Pareri opposti dei consiglieri comunali e Noi Siena. 40 associazioni sono critiche
SIENA. “Come Associazione Noi Siena riteniamo necessario riportare l’attenzione sui fatti riguardo alla designazione di Stefano Scaramelli quale possibile Garante regionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, figura che sarà votata dal Consiglio regionale. Questa carica è vacante da un anno e, anche in passato, è stata a lungo impossibilitata ad agire. È singolare che solo oggi, all’improvviso, diventi terreno di scontro. A nostro avviso il curriculum di Scaramelli è pienamente adeguato e la sua esperienza politico amministrativa rappresenta un valore aggiunto, non un limite. È legittimo che ogni forza politica esprima valutazioni, ma è altrettanto importante evitare letture strumentali che confondono il piano istituzionale con quello del confronto politico”. Così David Chiti, presidente dell’Associazione Noi Siena
Noi restiamo ai fatti. Se oggi in Toscana esiste un servizio di pronto soccorso pediatrico h24 in tutti gli ospedali, è anche grazie al lavoro concreto portato avanti da Scaramelli durante i suoi mandati regionali. Se esiste una Rete Pediatrica regionale, è frutto di una sua intuizione. Sono risultati nati dall’ascolto dei cittadini, dalle oltre 3.500 firme raccolte dalla nostra Associazione e trasformate — grazie a competenza e determinazione — in una legge che tutela bambini e famiglie in tutta la Toscana.
Questo è solo uno dei tanti esempi che hanno caratterizzato il suo impegno: ascolto dal basso, attenzione ai più piccoli, capacità di trasformare bisogni reali in atti concreti. Temi come i disturbi alimentari, il bullismo, il sostegno all’associazionismo lo hanno visto sempre in prima linea. È su questo che dovrebbe basarsi una valutazione seria del curriculum. E il suo, per noi, è ampiamente meritevole.
Rivolgiamo un appello a tutte le forze politiche: riconoscere il valore di un percorso fatto di ascolto, vicinanza e risultati. I cittadini chiedono persone credibili nelle istituzioni, capaci di comprendere e rappresentare i bisogni dei minori. Non burocrati né figure scelte per appartenenze o amicizie. La carica di Garante, rimasta a lungo senza titolare, non merita di essere trasformata in un campo di battaglia. È un atteggiamento che non aiuta nessuno e che non rispetta la funzione stessa.
Per quanto ci riguarda, l’esperienza maturata da Scaramelli nell’ascolto delle famiglie, nella promozione di servizi per i più deboli e nella capacità di trasformare le istanze sociali in atti amministrativi è un elemento che merita attenzione. Il resto spetta al Consiglio regionale, nella sua piena autonomia.
Un gruppo di amministratori locali si interroga sui criteri di nomina
“Constatiamo che il Campo Largo non è estraneo alle logiche del ‘manuale Cencelli’. Ci siamo da subito interrogati su quali requisiti specifici potesse avere l’ex consigliere regionale di Casa Riformista, Stefano Scaramelli, per ricoprire la carica di Garante toscano per i diritti dell’infanzia. Poi abbiamo visto che non siamo stati i soli a porci questa domanda, essendo intervenute contro la nomina anche oltre 40 associazioni toscane del mondo del Terzo Settore”, così i consiglieri comunali del Comune di Siena Lorenza Bondi, Silvia Armini, Marco Falorni, Davide Ciacci, Michele Cortonesi, Leonardo Pucci e il consigliere provinciale, Paolo Salvini.
“Sempre di più, nella società contemporanea, il tema dei diritti dell’infanzia riveste un ruolo centrale per la delicatezza degli impatti che ricadono su una categoria particolarmente fragile per sua stessa natura. Per questo motivo, nell’interesse collettivo, riteniamo che non sia materia su cui possa e debba prevalere una mera logica di ‘contentini’, bensì una selezione accurata in base alle specifiche competenze maturate nel settore. Ritenendo che, in qualsiasi contesto, il salto di qualità sia che si tratti di un tema preciso che delle realtà territoriali in generale lo fanno le persone, le capacità che riescono ad esprimere, e non un banale ‘risiko’ su carta in cui i posizionamenti avvengono per bilanciamenti che non riflettono le necessità reali”.
40 associazioni contro
Acli Toscana, Arci Toscana, Agedo Firenze, Anfaa Firenze, Associazione dei Tutori Volontari di MSNA Regione Toscana,
Auser Toscana, C.A.T., Camera minorile di Firenze G. P. Meucci, Casa Caciolle, Centro sociale evangelico di Firenze,
Centro Iniziativa Democratica degli Insegnanti Firenze, CGIL Toscana, CNCA Toscana, Comunità delle Piagge, Consorzio CO&SO, Consorzio Metropoli, Coop21, Coordinamento Genitori Democratici della Toscana, COSPE, Defence for Children Italia, Ecolò, Firenze città aperta, L’Altro Diritto, Libera Toscana, LiMo – Linguaggi in Movimento, MetaCometa, Nosotras, Opera Madonnina del Grappa, Oxfam Italia, Pantagruel, Priorità alla Scuola Firenze, Progetto Accoglienza, Progetto Arcobaleno, Progress, Quelli del bazar, Refugees Welcome Italia, Rete Genitori Rainbow, Rifredi Insieme, Tahomà, Terre des Hommes Italia, Tutori in Rete, UbiMinor firmano la seguente presa di posizione.
“Esprimiamo disappunto sulle modalità della scelta della Commissione affari istituzionali e bilancio del Consiglio regionale della Toscana relativamente alla nomina del nuovo Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Toscana che l’assemblea toscana sarà prossimamente chiamata a votare.
Il Garante non è una figura meramente simbolica: è un’istituzione strategica che richiede competenze tecniche specifiche, capacità di dialogo con le istituzioni, conoscenza approfondita dei meccanismi di tutela e protezione dei minori, autorevolezza per promuovere politiche efficaci.
Il Garante deve saper intercettare e affrontare le problematiche più diverse: dalla tutela dei minori fuori famiglia e minori stranieri non accompagnati (affidati, adottati, in comunità) alla protezione dei bambini e ragazzi vittime di violenza, abuso o trascuratezza; dal supporto alle famiglie fragili all’accoglienza dei minori con disabilità; dalla promozione del diritto all’istruzione e alla salute alla prevenzione del disagio giovanile, del bullismo e del cyberbullismo.
Consideriamo preoccupante che l’indicazione di una figura così importante abbia risposto a quelli che sembrano essere esclusivamente equilibri politici. Seppure la norma non preveda l’obbligo di audizioni obbligatorie, né punteggi formali attribuiti alla valutazione delle candidature, ci chiediamo come un avviso pubblico che richiede l’invio di curriculum, dichiarazioni e titoli possa essere evaso in sede istituzionale senza audire candidati in possesso di requisiti e competenze di grande spessore, né fornire alcuna informativa rispetto alle valutazioni effettuate dalla Commissione consiliare competente. Un processo che, seppur legittimo, risulta nei fatti opaco e sembra tradire lo spirito della norma e dello stesso avviso pubblico.
Per questi motivi auspichiamo che il Consiglio Regionale ponga al centro della valutazione le competenze specifiche, l’esperienza concreta nel settore della
giustizia minorile, la conoscenza diretta delle problematiche dei minori in tutte le loro sfaccettature e la sensibilità verso le categorie più fragili.
Confidiamo che in sede di Consiglio Regionale si riesca ad aprire una necessaria analisi sulle candidature. Confidiamo che i consiglieri sappiano compiere una scelta responsabile mettendo al primo posto l’interesse superiore dei minori e la necessità di assicurare loro una figura garante competente e all’altezza delle sfide che il nostro tempo pone in tema di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza”.




