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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto
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Mps: “Ricevuto un decreto di perquisizione”. Avviso di garanzia per Lovaglio

L'indagine della procura di Milano coivolge anche Caltagirone e Milleri

SIENA. “Banca Monte dei Paschi di Siena, in relazione alle indiscrezioni di stampa apparse in data odierna, informa di aver ricevuto la notifica da parte della Procura della Repubblica di Milano di un decreto di perquisizione. 

In tale contesto è stato notificato un avviso di garanzia al Dr Luigi Lovaglio in qualità di Amministratore Delegato; le ipotesi di reato indicate nel documento fanno riferimento all’ostacolo alle funzioni di vigilanza ed alla manipolazione di mercato.

La Banca confida di poter fornire tutti gli elementi a chiarimento della correttezza del proprio operato e manifesta piena fiducia nelle autorità competenti, a cui conferma completa collaborazione”.

La nota della banca fa riferimento all’azione della Procura di Milano, che sta indagando sull’operazione da 13,5 miliardi di euro che ha portato Mps a conquistare il controllo di Mediobanca tra gennaio e ottobre 2025.

Tra gli indagati figurano l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, il presidente di Luxottica e della holding lussemburghese Delfin s.a.r.l. Francesco Milleri e il banchiere Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps.

Secondo gli inquirenti, i tre avrebbero concordato un’offerta pubblica di scambio (Ops) non dichiarata al mercato e alle autorità di vigilanza, in violazione delle normative. L’Ops ha ricevuto un’adesione del 62% in Borsa e ha permesso a Mps, allora primo azionista il governo, di acquisire il controllo di Mediobanca, che a sua volta detiene una partecipazione rilevante nel gruppo Generali, dove Caltagirone e Delfin vantano quote significative.
L’accusa principale riguarda il mancato rispetto degli obblighi di trasparenza: l’accordo è stato celato ai controllori di Consob, Banca Centrale Europea e Ivass. Inoltre, il coordinamento degli acquisti di azioni – sia di Mps, cedute dal Ministero del Tesoro a fine 2024, sia di Mediobanca – avrebbe superato il limite del 25% del capitale sociale dell’istituto senza lanciare la prevista offerta pubblica di acquisto (Opa), come previsto dalla normativa vigente.
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