Un osservatorio partecipato sulla biodiversità fluviale del bacino dell’Ombrone
SIENA. Con il workshop su “Ecosistemi in dialogo: dalla citizen science alle politiche territoriali”, tenuto venerdì 28 novembre al Presidio Mattioli, sono stati presentati i risultati del progetto” CS4Rivers”, avviando nello stesso tempo un confronto operativo sul ruolo della citizen science come strumento per la governance e la pianificazione territoriale, con la partecipazione di enti locali, associazioni ambientaliste, istituzioni regionali e le comunità del bacino dell’Ombrone.
Il progetto “CS4Rivers”, promosso dall’Università di Siena nell’ambito dello Spoke 3 del National Biodiversity Future Centre (NBFC), nasce con l’obiettivo di creare un osservatorio partecipato sulla biodiversità fluviale del bacino dell’Ombrone. Dal 2023 a oggi il progetto ha coinvolto oltre cento stakeholder appartenenti al mondo accademico, istituzionale, economico e della società civile, attivando un consistente gruppo di citizen scientist nella raccolta di dati sulla qualità dell’acqua, sui macroinvertebrati e sulla vegetazione riparia.
Grazie agli oltre 380 monitoraggi realizzati dai cittadini in 16 corsi d’acqua, emerge un quadro complessivamente buono della qualità chimica con valori mediani pari a 0,35 mg/L per i nitrati e 0,035 mg/L per i fosfati. Le analisi hanno tuttavia individuato due aree critiche (il settore sud-est di Siena con Arbia e Tressa, e la confluenza Arbia-Ombrone), soggette a pressioni agricole e industriali, dove le soglie per i nutrienti sono state superate in modo ricorrente. Tali risultati sottolineano l’importanza della copertura forestale del suolo nel contribuire alla riduzione della concentrazione di nutrienti nei corsi d’acqua. Parallelamente, l’analisi della comunità macrobentonica attraverso un protocollo semplificato, ha permesso di individuare tratti fluviali caratterizzati da una buona qualità dell’habitat e zone più vulnerabili in cui si evidenzia un’alterazione dell’habitat. Un ulteriore contributo fondamentale proviene dal monitoraggio della vegetazione riparia, realizzato in 17 tratti fluviali e oltre 100 aree di campionamento con la metodologia RiVe. I citizen scientist hanno raccolto dati su 12 specie target, consentendo di misurare il livello di invasività delle specie esotiche e la qualità ecologica complessiva. I risultati mostrano tratti a vegetazione ben conservata, ma anche aree dove la diffusione di specie invasive e la semplificazione strutturale richiedono interventi di gestione mirati. L’utilizzo dell’Indicatore RiVe semplificato ha inoltre permesso di produrre valutazioni accessibili e replicabili, ampliando la capacità dei cittadini di contribuire al controllo dello stato degli habitat fluviali.
“CS4Rivers – ha commentato la professoressa Cristina Capineri, geografa e membro del team di ricerca dell’Ateneo senese – dimostra che mettere in dialogo cittadini, ricercatori e istituzioni non solo migliora la qualità e la quantità dei dati ambientali raccolti, ma rafforza il legame tra comunità e territorio. La partecipazione attiva diventa così il motore di nuove politiche per la tutela dei nostri ecosistemi fluviali; infatti la sollecitazione contestuale e collaborativa tra molti attori, integrando i dati prodotti dal basso dall’attività del progetto con protocolli di monitoraggio ufficiali, è riuscita a creare nuove sinergie che alludono a una pianificazione organica e sostenibile del territorio”.






