"Non siamo un progetto, siamo un’infrastruttura di sicurezza nazionale"
di Letizia Pini – Cambiare passo, superare la logica dell’emergenza e fare della ricerca scientifica un pilastro di politica industriale e sicurezza nazionale. È questo il messaggio forte emerso durante l’ultimo appuntamento di “Orizzonti”, il ciclo di incontri voluto da Confindustria Siena per mappare lo sviluppo del territorio. Al centro del dibattito di oggi la Fondazione Biotecnopolo di Siena, riconosciuta oggi a pieno titolo come Hub e Centro Nazionale Antipandemico. Un’eccellenza che affonda le radici in un secolo di storia della scienziata senese – a partire dall’eredità di Achille Sclavo – ma che oggi guarda al mondo con l’ambizione di posizionarsi sul tetto d’Europa.
La svolta: dalla gestione delle emergenze alla stabilità europea
Nata nel 2022 su impulso di quattro ministeri (Salute, Economia, Università e Ricerca), la Fondazione sta completando la transizione da struttura emergenziale a infrastruttura stabile. A sancire questo ruolo è il prestigioso riconoscimento del coordinamento di EuroFam, il consorzio europeo sulle malattie infettive.
“Sulla ricerca scientifica siamo riusciti a federare l’Europa – ha spiegato il direttore generale del Biotecnopolo, Gianluca Polifrone –. Paesi come Francia, Germania, Olanda e Belgio hanno rinunciato a un pizzico della propria sovranità perché uniti si vince. L’Italia, con Siena, è alla guida di questo processo. Non siamo più un progetto temporaneo: siamo un’infrastruttura strategica”.
La scienza dove il mercato non arriva
A guidare la direzione scientifica c’è il professor Rino Rappuoli, pioniere della vaccinologia mondiale, che ha accettato la sfida dopo una vita passata nell’industria privata. La missione del Biotecnopolo è chiara: fare ricerca pubblica ad altissimo livello lì dove l’industria privata non investe per mancanza di ritorno economico immediato, come lo studio dell’antimicrobico-resistenza, i virus emergenti o patogeni rari (es. Hantavirus, Monkeypox).
“Nel 2050 si rischia di morire più di malattie respiratorie che di oncologia – ha avvertito Polifrone -. L’industria investe sul business; il patrimonio pubblico deve investire sulla prevenzione. Se a Siena scopriamo e brevettiamo un monoclonale o un vaccino per un virus che oggi fa poche centinaia di morti, creiamo le basi per la salute globale e, successivamente, inneschiamo un modello di business per l’industria”. Per fare questo, il Biotecnopolo sta tessendo una fitta rete nazionale, siglando accordi quadro con i principali centri clinici e di ricerca italiani, dal Bambino Gesù ai Gemelli di Roma, fino all’Humanitas di Milano e al Ceremi in Lombardia, accedendo così a un potenziale di milioni di dati clinici e biobanche.
La sfida dei prossimi 5 anni: attrazione di talenti e piano assunzioni
L’obiettivo a medio termine è ambizioso: raddoppiare l’organico, passando dagli attuali 50 ricercatori a una squadra completadi circa 200 persone entro cinque anni, dotandosi anche di un impianto pilota per accorciare i tempi della sperimentazione clinica. Amara e insolita constatazione: pochi giovani dal territorio di Siena. Il Biotecnopolo rappresenta anche una risposta concreta alla “fuga dei cervelli”. “Formiamo le migliori eccellenze nelle università e poi le lasciamo andare via, impoverendoci”, ha sottolineato Polifrone, citando il rientro di scienziati dall’estero. L’Hub senese si candida quindi a diventare un polo attrattivo mondiale in grado di richiamare ricercatori da Boston o dalla Silicon Valley.
Fare sistema: infrastrutture e territorio
La crescita della Fondazione pone però una sfida cruciale alla città di Siena e alle sue istituzioni: l’adeguamento logistico e infrastrutturale. L’arrivo di scienziati e professionisti da fuori richiede alloggi, collegamenti stradali e ferroviari efficienti, scuole e servizi all’altezza.
Un appello raccolto prontamente dal vicesindaco Michele Capitani, che ha richiamato l’importanza dell’Articolo 1 dello statuto della Fondazione (che ne blinda la sede legale e operativa a Siena): “Dobbiamo difendere questa realtà ogni giorno facendo squadra tra Comuni, Provincia e Regione. Le prospettive del Biotecnopolo significano posti di lavoro stabili e alta ricerca; non possiamo permetterci di perdere questa opportunità per carenze infrastrutturali”.
In chiusura, il presidente di Confindustria Siena, Gianmarco Busini, ha confermato la totale disponibilità dell’associazione a farsi promotrice di questa rete di connessioni: “Abbiamo di fronte un ecosistema straordinario. Se ciascuno – università, ospedale, istituzioni e privati – porta il proprio pezzetto di valore facendo sistema, offriremo le migliori motivazioni per investire qui. I capitali nel mondo ci sono, sta a noi renderci attrattivi”.




