Di che parla Profumo quando parla di rimessa dal punto di vista operativo

di Red
SIENA. La lettura del bilancio della semestrale da parte di esperti e analisti riserva ogni giorno qualche sorpresa. Sorpresa già vista, si dice, per di più mista a rabbia sul volto di Fabrizio Viola. “Non passa giorno – scrive Dilena su linkiesta.it (il sito internet di cui è socio Alessandro Profumo) – che non venga fuori una magagna, un prestito deteriorato più del previsto, una partecipazione da svalutare, o un dettaglio contrattuale che fa balenare il rischio di un aumento delle passività. Succede anche che, mentre la banca non fa soldi, è obbligata per contratto a garantire ricavi e margini a una società partecipata al 22%, Anima Sgr, che invece chiude in utile ed è grado di pagare lauti bonus ai propri dirigenti e gestori (circa 150 mila euro il costo medio per dipendente)”.
Questo spiega perché i dettagli di accordi presi dal vecchio CdA di MPS siano segreti. Ma le fonti di Dilena confermano. E si ritorna sempre al periodo 2007-2008 con Mussari e Vigni a trovare varie soluzioni per finanziare i 10,1 miliardi che occorrevano per chiudere la partita Antonveneta. La madre di tutte le guerre perse, anche se Profumo gioca col fairplay comunicativo. Tra le attività da dismettere, proprio Mussari aveva individuato Montepaschi Asset Management Sgr e AAA Sgr (controllata di Antonveneta). Scrive Lorenzo Dilena: “L’obiettivo dichiarato è trovare un’alleanza con un gestore internazionale, affiancato da un fondo di private equity. Alla fine il partner industriale, l’inglese Frm, si defila, e rimane solo il fondo italiano Clessidra. Le due Sgr, che all’epoca gestiscono circa 23 miliardi di euro, vengono valutate 570 milioni, compreso 170 milioni di capitale in eccesso che viene incamerato da Mps prima della cessione. La banca realizza una plusvalenza netta di 187,7 milioni. A prima vista sembra una buona operazione, tanto più che l’accordo viene firmato a ottobre 2008, dopo lo scoppio del crac della Lehman Brothers. Ma la cessione realizzata da Mussari riserva alcune particolarità. Innanzitutto, il patto di ferro che garantisce l’acquirente da eventuali deflussi delle masse di risparmio in gestione. Quindi, la stessa Mps entra nell’azionariato di Prima Sgr). Nel dare conto delle operazioni con parti correlate, però, il bilancio 2009 segnala un «rinnovo della linea di credito finanziaria fino al 30 giugno 2010 per Euro/mila 420.000 a favore di Prima Sgr». Dunque, una linea di credito di 420 milioni a una società che ha appena pagato 400 milioni per comprare due società della banca”. Nel bilancio 2011 “si segnala che la controllata Mps Capital Services ha concesso «una linea di credito di complessivi 400 milioni di euro a favore delle società Prima Sgr, Prima Funds ed Anima Sgr, appartenenti al gruppo AM Holding»”. Forse la frase netta ma senza specificazioni pronunciata da Profumo “la banca perde quattrini dal punto di vista operativo” nel corso del dibattito in Fortezza si riferiva a questo? Solo a questo? Il vicepresidente di Capital Services ed ex-presidente della Provincia Fabio Ceccherini dovrebbe trovare il tempo insieme all’ex segretario della Cgil di Siena Claudio Vigni per dare qualche spiegazione ai senesi? Il blog di Franco Ceccuzzi ricorda “Per il presidente della Provincia di Siena Fabio Ceccherini il Gruppo Mps si colloca “ai vertici del sistema bancario nazionale pur restando fortemente legata al suo territorio, facendo così giustizia di tanti detrattori e luoghi comuni che sulla ‘senesità’ del Monte si sono espressi in questi anni”. Quante magagne si sono nascoste dietro la soddisfazione di essere grandi: ma il conto lo stanno pagando altri.
Si spera che il Tandem faccia pulizia di tutte le figure e di tutte le situazioni “inutili”, se non controproducenti: ne va della loro credibilità e della fiducia dei cittadini che il piano “lacrime e sangue” abbia un senso e uno scopo per il bene collettivo.