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Direttore responsabile Raffaella Zelia Ruscitto

Indizi per un aumento di capitale MPS

E' già cominciata la corsa al "si salvi chi può" dalle disgrazie del Monte?

di Red
SIENA. Dare la colpa alla crisi economica è un atto di verità parziale che non è sufficiente a spiegare la situazione attuale della banca Monte dei Paschi. Su Giornalettismo.com Luca Conforti scrive: “Mps ha buttato un anno e parecchi miliardi, colpa non solo della crisi dei debiti sovrani, che è peggiorata nella seconda metà del 2011. Nello stesso scenario altri gruppi italiani sono riusciti a restituire i Tremonti bond e a ricostituire più certezze intorno al loro capitale. Spesso è stato traumatico (Unicredit e Banca popolare di Milano), ma salutare. Le società si quotano in borsa anche per questo: evitare che le difficoltà di un socio, sia pure quello più importante, distruggano realtà imprenditoriali importanti. A Siena, il cambio dell’ad è avvenuto da pochi mesi, quello del presidente ci sarà solo alla prossima assemblea. Causa dell’inerzia è la Fondazione. Il rapporto simbiotico città-gruppo bancario è diventato presto incestuoso. La Fondazione si è dissanguata per mantenere il controllo della banca in occasione dell’acquisto di Antonveneta e poi per salvarla negli ultimi due anni. Ogni mossa ha peggiorato la situazione: l’indebitamento da un miliardo contratto per seguire gli aumenti di capitale e non diluire la quota nel gruppo, ha vanificato i tentativi di rafforzamento patrimoniale della banca. La difficile vendita di una quota del 15% di Mps ancora in corso ha contribuito in maniera decisiva ad allontanare l’unica decisione razionale: sacrificare il controllo per fa sopravvivere il quarto gruppo bancario nazionale. In termini d’interesse pubblico nazionale, non sarebbe nemmeno un grosso sacrificio”.
Sovente a Siena siamo portati a trattare di noi stessi come fossimo contrade ad escludendum e cercando di trovare nemici in ogni discussione, privandola del necessario dibattito: “o con me o contro di me”. Questa polarizzazione non fa bene agli interessi della città. Un importante fattore negativo è stato lasciare gli attori protagonisti di una stagione che volge al fallimento totale ai loro posti di comando fino all’ultimo. 

Allo scoppiare dell’ultima crisi, quella che tra dinieghi e minacce di querela ha portato a negare prima l’esistenza della necessità, nella primavera 2011, di un aumento di capitale poi a farlo sotto la spada di Damocle della maggioranza al 51% (procurando il tracollo finale di Palazzo Sansedoni), si è capito che essi non erano all’altezza del compito che li attendeva. Discuterne e cambiare immediatamente il top management in Rocca Salimbeni e in Fondazione poteva contribuire a prendere scientemente le decisioni che ora si devono subire dalle pressioni dei mercati e dei concorrenti bancari, che sono per di più creditori della Fondazione!
Tutto sacrificato a interessi di persone e di parte, e della casta politica gattopardesca che si vuole auto-perpetuare. Come ricorda Conforti “è ancora forte la leadership culturale e politica locale, ma con le casse vuote è difficile imporre qualunque cosa”.
Quello che non è ancora chiaro a tanti è che il riposizionamento di MPS nel panorama bancario nazionale sarà “lacrime e sangue” nonostante i dinieghi e i distinguo: una banca più piccola – come sicuramente la presenterà Fabrizio Viola nel piano industriale del prossimo maggio – avrà necessità di meno dipendenti, di un Consorzio più piccolo, di meno fornitori di servizi, meglio se più economici degli attuali: dopo Biverbanca potrebbe essere venduta Antonveneta.  E l’espressione “ritirarsi in Toscana” detta da alcuni celare addirittura l’abbandono di Mantova, forse l’unica aggregazione riuscita in questi anni di acquisizioni, che hanno inizio con la privatizzazione delle banche e la nascita della Fondazione.
Oggi dovrebbe essere il sindacato a chiedere con forza e lucidità un ulteriore aumento di capitale che porti in banca l’ingresso di nuovi e selezionati soci “industriali” (non comprimari senza esperienza nel settore come gli Aleotti) dai portafogli ben forniti di soldi. Per non ridimensionare tutto e lasciare onesti lavoratori a spasso, in un momento in cui è ancora possibile mettere come condizione che il Monte dei Paschi rimanga di e a Siena. Come potevano essere Optimum, Equity, Clessidra (per non andare lontano), che hanno rifiutato di mettere i soldi per salvare le poltrone ai cotonati che vi soggiornano nonostante tutto senza ricevere potere e controllo. 

In tutto questo continua la marcia della Margherita, che con la sua campagna acquisti si è rafforzata e tiene sotto scacco il sindaco e l’approvazione del bilancio, chiedendo ancora una volta la presidenza della Fondazione per Alfredo Monaci e uno scranno da deputato a Roma per Alessandro Pinciani, mentre Cortonesi dovrebbe diventare vicesindaco al posto di Marzucchi. I movimenti in città continuano con Bellini presidente della Circoscrizione 4 e con “l’acquisizione” di David Chiti, che potrebbe essere sostituito da Massimiliano Perugini. Il PD deve registrare un’ulteriore sconfitta in Corecom, dove Monaci e Rossi hanno nominato Sandro Vannini. Siena avrebbe voluto metterci Giuseppe Bonura (sostenuto da Pugnalini, Manciulli e Spinelli). Continuiamo così. Come a dire non salviamo il salvabile per la collettività ma pensiamo a procurarci potere per il futuro.

E non ci togliamo l’impressione che anche tra i dipendenti della Banca sia iniziata la corsa al “si salvi chi può”, nella falsariga del recente passato “si raccomandi chi può”. Il titolo del pezzo di Conforti era alquanto significativo: “MPS, da banca rossa a banca rotta”.

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