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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mohsen Sariaslani: “Quello che sono stato e quello che non sono stato”

Appassionato intervento del partigiano iraniano da molti anni a Siena

SIENA.Di seguito il post che Mohsen Sariaslani ha pubblicato su fb.

“In questi giorni drammatici per l’Iran, in cui (come è avvenuto in tutti i 36 anni in cui sono stato a Siena, e anzi ancora più frequentemente) vengo chiamato a parlare della mia patria martoriata, mi dicono che ricevo sui social tutta una serie di insulti, tra cui quello che mi ferisce di più è l’accusa di essere un “terrorista”.

Siccome è in ballo una storia importante e preziosa, enormemente più grande della mia persona, e che merita di essere difesa, sento il dovere di dire qualcosa.

Se vengo chiamato a parlare dell’Iran in varie sedi istituzionali e culturali, non è dovuto al fatto che sono ricco o potente, o sostenuto dai partiti; è dovuto soltanto alla mia storia a Siena: a quello che sono stato e ho fatto, e soprattutto a quello che non sono stato e non ho fatto.

Ho sempre detto con chiarezza quello che pensavo, e mi sono impegnato per le mie idee, ma non ho mai fatto intenzionalmente del male a nessuno, e non ho mai insultato nessuno. Ho sempre provato a dare il mio contributo (come potevo, dando il meglio che potevo) alla cultura, perché ho visto con i miei occhi che
l’impoverimento culturale è uno dei terreni principali per l’istaurarsi di un regime dittatoriale.
Sì, sono stato un Mujaheddin del Popolo Iraniano, cioè un Partigiano.
Sì, i mujaheddin hanno fatto anche (non solo, ma anche) la lotta armata, all’interno del principio della legittima difesa, come estrema ratio
– prima nei confronti del regime violentissimo omicida dello scià Palavj (che l’attuale figlio non ha mai rinnegato,) imposto dagli americani e dagli inglesi con un colpo di Stato a sostituire il governo socialnazionalista di Mossadeq, che era “colpevole” di aver cercato di costruire una società giusta in Iran
– poi nei confronti del regime teocratico disumano degli ayatollah, che per 47 anni ha torturato e ucciso migliaia e migliaia di persone (più di 30.000 solo negli ultimi due mesi), molte delle quali minorenni, solo per aver chiesto la libertà, espresso un minimo dissenso o anche semplicemente perché è caduto
loro il velo dal viso.

Di fronte ad un regime così disumano, che senza nessun timore di sbagliarmi accosto a quello nazista, e con il quale nessuna dialettica è possibile, i Mujaheddin – e anche io – abbiamo combattuto: culturalmente, con le idee, con i progetti, ma anche – sì – con le armi. Esattamente come i Partigiani italiani, che hanno contribuito a sconfiggere Il regime fascista e nazista, e poi, appena hanno
potuto, con gioia hanno deposto le armi ed hanno contribuito a scrivere la Costituzione forse più bella del mondo.
I Partigiani lottavano per la libertà del loro popolo contro un regime straniero (i nazisti) e contro un regime interno (i fascisti). Certamente, visti con lo sguardo
deviato dei nazifascisti, i Partigiani erano dei terroristi. Altrettanto certamente, per un Partigiano essere valutato male, per esempio come “terrorista”, da un nazifascista era la conferma di essere sulla buona strada. Se un Partigiano e un
nazifascista si trovavano d’accordo, uno dei due doveva porsi una domanda… E la verità su che chi è un essere umano esiste, ed è una sola.

Anche noi, come tanti Partigiani nel mondo, avevamo prima di tutto una
formazione umana fortissima, tesa alla gioia di vivere, basata sul vissuto che non si poteva essere liberi e felici, se non lo erano anche gli altri.
E avevamo l’obbligo (che sentivamo profondamente senza bisogno che ci venisse imposto da nessuno) di morire noi, piuttosto che rischiare di uccidere un civile.
Sfido chiunque ad accusare un Mujaheddin di aver ucciso un civile. I Mujaheddin da sempre si sono resi disponibili, In tutti i tribunali internazionali e in qualunque altra sede istituzionale, a rispondere, nel caso in cui qualcuno li accusasse di aver provocato la morte di civili, ma non si è mai presentato nessuno.
I nostri nemici, del resto, erano e sono i “Pasdaran, che sono stati appena
dichiarati dall’Europa (con 40 anni di ritardo – ma meglio tardi che mai – e su richiesta legale e documentata della Resistenza Iraniana.) loro – sì – “terroristi”.

È una storia, quella dei Mujaheddin, non perfetta, come niente lo è nella storiaumana, ma che rivendico con orgoglio, convinto che tuttora, dopo circa 60 anni di impegno costante e coerente, la Resistenza Iraniana sia l’unica alternativa possibile per un Iran libero, democratico e pacifico.
Da sempre la Resistenza Iraniana ha dichiarato di non volere la guerra
dall’esterno, ed ha chiesto che i governi occidentali “semplicemente”
smettessero di essere – al di là delle dichiarazioni ufficiali – compiacenti con il regime dei mullah. Perché la vera guerra è tra i mullah ed il Popolo Iraniano, che è l’unico in grado di rovesciare questo regime, a patto che sia indebolito dal venir meno del sostegno occidentale.
Se la guerra in corso servisse a portare davvero democrazia, libertà e pace al Popolo Iraniano, ne sarai la persona più felice del mondo. Il problema è che temo, purtroppo, che non sia così: Il regime iraniano è composto da persone molto malate, convinte profondamente di essere nel giusto a sterminare il proprio prossimo per i motivi per cui lo fa. E non cederanno facilmente con le
bombe lanciate dall’alto, che nel frattempo uccidono migliaia di civili e
distruggono scuole e ospedali.
A Netanyahu ed a Trump, purtroppo, non interessa. niente del Popolo Iraniano, e sono disposti a lasciare al governo un altro Khomeini, purché con meno nucleare, o a ripristinare la dittatura degli Scià, che pure era (è un fatto storico) illiberale e sanguinaria.

Quelli che si affidano a forze straniere che sparano dall’alto con le modalità che stiamo vedendo (e molto probabilmente con gli esiti che purtroppo abbiamo visto in molti altri casi) non sono disposti a pagare in prima persona il prezzo per la libertà. Purtroppo (e sottolineo purtroppo) la libertà non te la regala nessuno,
e certamente non Trump o Netanyahu. La libertà va conquistata pagando un prezzo enorme. Vorrei tanto che non fosse così, ma è purtroppo così. Nessun Partigiano vero è masochista, ma anzi ama la vita, propria e degli altri. Se rischia
e paga così tanto, è perché sa che non c’è un’altra strada possibile.
Sono convinto che molti iraniani, nel profondo del loro cuore, sappiano e
condividano tutte queste cose. E sono anche convinto che molti altri, purtroppo, non le riescano a comprendere a causa della manipolazione dell’informazione su
cui (oltre che sul terrore) un regime disumano di questo tipo si basa. Del resto, è impossibile dimostrare quanti sostenitori della Resistenza ci siano in Iran, dal momento in cui basta soltanto che una persona venga sorpresa dai servizi segreti
iraniani a nominare i Mujaheddin in Iran perché venga uccisa, insieme ai suoi familiari. E’ anche dimostrabile, però, che moltissime delle persone. incarcerate, torturate e uccise dal regime perché sorprese a creare azioni reali di opposizione e contrasto al regime appartenevano alla Resistenza Iraniana o ne erano
sostenitori.
Per questo, io ho sempre compreso senza alcun giudizio, anzi, con la massima sensibilità, chi non se la sente di esporsi.
A questo proposito, io (a differenza di altri che non hanno mai fatto niente di serio contro questo regime, ma che, anzi, ne sono stati i “pappagalli”, ripetendo le cose che il regime ha sempre detto, e in particolare che i Mujaheddin siano dei “terroristi”) io – dicevo – in tutti gli incontri che ho organizzato, o in cui sono stato
invitato a parlare sull’Iran (e, negli anni, si tratta di decine e decine di incontri), non ho mai preteso di presentarmi come portavoce del Popolo Iraniano, né come
rappresentante di un gruppo o di un’organizzazione, ma ho portato la mia testimonianza diretta, e anche un’analisi storica che ho sempre documentato con fotografie e bibliografie tratte da archivi storici e frutto di uno studio personale il
più accurato che ero in grado di fare.

Di seguito, allego i punti principali dell’elaborazione del Comitato di Resistenza Iraniana, presentati in modo trasparente in tutte le sedi istituzionali del mondo. che hanno voluto dare udienza ai suoi rappresentanti, cosicché chiunque voglia riflettere con calma possa farne una valutazione autonoma.

Il Piano in Dieci Punti per il Futuro dell’Iran di Maryam Rajavi:
1. Rifiuto del velayat-e faqih (governo clericale assoluto). Affermazione della
sovranità popolare in una repubblica fondata sul suffragio universale e sul pluralismo;
2. Libertà di parola, libertà dei partiti politici, libertà di riunione, libertà di
stampa e di Internet; soppressione e scioglimento del Corpo dei Guardiani
della Rivoluzione Islamica (IRGC), della Forza terroristica Qods, dei gruppi in borghese, dell’impopolare Bassiji, del Ministero dell’Intelligence, del Consiglio della Rivoluzione Culturale e di tutte le pattuglie e istituzioni repressive in città, villaggi, scuole, università, uffici e fabbriche;
3. Impegno per le libertà e i diritti individuali e sociali in conformità con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Sciogliere tutte le agenzie
preposte alla censura e all’inquisizione. Giustizia per i prigionieri politici massacrati, divieto di tortura e abolizione della pena di morte;
4. Separazione tra religione e Stato e libertà di religioni e fedi;
5. Completa uguaglianza di genere nell’ambito dei diritti politici, sociali, culturali ed economici ed equa partecipazione delle donne alla dirigenza politica. Abolizione di ogni forma di discriminazione; diritto di scegliere liberamente il proprio abbigliamento; diritto di sposarsi e di divorziare liberamente e di
ottenere istruzione e lavoro. Divieto di ogni forma di sfruttamento contro le donne sotto qualsiasi pretesto;
6. Un sistema giudiziario e giuridico indipendente coerente con gli standard internazionali basato sulla presunzione di innocenza, il diritto alla difesa, il diritto di appello e il diritto a essere giudicati in un tribunale pubblico. Piena
indipendenza dei giudici. Abolizione della legge della sharia dei mullah e
scioglimento dei Tribunali della Rivoluzione Islamica;
7. Autonomia per le nazionalità e le etnie iraniane e rimozione delle doppie ingiustizie contro di loro, in coerenza con il piano del CNRI per l’autonomia del Kurdistan iraniano;
8. Giustizia e pari opportunità nel campo dell’occupazione e
dell’imprenditorialità per tutto il Popolo Iraniano in un’economia di libero mercato. Ripristino dei diritti di operai, agricoltori, infermieri, impiegati, insegnanti e pensionati;
9. Protezione e riabilitazione dell’ambiente, che è stato massacrato sotto il governo dei mullah; 

10. Un Iran non nucleare che sia anche privo di armi di distruzione di massa. Pace, coesistenza e cooperazione internazionale e regionale”.

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