Leaderboards
Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
Skyscraper 1
Skyscraper 1
Skyscraper 2
Skyscraper 2

Caso Iran: i risvolti politici della partecipazione al Mondiale

La situazione è tutta in divenire e non sono escluse decisioni clamorose. La partecipazione della squadra di Teheran ai Mondiali in Nord America sembra ancora in sospeso. Ovviamente tutto dipende dalle tensioni internazionali che interessano il Medio Oriente e che infiammano i rapporti sportivi con gli Stati Uniti. La partecipazione al Mondiale, quando ormai manca pochissimo, è ancora in discussione. La squadra del CT Amir Ghalenoei si è guadagnata sul campo la qualificazione e l’accesso al torneo ma da qui al fischio d’inizio le certezze sembrano vacillare.

Intanto, analizzando il girone e le quote sul passaggio del turno ai Mondiali dell’Iran, sembra che la nazionale asiatica possa andare avanti nella competizione, agguantando quantomeno i sedicesimi di finale. L’accoppiamento con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto è un ostacolo superabile.

Iran: un tira e molla durato mesi

Per adesso l’unica notizia positiva dopo il braccio di ferro che si trascina ormai da settimane riguarda i visti per accedere in Messico. La nazionale di Teheran arriverà domenica 7 giugno a Tijuana ma non ha ancora ricevuto quelli necessari per entrare negli Stati Uniti, paese nel quale dovrebbe disputare tutte le partite della fase a gironi. Il quartier generale dell’Iran, a meno di altre novità, sarà quindi la città messicana ai confini con la California al posto di Tucson, designata originariamente per accogliere la nazionale. In tutto ciò, la prima sfida contro la Nuova Zelanda dovrebbe giocarsi a Los Angeles, martedì 16 giugno.

Finora un tiramolla che si è disputato ancora una volta sul terreno neutro della Turchia, dove la squadra si è allenata in vista della partenza. E proprio ad Antalya, Turchia, sono arrivati i visti per sbarcare in terra azteca. Adesso, però, resta il vero problema dell’ingresso negli Stati Uniti. Tra l’altro, atleti come Mehdi Taremi ed Ehsan Hajisafi, in passato hanno prestato servizio nelle Guardie Rivoluzionarie. Un cavillo in più che può pregiudicare la partecipazione al Mondiale.

Intanto, la promessa dei calciatori di Amir Ghalenoei è netta: “Il nostro popolo soffre per la guerra: giocheremo per loro“.

Le condizioni richieste dall’Iran per giocare il Mondiale

Protocolli di sicurezza negli aeroporti, negli hotel e lungo le strade. Inno nazionale e bandiere iraniane sugli spalti. Ma anche limitazione delle domande dei giornalisti ai soli temi tecnici. Sono alcune delle condizioni più importanti richieste dalla Federcalcio iraniana di Mehdi Taj, peraltro escluso anche dall’ingresso in Canada. Insomma la nazionale di Teheran non ha alcuna intenzione di scendere a compromessi su valori, identità culturale e principi del Paese. Un aspetto che complica ancora di più la normalizzazione dei rapporti sportivi tra il paese asiatico e l’area del Nord America.

Che accoglienza ci sarà negli USA?

Il girone G con Nuova Zelanda, Belgio ed Egitto mette al riparo dai primi incroci pericolosi. Nella fase a eliminazione non giocherà né con gli Stati Uniti né con il Canada, cosa che avrebbe complicato non poco l’inizio del Mondiale da entrambe le parti. Insomma, nessun problema sugli spalti e nessuna ulteriore frizione tra gli Stati e le rispettive Federazioni. Ma al di là di questo c’è da considerare l’accoglienza che gli States riserveranno alla formazione di Teheran.

Ilpaese a stelle e strisce non ha una visione uniforme del conflitto. L’opinione pubblica non è così compatta sulle scelte dell’amministrazione Trump e la guerra in Medio Oriente, così come tutte le iniziative belliche intraprese dal presidente americano, non sono mai pienamente condivise. Il Paese è attraversato da spinte opposte che premono per un disimpegno e le elezioni di mid-term potranno segnare una svolta. Insomma, non tutti gli statunitensi hanno a cuore la questione iraniana e molti statunitensi sposano un approccio non belligerante sia sul piano politico che su quello sportivo.

In ogni caso non è possibile generalizzare e non è possibile pensare che tutto scorra senza alcun imprevisto. A qualcuno tornano in mente le olimpiadi di Monaco del 1972 con l’aggressione della compagine israeliana da parte dell’organizzazione terroristica palestinese Settembre Nero. Il commando irruppe nel villaggio olimpico e uccise subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza. In seguito tenne in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele fino all’epilogo grazie all’intervento di una unità di crisi tedesca.

[banner_mobile]