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Piccini: “Quando la città ha paura dell’ambiguità”

: il caso dell’opera esclusa di Carone inserita nel  progetto “assistere il buio”.

di Pierluigi Piccini

Nel Quattrocento, gli affreschi del Pellegrinaio celebravano una città che riconosceva dignità ai corpi e senso alla cura. Il corpo — anche quello femminile — era raffigurato pubblicamente non per provocare, ma per affermare appartenenza, responsabilità, visione.

Oggi, un’opera come quella di Francesco Carone, che mostra due sagome nude e un cannocchiale puntato al cielo, viene esclusa dallo spazio pubblico. Non urla, non impone: suggerisce. Invita a superare l’apparenza, a riscoprire la profondità del vedere, a cercare altrove, più in alto.

La sua rimozione non è solo censura: è il sintomo di un’insicurezza culturale che teme l’ambiguità e rinuncia al confronto. È la riduzione dell’arte pubblica a decoro, e del corpo a problema.

Ma una città che non accoglie la complessità delle immagini rischia di smarrire la propria storia. E con essa, la propria capacità di futuro.

Forse, più che rimuovere quel cannocchiale, dovremmo finalmente guardarci dentro. E attraverso.

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