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La corte politica che il Tandem non può toccare

L'arrivo del nuovo socio pubblico apre scenari differenti, ma non troppo

di Red

SIENA. Soddisfazione nel marzo scorso, all’annuncio dei nominati per il nuovo CdA di Rocca Salimbeni: con la mancata conferma di Fabio Borghi (definito da Corriere.it “diessino ex segretario locale Cgil, considerato uomo di fiducia del sindaco Maurizio Cenni”) sembrava che il sindacato avesse perduta la presa da boa constrictor sulla gestione della banca. Nessuno, ahimè, aveva compreso che era solo un particolare della facciata della presunta discontinuità, e il sostanziale immobilismo fatto di riunioni che rinviano a riunioni future nella trattativa tra sindacati e DG né è prova lampante: esaurire il tempo a disposizione in schermaglie, salvo poi far ingoiare alla base decisioni dell’ultima ora spacciate per emergenza. L’imperterrito Borghi mantiene tuttora la presidenza di MPS Leasing & Factorng ed è un tassello importante nel puzzle del potere politico locale che, a parole, Profumo dovrebbe smantellare perché al Monte non si fa più politica. 

Una delle dichiarazioni del bellicoso Tandem è stata che L&F sarebbe stata venduta nell’ottica del nuovo Piano Industriale, ma all’annuncio non è seguito nulla, vuoi perché certe cose non si fanno in un giorno (vedi Biverbanca, dove si stanno completando i passaggi per l’acquisto da parte di CaRiAsti), vuoi perché in giro compratori non ce ne sono, talmente presi con la riduzione dei propri costi da non poter pensare a quelli degli altri.
Ma il mercato è attento e certe cose le sa: per questo non premia il titolo in Borsa, aldilà delle schermaglie rialzistiche di questi giorni (abbaglio per allodole, anche se il detto non è proprio questo, lo vedremo presto) che precedono la presentazione della semestrale (che già fu fatale ad Antonio Vigni appena 365 giorni fa). 
Politicamente parlando Borghi è in buona compagnia, visto che una delle referenze per far parte del board della controllata è essere componente dell’assemblea comunale PD di Siena come Fulvio Mancuso (avvocato medievalista) e Lucia Vichi. Oppure essere un Ras del credito alle imprese come Stefano Bernardini, che alla carica di consigliere somma quella di presidente Fises in Piazza Matteotti. Casualmente, visto che il gruppo Caltagirone non avrebbe più interessi al Monte, fa parte del CdA Marco Maria Bianconi, dirigente della Cementir Holding Spa che fa capo al costruttore romano.
Il Tandem avrà la forza di ricondurre la controllata “dentro” la banca, licenziando l’inutile CdA e facendo risparmi veri e non di facciata? Ma anche i protagonisti di questa “storia italiana” possono dormire sogni tranquilli: non se ne farà di nulla. 
Se non troverà intoppi lungo il suo percorso, con la fine dell’anno e l’arrivo diretto dello Stato nel capitale MPS, il Partito Democratico si sarà messo al sicuro anche dalla possibilità di perdere le prossime elezioni amministrative in città. Il prossimo sindaco di Siena sarà un sindaco “normale” che nominerà la Deputazione della Fondazione più misera d’Italia, roba da far sbellicare dalle risa la Fondazione Antonveneta e la Fondazione Bam, fino ad oggi figlie di un dio minore rispetto a Palazzo Sansedoni. 
L’attivismo presenzialista che viene accreditato all’ex primo cittadino Ceccuzzi in queste settimane si vedrà solo nella prossima primavera se sarà destinato al ritorno in Palazzo Pubblico in pompa magna o a quello alla Camera dei Deputati: si voterà in contemporanea e i posti li decide il partito a Roma. Non sottovalutiamo la cosa: a quel punto conteranno gli equilibri all’interno del Pd e non i desideri di rivalsa personali. E i sondaggi sugli umori cittadini.

 

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