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Il diavolo veste Prada 2: non un semplice sequel

di Paola Dei

SIENA. Vent’anni dopo il primo film, Il diavolo veste Prada 2 sceglie intelligentemente di non inseguire soltanto la nostalgia. Il mondo di Runway non è più quello dominato dalle riviste patinate e dal glamour irraggiungibile del 2006: oggi la moda vive di branding, social network, influencer e velocità digitale. Ed è proprio su questo cambiamento che il film costruisce la sua identità.

La regia di David Frankel mantiene l’eleganza del primo capitolo: montaggio rapido, fotografia fredda e lussuosa, dialoghi taglienti e movimenti di macchina quasi invisibili. Ma rispetto al film originale, il sequel è più malinconico e meno feroce. Se nel 2006 la moda era rappresentata come una macchina capace di divorare le persone, qui diventa invece un sistema in crisi, costretto a reinventarsi per non sparire.

Il centro emotivo del film resta Meryl Streep. La sua Miranda Priestly non è più soltanto una figura glaciale e intoccabile: è una donna che combatte contro il tempo, contro l’obsolescenza e contro un mondo che non riconosce più la sua autorità assoluta. Streep interpreta il personaggio con una stanchezza quasi impercettibile fatta di pause, silenzi e sguardi, rendendo Miranda sorprendentemente umana.

Anche Anne Hathaway funziona molto bene nel ritorno di Andy Sachs. Il film gioca continuamente sul parallelismo col primo capitolo: se prima Andy subiva il sistema, adesso rischia di diventarne parte integrante. Ancora più interessante è il personaggio di Emily Charlton, interpretata da Emily Blunt, ormai trasformata in una figura potente e spietata, quasi una versione contemporanea di Miranda.

Dal punto di vista cinematografico, il film punta tutto sull’estetica. La fotografia utilizza vetri, riflessi e luci metalliche per trasformare New York e Milano in ambienti freddi e perfetti, quasi showroom senz’anima. I costumi non servono soltanto a impressionare visivamente: raccontano lo status, il controllo e il potere dei personaggi. Anche il montaggio riflette il nuovo mondo digitale, con un ritmo molto più veloce e frammentato rispetto al primo film.

Non tutto però funziona allo stesso livello. La satira del fashion system è meno cattiva, meno pungente. Alcuni personaggi secondari restano appena abbozzati e il finale cerca una riconciliazione emotiva che attenua il cinismo che aveva reso iconico il primo film.

Eppure il sequel riesce comunque a colpire perché, sotto l’apparenza glamour, racconta qualcosa di molto umano: la paura di diventare irrilevanti. Ed è proprio questa malinconia inattesa a rendere Il diavolo veste Prada 2 più adulto del predecessore, anche se meno brillante.

In Italia il film è uscito il 29 aprile 2026 distribuito da Disney / 20th Century Studios.

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