano e inficia già abbondantemente il nostro prossimo e lontano futuro.

Senza alcuno spoiler, chiediamo al professor Caserini di introdurci all’evento.

Cosa ci aspetta il 22 sera?

“Sarà una serata di divulgazione e intrattenimento sul cambiamento climatico, volta a cercare di far capire la realtà e la serietà del tema del cambiamento climatico, ma osando un registro leggero, cercando di sorridere di alcuni aspetti che ci sono. Se si valuta la letteratura scientifica che ha cercato di indagare come il cambiamento climatico e l’aumento delle temperature influiscono sulla riproduzione di molte specie animali, sul tasso di divorzio degli albatros, sul tasso di femminizzazione delle nascite di tartarughe e sulle conseguenze per le relazioni affettive e sessuali degli esseri umani. La parte scientifica sarà esposta con dei dati e delle visualizzazioni su schermo, l’intrattenimento arriverà da standard jazz e musica pop che saranno suonati dal pianista jazz Emilio Cella, per la regia di Francesca Cella”.

Titoli di alcune sue pubblicazioni si rifanno a titoli di famosi film. Perché queste analogie?

“Il titolo deve cercare sempre di spingere a leggere un libro e sappiamo che  sul cambiamento climatico molti studi ci dicono che le persone non  sono sempre molto interessate a capire  di più questa realtà, perché è preoccupante: genera ansia. E allora si cerca di non approfondire per non essere troppo preoccupati. E questo è un motivo per cui si fatica a comunicare il cambiamento climatico e anche il motivo per cui cerchiamo di utilizzare questo registro leggero: perché sappiamo che per alcune persone la paura può mobilitare all’azione, per altre invece no, potrebbe spingerle a non voler sentire niente di un certo argomento che suscita timori. Quindi il riprendere nei titoli dei libri quelli dei film iconici serve a invogliare alla lettura magari chi non è interessato al tema. Perché è necessario  coinvolgere molti di quelli che non sono interessati solo al clima, ma magari lo sono per una serata di spettacolo”.

Male – e senza dubbio in ritardo – si sta cercando di correre ai ripari, per il ‘clima’. E mentre alcuni portano avanti e insegnano, con azioni concrete, comportamenti virtuosi, altri tentennano, increduli, si attardano, accampano scuse, chiudono un occhio o entrambi… lei ritiene che parlare di questo tema sotto forma di spettacolo possa aiutare?

“Fare uno ‘spettacolo’ può aiutare, ma ricordiamo che quella del cambiamento climatico è una crisi a livello globale che legata alle emissioni di tutti gli stati del pianeta, emissioni diverse con diversi livelli di emissioni a seconda del reddito e delle tecnologie. Tutti devono fare la loro parte ma questo è un problema che non può essere affrontato soltanto con azioni volontarie. Vanno bene i comportamenti virtuosi, ma servono politiche a livello di Commissione Europea, Stati, Regioni, Comuni. Bisogna ricordare che per un problema globale servono risposte globali. Per cui nello spettacolo si cerca anche di far capire quale sia la dimensione   sistematica del problema del cambiamento climatico, ossia i piccoli comportamenti quotidiani – che vanno bene e sono cosa benemerita – non sono in grado da soli di modificare le emissioni globali di CO2”.

Quanto resta da fare e come pensa, non solo da climatologo ma anche da assessore, di coinvolgere la popolazione in adeguati modelli comportamentali da adottare quotidianamente per il benessere del pianeta?

“Non è compito di un assessore quello di cambiare i modelli comportamentali: sta più alla scuola, al mondo della cultura, agli amministratori a vari livelli, comunali, regionali e politici su scala nazionale che dovrebbero mettere in campo quelle che sono azioni amministrative, atti legislativi per cercare di favorire alcuni tipi di comportamenti anziché altri. Per questo si mettono degli incentivi, per far diventare più facile muoversi con i mezzi pubblici o in bicicletta, o si mettono in campo politiche per sviluppare tecnologie rinnovabili e l’efficienza energetica. C’è un ruolo per i modelli di comportamento, ma molto dipende anche dalle azioni strutturali che si mettono in campo, costruendo le città e la mobilità in modo tale da facilitare lo spostamento a piedi o con i mezzi pubblici o con le biciclette”.

Evento gratuito,  su prenotazione . In caso di maltempo, lo spettacolo si terrà nel Salone dei Concerti dell’Accademia musicale Chigiana.

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